Halakhah 2,4: Colui che si esercita a suonare lo Shofar al solo scopo di imparare la tecnica non assolve l'obbligo del precetto. Allo stesso modo, chi ascolta qualcuno che sta semplicemente facendo pratica non esce d'obbligo. Per la validità della Mitzvah è indispensabile la Kavanah (intenzione): se chi ascolta ha l'intenzione di adempiere ma chi suona no, o viceversa, l'obbligo non è assolto. È necessaria una sincronia di intenti tra l'atto del suonare e l'atto dell'ascoltare.

Halakhah 2,5: Chi suona lo Shofar con l'intenzione di far assolvere l'obbligo a chi lo ascolta, permette a quest'ultimo di uscire d'obbligo anche se il suonatore non conosce personalmente l'ascoltatore o non suona specificamente per lui. L'intenzione del suonatore è infatti rivolta collettivamente a chiunque si ponga in ascolto.

Per questo motivo, chi cammina per strada o si trova in casa propria e sente il suono dello Shofar provenire dalla Sinagoga, se in quel momento formula l'intenzione (Kavanah) di adempiere al precetto, è uscito d'obbligo.


Note:

  1. Kavanah vs Ex Opere Operato: La Kavanah è la consapevolezza interiore richiesta nell'esecuzione di una Mitzvah. Come nei sacrifici del Tempio era necessaria la giusta intenzione sia dell'offerente che del Sacerdote (Kohen), così per lo Shofar il precetto non agisce in modo meccanico ("ex opere operato"), ma richiede che entrambi i soggetti siano coscienti di compiere un atto sacro.
  2. Il Cantore e l'ebreo marginale: Il caso del "Cantore della Sinagoga" è emblematico. Secondo il Talmud (Berakhot), il delegato della comunità suona con un'intenzione inclusiva tale da raggiungere persino il pastore che passa casualmente dietro l'edificio. Se quel passante riconosce il suono e decide nel suo cuore di unirsi al precetto, egli è pienamente riabilitato: nell'ebraismo ogni individuo, anche il più lontano, è considerato "figlio di principi" e ha il diritto di rientrare nel patto attraverso l'intenzione.