Il "Kalam" non è il nome di una persona, ma indica la teologia dialettica islamica. Questo saggio esplora la critica di Maimonide verso la corrente degli Ash'ariti, la cui vittoria dottrinale nel XII secolo segnò, secondo molti intellettuali, il declino del pensiero scientifico nel mondo arabo.
Due intellettuali islamici critici, Nasr Abu Zayd e Abdelwahab Meddeb, sostengono che il declino del mondo arabo sia iniziato con la vittoria della corrente degli Ash'ariti su quella dei Mu'taziliti nel XII secolo EV.
Perché tale vittoria fu tanto nefasta? Secondo Abu Zayd, gli Ash'ariti non solo privano l'uomo del libero arbitrio, ma vanificano ogni nesso causale tra gli eventi, scalzando le fondamenta del discorso scientifico. Maimonide (Rambam) spiega magistralmente questa visione nel capitolo 73 della prima parte della Guida dei Perplessi.
La negazione della causalità nel Kalam
Rambam analizza la "Sesta Premessa" dei teologi del Kalam, secondo cui l'accidente non permane per più di un momento:
— Essi pretendono che Dio crei la sostanza e ogni accidente in un sol colpo. L'accidente non è permanente; scompare non appena creato. Dio ne crea immediatamente un altro della stessa specie, e così via, per tutto il periodo in cui Dio vuole che quell'accidente permanga —.
Secondo questa dottrina, quando tingiamo un vestito di rosso, non siamo noi a tingerlo. Dio crea il colore nero o rosso nel vestito nel momento in cui questo tocca la tintura, solo per "abitudine" ('ada), non perché la tintura abbia un potere reale sulla stoffa.
L'illusione del movimento e della conoscenza
Questa tesi ha conseguenze radicali sulla natura umana e sulla scienza:
- Conoscenza: La conoscenza di oggi non è la stessa di ieri; è un nuovo accidente creato da Dio in questo istante.
- Anima: L'anima stessa è un accidente ricreato migliaia di volte al secondo.
- Azione: Se un uomo muove una penna, non è l'uomo a muoverla. Dio crea simultaneamente quattro accidenti indipendenti: la volontà dell'uomo, il potere dell'uomo, il movimento della mano e il movimento della penna.
Non esiste dunque causalità: la mano non esercita alcun effetto sulla penna. Dio si limita ad associare i movimenti per consuetudine. Maimonide conclude citando Giobbe (13:9): "Oppure Lo ingannate, come si inganna un uomo?". Per il Rambam, negare le leggi della natura create da Dio per sostituirle con un miracolo continuo e arbitrario è la "vera essenza dell'inganno".
Note:
L'occasionalismo ash'arita descritto dal Rambam ha influenzato profondamente la storia del pensiero, portando a una visione del mondo dove la natura non ha leggi proprie, ma dipende da una volontà divina istantanea e imperscrutabile. Al contrario, Maimonide difende la stabilità delle leggi naturali come massima espressione della saggezza divina.