R. 'Aqiva ben Yosef è una delle più fulgide figure dell'Ebraismo. Per dar conto della sua fama basta citare l'aneddoto di bMenachot 29b, in cui Mosè vede l'Eterno "ricamare" delle coroncine in testa alle lettere che compongono la Torah e gli chiede perché; e l'Eterno risponde che lo fa per dar l'occasione a R. 'Aqiva (che vivrà un 13—14 secoli dopo Mosè) di dedurre da queste coroncine cataste e cataste di normativa.
Come vedete, R. 'Aqiva è colui che è ritenuto degno di quest'opera d'interpretazione; ed è R. 'Aqiva che Mosè, dopo averne sentito parlare tanto bene, vuole conoscere, e incontrerà per gentile concessione dell'Eterno nella sua scuola.
Tornando dagli attestati di stima alla biografia, si ritiene che lui sia nato verso il 50 EV da un'umile famiglia della Giudea. Era un pastore, e finché lo era odiò i dotti tanto da aver detto: — Se ne becco uno lo bastono come un asino! (bPesachim 49b).
Ma l'amore può fare molte cose: 'Aqiva era alle dipendenze di un certo Bar Kalba Savua, che aveva una figlioletta di nome Rachel, e si innamorarono. Come in tutte le storie romantiche che si rispettino, il padre non solo si oppose al matrimonio, ma cacciò entrambi di casa.
Seguirono anni di stenti, in cui Rachel giunse a vendere perfino... i suoi bei capelli per rimediare da mangiare. Ma Rachel aveva detto ad 'Aqiva: — Ti sposo solo se ti metti a studiare la Torah. Ed 'Aqiva accettò.
Fa un po' ridere vedere un padre imparare l'alfabeto col proprio figlio, ma era quello che fecero molti Sardi nel 20° Secolo e quello che un paio di millenni prima si trovarono a fare 'Aqiva e figlio. E quando 'Aqiva fu pronto, si recò all'accademia rabbinica di Lydda (Lod).
Il curriculum di studi di 'Aqiva non è chiarissimo; si sa per certo che a Lydda ebbe per maestri R. Eliezer Ben Hyrcanos, R. Joshua ben Hananiah, e R. Nahum di Gimzo. Ma è anche abbastanza sicuro che abbia frequentato l'Accademia di Yavneh, visto che R. Jochanan ben Nuri giurò di aver punito R. 'Aqiva ben 45 volte davanti a Rabban Gamaliel. E probabilmente tra i suoi maestri c'era anche R. Tarfon.
Facendo un po' di conti, pare che R. 'Aqiva abbia iniziato gli studi verso il 75—80 EV, e che dopo 13 anni egli fosse già considerato un'autorità intellettuale, tanto da potersi permettere di aprire la propria accademia a Bene Berak.
La sua autorità era ed è tuttora immensa: per il momento dico solo che l'esegesi biblica ebraica si ispira tuttora al suo metodo e che i suoi allievi (come R. Meir, R. Simeon b. Yochai, R. Yose ben Chalafta, R. Eleazar ben Shammua, R. Nehemiah) furono di fama appena inferiore alla sua.
Egli fu inoltre una personalità politica di primo piano, tanto da essere pure inserita nella delegazione all'Imperatore di Roma che gli doveva chiedere l'abrogazione delle leggi antiebraiche. Ma la sua opposizione a Roma gli sarebbe costata la vita.
Infatti Simeon Bar Koziba (alias Bar Kokhba) proclamò nel 132 EV la rivolta contro Roma, e R. 'Aqiva non solo lo appoggiò, ma vide in lui il Messia. La rivolta fu stroncata, e tra i tanti divieti antiebraici i Romani introdussero anche quello di insegnare la Torah.
Ve lo immaginate 'Aqiva che obbedisce? Io no, e infatti egli fu arrestato per questo. Fu trattato però con riguardo, e il Talmud si diverte a riferire le "discussioni" di 'Aqiva con il suo carceriere romano. Ma visto che 'Aqiva non rinunziava a trasmettere clandestinamente pareri halakhici, i Romani cambiarono atteggiamento e lo fecero morire fra atroci tormenti.
Degli insegnamenti di R. 'Aqiva posso dire questo:
— Fece sì che il Cantico dei Cantici venisse incluso nel canone biblico.
— Indusse Aquila a ritradurre la Bibbia ebraica in lingua greca — e i resti di questa traduzione fanno pensare che il testo biblico fosse interpretato dal traduttore al modo di 'Aqiva.
— La traduzione di Onqelos del Pentateuco — dall'Ebraico all'Aramaico — rispecchia anch'essa l'esegesi di 'Aqiva.
— 'Aqiva cominciò a sistematizzare i Midrashim, dividendoli in halakhici (normativi) ed aggadici (narrativi).
— Si ritiene che ogni grande rabbino avesse la sua personale raccolta di halakhot, poi confluite nella Mishnah di R. Giuda il Principe; probabilmente la raccolta personale di 'Aqiva è stata una delle più influenti.
— Per dirla con R. Yochanan: "Una mishnah anonima ha per autore R. Meir; una Tosefta anonima, R. Nechemia; un dictum anonimo del Sifra, R. Yehudah; un dictum anonimo nel Sifrei, R. Simeon. Ma tutti seguono l'opinione di 'Aqiva" (bSanhedrin 86a). In una parola, gran parte dell'halakhah di origine tannaitica risale ad 'Aqiva o alla sua scuola.
— Ho già detto che l'esegesi biblica ebraica si ispira in gran parte a R. 'Aqiva, il quale insegnava che non solo nessuna parola del testo era priva di senso (nemmeno quelle che i grammatici d'oggi riterrebbero imposte dalla sintassi), ma che perfino le varianti ortografiche avevano una ragion d'essere da scoprire.
Il racconto citato all'inizio, dell'Eterno che aggiunge le coroncine alle lettere perché 'Aqiva abbia ulteriore materiale da interpretare, potrebbe essere parodistico (tantopiù che Mosè, quando sarà nella scuola di 'Aqiva, farà una gran fatica a riconoscere i propri insegnamenti in quelli di 'Aqiva), ma non era troppo lontano dal vero. È comunque un racconto pregevole perché insegna che l'Ebraismo è in perenne evoluzione.
'Aqiva teneva parecchio allo studio della Torah, e riteneva lo studio migliore dell'azione, perché lo studio porta all'azione; e quando Pappos b. Yehudah lo implorò di smettere di studiare e insegnare la Torah, visto che i Romani avevano reso queste attività delitti capitali, 'Aqiva rispose che il consiglio di Pappos sembrava quello della volpe che dice al pesce: — Se hai paura delle reti, perché non vieni nel deserto, dove reti non ce ne sono?
Non mi metto a parlare della giurisprudenza di 'Aqiva, visto che è un argomento che richiede ben altro respiro; concludo semplicemente ricordando il suo leggendario ottimismo.
Dopo la distruzione del Tempio, 'Aqiva e i suoi colleghi videro uno sciacallo vagare tra le rovine; i colleghi piansero amaramente, lui invece osservò che, poiché si erano avverate tutte le profezie di sciagura, si sarebbero poi avverate anche quelle di benedizione — e così poté confortare i colleghi.