Halakhah 1,6: Se si aggiunge allo Shofar materiale della stessa specie o di specie diversa, esso è invalido. Un rivestimento d'oro sulla parte anteriore o su quella su cui si appoggia la bocca lo rende parimenti invalido; tuttavia, se il rivestimento non altera il suono originale ed è in una parte non essenziale, vi sono casi di permissibilità. Se è stato inserito uno Shofar all'interno di un altro Shofar: se si sente il suono di quello interno si è usciti d'obbligo, se si sente quello esterno no.
Chi ha allungato uno Shofar corto o accorciato uno lungo, lo ha reso invalido.
Halakhah 1,7: Se uno strumento viene raschiato alle estremità finché rimane della sua grandezza minima, è valido. Che il suo suono risulti denso, sottile o sordo, tutti i suoni naturali che escono dallo Shofar sono considerati validi.
Halakhah 1,8: Colui che suona dall'interno di un pozzo o di una caverna: se sia chi suona sia chi ascolta si trovano all'interno, sono usciti d'obbligo. Per coloro che sono all'esterno, se ascoltano il suono nitido dello Shofar sono usciti d'obbligo; se invece ne percepiscono solo l'eco, non sono usciti d'obbligo. Lo stesso vale per chi suona all'interno di una grande botte.
Note:
- Psicologia e purezza: Alcuni studiosi (come Theodor Reik) hanno commentato queste norme sottolineando che, essendo il suono dello Shofar simbolicamente associato alla "voce" divina o al richiamo al pentimento, esso deve rimanere puro, naturale e incorrotto da manipolazioni esterne.
- Suono ed Eco: La distinzione tra sostanza (suono diretto) e apparenza (eco) è fondamentale. Mentre all'Esodo, durante la rivelazione sul Sinai, il suono dello Shofar era un evento sovrannaturale, nella pratica umana la Mitzvah richiede l'ascolto della fonte originale.
- Contesto storico: Il caso dell'uomo nel pozzo o nella caverna è riferito dai commentatori della Mishnah (Rosh Hashanah 3,7) ai periodi di persecuzione, quando agli ebrei era vietato praticare apertamente i propri riti e dovevano nascondersi per suonare lo Shofar.