Nel numero di novembre della rivista "Nigrizia" (http://www.nigrizia.it/) compare un lungo ed interessante servizio sui Berberi del Nordafrica, sui loro difficili rapporti con i loro compatrioti arabi (specialmente in Marocco ed Algeria), e sui loro sforzi di riappropriarsi della loro identità etnica, culturale e linguistica — simili a quelli dei sardi, ma con ostacoli molto più seri.

Due sono gli aspetti che interessano questo newsgroup: la prima è che i redattori di Nigrizia si sono clamorosamente dimenticati degli "ebrei berberi"; la seconda è una curiosità sul tifinagh, l'alfabeto berbero.

Sugli ebrei berberi si hanno più congetture che notizie; pare che gli ebrei non mancassero neppure a Cartagine e che la Diaspora avesse raggiunto il Marocco già da prima della distruzione del Secondo Tempio; e che molti degli ebrei della Cirenaica scampati alla repressione del 115-116 d.C. si fossero rifugiati proprio tra i Berberi della Libia occidentale, e che il proselitismo ebraico dei primi secoli dell'era volgare abbia avuto tale successo tra i Berberi da suscitare l'indignazione dei Dottori della Chiesa (berberi anch'essi?) Agostino e Tertulliano — e non mancano reperti che confermano il quadro.

I Bizantini obbligarono altri ebrei a rifugiarsi tra i Berberi (ad un americano questo ricorderebbe gli schiavi neri fuggitivi che si rifugiavano presso le tribù indiane, prima che un certo Andrew Jackson non le deportasse alla maniera assira), e lo storico arabo Ibn Khaldun sostiene che in effetti gli arabi che conquistarono il Nordafrica trovarono un gran numero di ebrei berberi.

Ibn Khaldun raccontò anche la storia di Dehiyya al-Kahina malkat Afriqah (Dehiyya al-Kahina regina d'Africa), regina in realtà della tribù berbero-ebrea di Jarawa, che nel 694 d.C., galvanizzando il doppio orgoglio ebraico-berbero dei suoi sudditi ed alleandosi perfino con le comunità cristiane del Nordafrica, iniziò una campagna militare che per diversi anni inflisse sonore sconfitte agli eserciti arabi che attaccavano Tunisia ed Algeria — finché gli arabi non riuscirono a sfruttare a loro vantaggio l'antisemitismo dei cristiani ed il tradimento di alcuni, e lei morì in battaglia nel 702.

Cinquantamila ebrei berberi preferirono la morte alla conversione all'Islam — gli altri però sarebbero diventati parte essenziale della forza che avrebbe attaccato e conquistato la Spagna visigota. È una storia in cui è difficile distinguere il leggendario dallo storico, ma merita di essere conosciuta; in inglese se ne può leggere qui un riassunto:
http://www.hebrewhistory.org/factpapers/africa19-I.html#ch4

Di sicuro, fino al 1956 molte località dell'Atlante ebbero il loro mellah (quartiere ebraico), in cui le attività prevalenti erano la lavorazione dei metalli, il piccolo commercio, la produzione del vino; si trattava di località che fino alla conquista francese erano praticamente indipendenti, in cui si potevano perciò rifugiare gli ebrei altrove perseguitati.

Dopo la fondazione dello Stato d'Israele, molti abitanti di queste località fecero 'aliyah, ponendo fine a molte di queste comunità.

Per quanto riguarda la curiosità linguistica, le lingue berbere sono "camitiche", ovvero con una parentela riconoscibile ma assai remota con le lingue semitiche (per esempio, le radici sono bilittere anziché trilittere); il tifinagh è il più antico degli alfabeti berberi, probabilmente derivato da quello usato dai Cartaginesi.

Raramente viene usato per scrivere, ma spesso per calligrafie, e c'è chi vuole riportarlo nell'uso comune. La mia professoressa di arabo dell'anno scorso mi diceva che esso somigliava molto a quello ebraico; se date un'occhiata a http://www.ancientscripts.com/berber.html, potete notare che somiglia semmai un po' all'alfabeto fenicio che ne è stato il modello.