Capitolo 2: 10-12

Halakhah 10: Il Santo, Benedetto Egli sia, riconosce la propria verità e conosce Se stesso così come Egli è. Egli non conosce attraverso una conoscenza esterna a Sé, come avviene per noi esseri umani, dove il soggetto e la conoscenza non sono un'unica entità. Nel Creatore, la Sua Vita e la Sua Conoscenza sono un unico assoluto sotto ogni aspetto e in ogni senso di unità perfetta.

Se si ammettesse che Dio conosce tramite una facoltà esterna, si presupporrebbe una molteplicità all'interno della Divinità. Al contrario, Egli è unico in tutti i sensi. Si può dire che: Egli è il Conoscente, Egli è il Conosciuto ed Egli stesso è la Conoscenza. Tutto è Uno.

Questa è una verità che la bocca non può pienamente esprimere, né l'orecchio percepire, né il cuore umano comprendere integralmente. Per questo la Scrittura usa espressioni come —Per la vita del Faraone— o —Per la vita della tua anima—, ma riferendosi a Dio dice —Hay Hashem— (Dio Vivente) e non "La vita di Hashem". Ciò indica che il Creatore e la Sua Vita non sono due entità separate, a differenza degli angeli o degli uomini.

Dio non conosce le creature osservandole dall'esterno, ma le conosce in quanto conosce Se stesso, poiché l'esistenza di ogni cosa dipende da Lui. Conoscendo la propria essenza come Causa, Egli conosce perfettamente ogni effetto.

Halakhah 11: I concetti esposti in questi capitoli sono solo una goccia nel mare rispetto alla vastità dell'argomento. La spiegazione dei principi qui accennati costituisce il Ma'aseh Merkavah (L'Opera del Carro).

Halakhah 12: I Saggi delle prime generazioni ordinarono di non investigare queste materie se non con una persona alla volta, che sia saggia e dotata di profonda intuizione. Anche a costui si trasmettono solo i "capitoli fondamentali", lasciando che egli deduca il resto con la propria intelligenza. Queste parole sono abissali; Salomone le descrive metaforicamente: —Gli agnelli sono per vestirti— (Proverbi 27,26), intendendo che i segreti del mondo devono restare "coperti" (come un abito), intimi e non discussi pubblicamente.

Allo stesso modo è scritto: —Miele e latte sono sotto la tua lingua— (Cantico dei Cantici 4,11), a indicare che queste verità dolci e nutrienti devono restare protette dalle labbra e non essere divulgate indistintamente.

Note:

1. In Guida degli Smarriti I,68, Rambam chiarisce la proposizione filosofica: Dio è l'Intelletto (Sekhel), il Soggetto raggionevole (Maskil) e l'Oggetto intellegibile (Muskal).

2. "Psicologia del Divino": a differenza dell'io umano che percepisce sempre l'oggetto come "altro", l'autocoscienza divina è il fondamento stesso dell'essere.

3. La mistica suggerisce che il rapporto tra Dio e la Torah sia come quello tra la cavalletta e il suo guscio: una protezione che è parte integrante dell'essere.

4. Lo Zohar chiarisce spesso l'affermazione di Isaia "Io sono Lui", sottolineando l'identità assoluta dell'io divino.

5. "Dio Vivente" (Hay Hashem) significa, secondo Rambam, "Dio che è la fonte della Vita" e che non riceve vita da fonti esterne.

6. Il Ma'aseh Merkavah si riferisce alla visione di Ezechiele (Ez. 1). Rambam allude spesso a questi segreti lasciando intendere di avervi accesso, pur mantenendo il riserbo accademico e religioso.

7. Nel Talmud (Chagigah 13a) si specifica che non si insegna il "Carro" se non a chi possiede cinque titoli di onore e saggezza, e solo se il discepolo mostra un ardente desiderio e una maturità tale da poter "volare" tra i concetti senza smarrirsi.

(a cura di Luciano Tagliacozzo)