Halakhah 2,9: La Meghillah deve essere scritta esclusivamente con inchiostro nero su pergamena (Gevil o Qalaf), seguendo le medesime regole di un Sefer Torah. Se è stata scritta con inchiostro di galla o vetriolo (Qanquantum), è considerata valida (Kasher). Tuttavia, l'uso di altri coloranti o vernici la rende invalida. È obbligatoria la rigatura (Sirtut) sulla pergamena, proprio come nella scrittura della Torah. La pelle deve essere debitamente lavorata (Ibud Lishmah); se scritta su pelle non lavorata o redatta da idolatri o miscredenti (Apiqorsim), la Meghillah è invalida.

Halakhah 2,11: La Meghillah deve essere composta da vari fogli di pergamena cuciti insieme a formare un unico rotolo continuo. La cucitura deve essere effettuata utilizzando tendini di animali puri (Gid), come avviene per il Sefer Torah; una cucitura realizzata con materiali diversi (come il filo di seta o lino) la rende invalida.

A differenza del Sefer Torah, dove la cucitura deve coprire l'intera altezza della pergamena, per la Meghillah è sufficiente che siano cuciti tre punti in alto, tre al centro e tre in basso. Questo alleggerimento della norma è dovuto al fatto che il Libro di Ester è definito dalla Torah stessa come una "Lettera" (Igghereth), permettendo una manifattura che richiama la flessibilità di un documento epistolare pur mantenendo la sacralità della scrittura profetica.

[Image comparing the continuous sewing of a Sefer Torah vs. the point-based sewing of a Megillah]

Note:

  1. Inchiostro: Sebbene la Mishnah sia più restrittiva, il Rambam (coerentemente con le Hilkhot Tefillin) permette l'uso del vetriolo nero. La stabilità del colore è il requisito primario per la durata del testo sacro.
  2. Apiqorsim: Il termine "Epicureo" definisce chi nega l'origine divina della Torah o la provvidenza. Un rotolo scritto da chi non crede nel suo valore sacro perde ogni validità rituale, poiché manca l'intenzione (Kavanah) necessaria durante l'atto della scrittura.
  3. Igghereth: La natura di "lettera" della Meghillah influenza anche il modo in cui viene letta (spesso viene completamente srotolata e ripiegata su se stessa prima della benedizione), distinguendola dai rotoli della Torah che rimangono parzialmente avvolti.

(a cura di Luciano Tagliacozzo)