Ho letto con interesse la presentazione "Riformati come i farisei" di Simeon J. Maslin, già presidente dell'assemblea dei rabbini riformati americani. Provenendo, in quanto rabbino italiano ortodosso, da una concezione dell'ebraismo totalmente divergente, troverei ozioso tentare una confutazione filosofica dei principi della Riforma. Mi soffermerò invece sulla tesi storica di fondo: l'ispirazione agli illustri exempla del passato, spesso a costo di stravolgere la storia.
È accaduto con i Padri della Chiesa e succede ora con i riformati, che pretendono di riallacciarsi alla corrente farisaica che, fra i duemila e i 2500 anni fa, gettò le basi dell'ebraismo rabbinico. Per rendersi conto di quanto tale tesi sia pretestuosa, basta una conoscenza basilare di chi siano realmente stati i farisei.
I farisei sono gli eredi della dottrina che Ezra e Nehemia, al ritorno dall'esilio di Babilonia, espressero nel Tanakh (Bibbia ebraica). Confrontiamo alcuni capisaldi della dottrina farisaica con l'ebraismo riformato di Maslin:
Decime e purità. I farisei (lett. "separati") nacquero per riaffermare l'osservanza di norme rituali cadute in disuso: il prelievo delle decime e le regole della purità (Mikveh). Al contrario, i riformati ritengono in buona misura obsoleta la Halakhah tradizionale.
Matrimoni misti. Ezra e Nehemia affrontarono questo tema imponendo al popolo il congedo dai coniugi non ebrei come presupposto per la rinascita spirituale. Maslin dichiara invece che la nascita non può essere un impedimento al matrimonio.
Lingua ebraica (Leshon Ha-Kodesh). Ezra combatté i matrimoni misti anche perché i figli non sapevano l'ebraico. Sebbene egli promosse traduzioni in aramaico, l'originale manteneva una sacralità esclusiva. L'attuale Union Prayer Book dei riformati è invece quasi completamente in inglese.
La Torah orale (Torah she-be-al-peh). Una grande innovazione dei farisei fu l'interpretazione della Torah scritta al di là della lettera (es. la lex talionis interpretata come risarcimento pecuniario). Questa metodologia è culminata nel Talmud.
Il mondo a venire (Olam Ha-ba). La tradizione farisaica elaborò una visione del mondo (hashqafah) basata sulla fede nella ricompensa ultraterrena, esposta nei Pirqe Avot. La riforma tende oggi a negare la provvidenza e talvolta la stessa divinità.
In conclusione, i processi innovativi non sono tutti uguali: c'è chi procede per rimozione e chi per ristrutturazione. Se volessi cercare un paragone antico per i riformati di oggi, penserei agli ebrei alessandrini: pregavano in greco e amavano i dibattiti dei sofisti, ma sono durati solo un paio di secoli.
L'ebraismo italiano, nato a Roma, seguì un'altra strada. R. Matyà Ben Charash aprì una yeshivah all'ombra del Colosseo, preservando una tradizione orgogliosa che non ha mai avuto bisogno di "nuovi dei venuti di recente". Possiamo ben dire: ki lo ke-tzurenu tzuram (la loro rocca non è come la nostra).
Rabbino Riccardo Di Segni