Hilchot Yesodeh HaTorah
Essi contengono dieci mitzvot: sei comandamenti positivi e quattro negativi. Essi sono:
- Di sapere che c'è un Dio.
- Di non sollevare il pensiero che esista Dio altro fuorché l'Eterno.
- Di unificarlo.
- Di amarlo.
- Di temerlo.
- Di santificare il Suo Nome.
- Di non profanare il Suo Nome.
- Di non distruggere cose associate al Suo Nome.
- Di ascoltare un profeta che parli nel Suo Nome.
- Di non provare Dio.
Hilchot Yesodeh HaTorah - Cap. 1
Halakhah 1: Il fondamento dei fondamenti e il pilastro delle saggezze è nella conoscenza che c'è un primo fattore che fa ogni fatto.
E ogni fatto in cielo, in terra e in ciò che è in loro non è fatto se non in forza del suo fattore.
Halakhah 2: Se si prescinde dall'idea che Egli non è il fattore, non c'è altra cosa del tutto che possa essere un fatto.
Halakhah 3: Se si prescinde dall'idea che tutti i fatti fuorché Lui stesso non sono fatti: Lui per Se stesso è un fatto. Ma non si annullerà Lui con il loro annullamento.
Perché tutti i fatti hanno Lui come necessità e Lui, Benedetto Egli Sia, non ha necessità di loro o di uno di loro.
Al Suo ordine la Sua verità non è come la verità di ciascuno di loro.
Halakhah 4: Ciò è quel che dice il profeta: "HaShem Elokim è il Vero" (Geremia 10:10).
Egli è vero per Se stesso e non c'è uno che sia vero come la Sua verità. Ed è come dice la Torah: "Non c'è più oltre Lui stesso" (Deut. 4:35). Non c'è un fatto vero come la verità di Lui stesso.
Halakhah 5: Questo Fatto è Dio dell'Universo, Signore di tutta la terra. Egli controlla la sfera con forza che non ha fine o limite, con forza che non ha interruzione. Che la sfera gira perpetuamente ed è impossibile che giri senza chi la giri. Ed Lui, Benedetto Egli Sia, è Colui che la fa girare senza mano né corpo.
Halakhah 6: La conoscenza di questa cosa è una Mitzwah positiva, come è detto: "Io Sono HaShem Tuo Dio". E ognuno che consideri che esista altro Dio oltre questo, trasgredisce una Mitzwah negativa, come è detto: "Non avrai altri elohim di fronte a Me"; nega il fondamento, poiché è il grande fondamento da cui tutto discende.
Note:
1. Traduzione e commenti a cura di Luciano Tagliacozzo e della chavurah Beth di Napoli. Il Mishne' Torah è l'unica delle grandi opere di Maimonide edita direttamente in ebraico. Essa si divide in 14 trattati, "Yad" in alfabeto ebraico, per cui viene chiamato Lo YAD HAZAQAH. Ogni trattato è diviso in Halakhot, che discutono ciascuno di una Mitzwah. L'HILKHOT YESODEH HATTORAH, cioè "Le vie di fondamento della Torah", è anch'essa un'opera principalmente halakhica. Non discute di cosa credere e cosa intendere per sacro, bensì come credere e come santificare la propria vita.
2. Esse si chiamano alla lettera: "Le vie dei fondamenti della Torah". Le vie, cioè come dice il Rambam, "ciò che ognuno conosce prima di ogni cosa". Le vie per fondare la Torah nella bocca e nel cuore.
3. La prima Mitzwah è sempre la conoscenza: è il Dio "che viene all'Idea", cioè quello, come dice Husserl, con cui ogni filosofia, ogni sapere deve fare i conti. Dal dovere di conoscenza si snodano come i nodi dei tefillin le altre mitzvot: la Sua unificazione, l'amore, il timore, la non distruzione del Suo altare.
4. Unificare Dio è una Mitzwah positiva, cioè uno dei modi di agire dell'uomo. Si badi, il Rav non dice di considerare Dio unico, ma di Unificarlo, di renderlo Unico. È una realtà etica, non metafisica.
5. Unificare precede amare, come amare precede temere. Essi sono il processo della conoscenza. Non distruggere e Ascoltare sono i livelli più compiuti di questa conoscenza.
6. Il divieto di sperimentazione pone un limite alla stessa conoscenza mistica: la conoscenza del Divino è dunque stretta fra "conosci" e "non sperimentare".
7. "Yesod Hayesodot Ve'amud Hachochmot". Maimonide inizia con il Nome tetragrammato. È il "Nome dell'Essere" (Shem HaWayah), dunque l'inizio di ogni conoscenza. Leggendo l'acrostico si potrebbe parafrasare "L'Eterno è nella conoscenza". È anche l'inizio del Targum Yerushalmi "BeChuchma' bara' HaShem". All'inizio del discorso è il Nome divino come pilastro delle conoscenze possibili.
8. Lett. "Sham", "La'". La conoscenza dell'Essere è primordiale: esiste nell'atto stesso di ogni percezione di ogni uomo, in ogni luogo.
