Mishné Torah - Hilkhot Yesodei HaTorah

Halakhah 10: Il Santo, Benedetto Egli sia, riconosce la propria verità e conosce Se stesso così come Egli è. Egli non conosce attraverso una conoscenza esterna a Sé, come avviene per noi esseri umani, dove il soggetto e la conoscenza non sono un'unica entità. Nel Creatore, la Sua Vita e la Sua Conoscenza sono un unico assoluto sotto ogni aspetto e in ogni senso di unità perfetta.

Capitolo 2, Halakhot 10-12

Halakhah 101: Il Santo, benedetto Egli sia, riconosce la propria verità e conosce come Egli stesso è2. Egli non conosce con una conoscenza esterna a 3, come noi conosciamo; poiché noi e la nostra conoscenza non siamo un unico. Ma il Creatore, sia benedetto, Lui, la Sua conoscenza e la Sua vita sono un unico da tutti i punti e da tutte le facce, e in ogni sentiero di unità.

Se si dicesse che Egli vive di una vita o conosce con una conoscenza esterna a Sé, vi sarebbero lì più divinità: Egli, la Sua vita e la Sua conoscenza. La cosa non è così, ma Egli è unico in tutti i sentieri di unità. Ne consegue che: Egli è il Conoscente, Egli è il Conosciuto ed Egli stesso è la Conoscenza. Tutto è unico4.

Questa cosa non c'è bocca che possa parlarne, orecchie per udirne né cuore d'uomo che possa comprenderla nella sua interezza. Perciò è detto "Chey Paroh" (per la vita del faraone) e "Chey Nafshecha" (per la vita della tua anima), mentre non è mai detto "Chey Hashem" (la vita di D-o), ma "Chay Hashem" (D-o vivente)5; poiché il Creatore e la Sua vita non sono due, come le vite degli esseri viventi o degli angeli.

Percio' Egli non conosce le creature nei termini delle creature, come esse conoscono se stesse, ma le conosce nei termini in cui conosce Sé stesso. Conoscendo Sé stesso, conosce il tutto, perché il tutto dipende da Lui per la propria esistenza.


Halakhah 11: I concetti espressi in questi due capitoli sono come una goccia nel mare rispetto a ciò che sarebbe necessario per spiegare questo argomento. La spiegazione di tutti i principi contenuti in questi primi due capitoli è chiamata Maaseh Merkavah (L'Opera del Carro)6.

Halakhah 12: I saggi delle prime generazioni ordinarono di non investigare queste cose se non con una persona soltanto7, e costui deve essere un uomo saggio e intelligente. In seguito, gli si trasmettono solo i capitoli fondamentali (i titoli dei temi), ed egli deve ragionare con la propria conoscenza per comprenderne la profondità.

Queste parole sono profondissime. Su di esse Salomone disse: "agnelli per vestirti" (Prov. 27:26). I nostri saggi interpretano: i segreti del mondo siano i tuoi "abiti", ovvero siano per te stesso e non discussi in pubblico. È scritto anche: "miele e latte sono sotto la tua lingua" (Cantico 4:11), a significare che queste cose devono restare segrete, sotto le labbra.


Note:

  1. L'Intelletto Divino: Maimonide riprende la tesi aristotelica: in D-o, l'atto dell'intelletto e l'oggetto inteso coincidono perfettamente (Guida I, 68). Torna.
  2. Autocoscienza: L'io divino non ha distinzione tra soggetto e oggetto. Spinoza e Hermann Cohen hanno sviluppato questo concetto di autocoscienza come fondamento dell'essere. Torna.
  3. D-o Vivente: Grammaticalmente, Chay Hashem indica che D-o "è" la vita stessa, non che "possiede" una vita distinta dalla Sua essenza. Torna.
  4. Maaseh Merkavah: La mistica del "Carro" basata sulla visione di Ezechiele. Maimonide la identifica con la Metafisica, mentre il Maaseh Bereshit (Opera della Creazione) è identificato con la Fisica. Torna.
  5. Trasmissione segreta: Basato sul trattato Chagigah (13a). La conoscenza esoterica non si insegna, si trasmettono solo i "titoli" a chi è già in grado di intuire il resto. Torna.