Halakhah 7: La prima benedizione che precede lo Shemà, sia di giorno che di notte, comincia con Benedetto (sii Tu, Hashem nostro D-o...) e conclude con Benedetto (sii Tu...). Il resto delle benedizioni conclude con ...Benedetto... ma nessuna comincia per Benedetto...1

  1. Servire HaShem ogni giorno attraverso la preghiera (Avodah she-ba-Lev).
  2. L'obbligo per i Kohanim (sacerdoti) di impartire la benedizione sacerdotale al popolo d'Israele quotidianamente.

Maimonide esplicita questi precetti trasformando il concetto astratto di "servizio" in norme halakhiche applicabili (Halakhot).

E queste benedizioni, e il resto di tutte le benedizioni familiari tramandate oralmente da tutto Israel, Ezra lo Sofer e la sua corte le istituirono.

Nessun uomo può aggiungere o togliere da loro2.

Ogni volta che essi decretarono che si concludesse con Benedetto (Tu sia...), uno non può omettere questa conclusione; quando essi decisero di non concludere con Benedetto (Tu sia...), non si può concludere così. Quando essi decretarono di non cominciare con Benedetto (Tu sia...), uno non può cominciare con questo. Quando essi decretarono di cominciare con Benedetto..., non si può omettere questo3.

In generale: ognuno che devia dalla forma che hanno stabilito i maestri sta sbagliando, ed è in obbligo di recitare la benedizione nella forma stabilita.

Ognuno che non dice Vero e stabile (Emet ve-Yatziv) nella preghiera del mattino e Vero e certo (Emet ve-Emunah) nella preghiera della sera non ha compiuto il suo obbligo4.


Note:

  1. L'inizio di una benedizione si chiama in ebraico petichah (apertura) da patach, porta. E la fine si chiama chatimah (conferma), ma anche chiusura. La chiusura rappresenta il sigillo di ogni benedizione e va detta al tempo opportuno. Nella Torah scritta non appare la formula Baruch Attah..., giacché sia Melchizedek che Yitro benedicono dicendo Benedetto Hashem e anche Debora dice Baruch Hu Hashem (Benedetto sia Lui, Hashem). L'unica benedizione diretta è dunque la Birkat Rishonah, quella che il Kadosh Baruch Hu dà al Sabato: va-yivarekh Elokim et yom ha-shevi'i, che secondo Ramban è il modello di tutte le benedizioni, perché è il rapporto dell'io (divino) con il tu (della creatura). Torna.
  2. Come parole stesse della Torah Orale. Vedi in Talmud Berakhot il problema degli attributi divini: noi possiamo solo ripetere quelli che Moshe Rabbenu ha detto. Così non possiamo ribellarci all'autorità dei maestri; una decisione dei maestri può essere sospesa dalle circostanze (Ketubot 3b) ma non annullata. Torna.
  3. Dove la tradizione ebraica riporta l'esistenza di queste "porte" bisogna riportare le porte, dove la tradizione riporta le "chiusure" bisogna riportare le chiusure, com'è scritto: "Questa è la porta del cielo" (la scala di Giacobbe). Torna.
  4. Berakhot 12a: Emet ve-Emunah precede la notte, dunque la condizione di tenebra, dove la certezza (Emet) è sostenuta solo dalla saldezza di Israel. Emet ve-Yatziv segue lo Shemà del mattino, dove la Torah (Emet) è sostenuta dalla stabilità (Yatziv) perpetua e dalla luce su Israel. Torna.