9. Lett. "Dal cielo e dalla terra". Tutto ciò che viene all'esistenza a partire dal cielo e dalla terra; abbiamo voluto tradurre il verbo Maza con "fare" dato che essere, esistere o simili nelle lingue indoeuropee non sono transitivi e costringono il traduttore a pesanti giri di parole.
10. Letteralmente "EMET", cioè in verità. Ma verità e forza, tenacia sono in ebraico espresse spesso dalla stessa parola. Il fatto viene all'esistenza attraverso la verità, per questo è detto "Emet veYashiv" (Vero e stabile), come è ripetuto nella benedizione quotidiana che segue lo Shema' Israel, il dato dell'accettazione della Verità Divina. È Vero e nella Sua verità conferma la stabilità dell'universo e delle sue leggi.
11. Letteralmente "YA'ALEH HADA'AT". Sollevare alla conoscenza significa sia prescindere da essa, come a dire "passarci sopra". Dio è nelle cose dunque e l'idea di Dio è nell'idea di ogni cosa. Dio è dunque nell'atto dell'uomo e ogni atto non può "passare sopra" l'esistenza di Dio.
12. Davar significa cosa, parola, ma forse qui significa comandamento: senza "Io sono HaShem Dio tuo che ti ha tratto dalla terra d'Egitto, dalla casa di schiavi" non c'è comandamento etico possibile. Proprio dal fondarsi di Dio nell'atto della liberazione del popolo esiste la possibilità delle 613 mitzvot.
13. "Ein.. Yachul" significa non esiste nulla, letteralmente non c'è completamente. L'atto umano che prescinde dall'esistenza di Dio è per definizione incompleto. Per questo "Io sono" per l'Ebraismo è il 1° Comandamento.
14. Il primo dei tredici "YQARIM" (articoli di fede) dice testualmente: "Ingrandisci il Dio vivente e glorificalo: Esiste e non c'è epoca per la Sua esistenza". Dio è un fatto senza tempo, dunque è Il Fatto.
15. "Yaaleh al hadaat": possiamo da ora in poi tradurre: "Se si trascende", ma in linguaggio più moderno si direbbe "se si astrae". Il processo di Aliyat al hadaat (ascesa dall'idea) dà indizio di un processo di astrazione ottenuta con la meditazione. Annullando tutto, cioè, Dio rimane l'unico fatto. È anche quello che si dice nella preghiera "Adon Olam": "Veachare' ichlot hacol / levado' imloch nora'" (e quando tutto sarà distrutto, da solo Lui regnerà terribile).
16. L'annullamento delle cose di cui qui si parla è nel pensiero del mistico, che astrae da loro. Qui si vede che la hitpalelut (il distacco) conduce all'Eterno.
17. Il verbo Maza che qui traduciamo "essere un fatto" per comodità ha nell'ebraico biblico un significato di trovare, e al passivo ricercare. Tutti i "fatti" si ritrovano in Dio perché Egli è il luogo del mondo, ma il mondo non è il Suo luogo.
18. La parola "ECHAD" (Uno). Dio non ha necessità né dell'Universo nel suo complesso né di ciascuno dei fatti ("Chi è l'uomo che noi ne abbiamo cura?").
19. Lett. "Sulla sua bocca". Seguiamo l'indicazione della Guida degli Smarriti che indica di tradurre i termini antropomorfici come allegoria di concetti più astratti. Nella Sua bocca la Verità di Dio non ha lo stesso significato della verità dei fatti del mondo. Anche il termine "verità" applicato ai fatti del mondo è un termine allegorico, in quanto Dio è l'EMET, il Vero.
20. Geremia 10:10.
21. Deut. 4:35.
22. L'incontro fra la Causa Prima delle filosofie e il Dio del Sinai è il dato che caratterizza la Torah. Dio si comporta come il governante e il "nutritore" dell'universo (Shalit), il quale essendo il Signore del Cielo e della Terra, ha forgiato la terra con la lingua del suo dominio (adonut) e ha dato forza alla sfera celeste (il Galgal) con la sua energia infinita (she ein lo qetz).
23. L'esistenza del Galgal, la sfera celeste, era ammessa già nel Sefer Yetzirah come uno dei tre costituenti il cosmo: il drago, la sfera, il cuore. Qui si ritrova il Dio degli eventi precedentemente ritrovato, con il Dio del movimento della sfera. La vita per il Rambam si caratterizza nel movimento.
24. L'infinito come possibilità dell'Infinito. Maimonide postula qui l'impossibilità di misura della Grandezza o della Forza divina.
25. Il moto circolare ininterrotto si pone come proiezione nel tempo presente della perpetuità divina.
26. L'incorporeità rende qualsiasi linguaggio antropomorfico allegoria della realtà divina: "La Torah parla con il linguaggio dell'uomo".
27. Chi associa altra divinità rende vana l'unità del cosmo e del suo movimento. Qui si rivela la dimensione etica della meditazione sul divino che dà senso al rivolgersi del cosmo.
28. Il primo comandamento fa coincidere un singolare ANOCHI HaShem con un plurale Elokeicha e postula l'unicità di tutte le forze nel Fatto che è al di là dei fatti.
29. Lett. "Sollevi all'idea".