Le vicissitudini di una ragazza ebrea in fuga da Fiume che trova rifugio nella città martire di Boves.
La Lettera di Primo Levi (7 maggio 1983)
In una toccante corrispondenza, Primo Levi incoraggia Rosemarie Wildi Benedict a pubblicare le sue memorie, definendole un "autoritratto in piedi, pieno di vigore". Levi sottolinea come la salvezza dell'autrice non sia stata frutto della fortuna, ma di una forza d'animo mirabile e della sua capacità di padroneggiare più lingue.
"Cara Mariarosa, sono contento di essere stato la lontana causa scatenante che ti ha mossa a scrivere le tue memorie... Una spezzata incredibile, tutta svolte, tutta agguati, che si dipana attraverso le maglie strette o larghe dell'Italia occupata."
Dalla fuga all'impegno nella Resistenza
Rosemarie nasce a Fiume (Rijeka) in una famiglia ebraica. Con l'inasprirsi delle persecuzioni, la famiglia Benedict intraprende un lungo viaggio verso la salvezza:
- 1938: Espulsione dalle scuole e perdita del lavoro per il padre.
- L'occupazione: Fuga verso Caprino Veronese e poi Ozegna Canavese.
- Rifugio a Boves: La scelta cade su Boves, città già colpita da eccidi nazisti, dove la popolazione è profondamente antifascista.
Sotto la falsa identità di "Benetti", Rosemarie viene assunta dai tedeschi come interprete grazie alla sua conoscenza della lingua. Questo ruolo le permette di agire come doppio agente: traduttrice ufficiale per gli occupanti e collaboratrice preziosa per la Resistenza locale.
L'analisi di Primo Levi: Multilinguismo e Violenza Inutile
Nel libro "Le piccole memorie di Rosemarie", Levi ritrova temi centrali della sua riflessione:
- L'importanza delle lingue: Come nel Lager la lingua era confine tra vita e morte, per Rosemarie il tedesco è lo strumento del riscatto.
- La violenza inutile: L'episodio della nonna ultraottantenne, strappata dal letto d'ospedale dalle SS, incarna la crudeltà gratuita che Levi analizzò in "I sommersi e i salvati".
Oggi la testimonianza di Rosemarie Wildi Benedict, che dopo la guerra si è trasferita in Svizzera ad Aarau, resta un baluardo contro il revisionismo storico e un esempio di come l'assunzione di responsabilità possa dare dignità all'essere umano nelle ore più buie.
Riedizione ampliata per la casa editrice Primalpe di Cuneo.