L'Esperanto è una lingua ausiliaria internazionale. Nelle intenzioni del suo ideatore, Lejzer Ludwik Zamenhof (Bialystok 1859 - Varsavia 1917), doveva consentire a tutti di usare la lingua materna all'interno della nazione, mentre essa, non appartenendo a nessun popolo in particolare ed essendo di grammatica semplice e duttile struttura, doveva consentire la parità tra le nazioni anche negli scambi internazionali, economici, scientifici, culturali.
Essa è nata nel 1887, ha cristallizzato la sua struttura nel Primo Congresso Universale di Boulogne del 1905, la sua diffusione è curata dall'Universala Esperanto-Asocio, fondata nel 1908, ed ha avuto un discreto successo: secondo l'Encyclopaedia Britannica, alcune centinaia di migliaia di persone al mondo la conoscono, e almeno trentamila opere sono state stampate in essa — mostrando di avere meno parlanti, ma più opere edite di un'altra lingua ebraica, lo Yiddish.
Infatti L. L. Zamenhof era ebreo, e secondo l'Encyclopaedia Judaica (s. v. "Bialystok") alla sua famiglia appartenevano eminenti aderenti all'Haskole/Haskalah/Illuminismo ebraico. La concezione di questa lingua era radicata nel miglior universalismo ebraico, per il quale i problemi del Popolo d'Israele (tra i quali c'era, all'epoca di Zamenhof, la frammentazione linguistica) si possono risolvere soltanto insieme con quelli dell'Umanità, e missione degli Ebrei è quella di affratellarla.
Con queste premesse, non c'è da stupirsi che l'Esperanto finisse nel mirino di Adolf Hitler, e con conseguenze tanto più tragiche in quanto la fioritura culturale della Repubblica di Weimar aveva giovato anche alla diffusione dell'Esperanto, soprattutto tra i ceti medi e operai.
Esistono tuttora associazioni operaie esperantiste (di cui la più nota è la Sennacieca Asocio Tutmonda, fondata a Praga nel 1921), anche in Italia (come l'Itala Laborista Esperanto-Asocio), ma il loro momento d'oro lo ebbero tra le due Guerre Mondiali, quando l'Esperanto appariva una lingua alla portata delle masse operaie poco scolarizzate, e tali associazioni si diffusero in tutta l'Europa centrale e orientale (pur tra le persecuzioni della polizia in regimi come quello ungherese, yugoslavo e romeno), e in URSS.
Torniamo al 1922, anno in cui Hitler pronunziò questo discorso a Monaco:
"Il marxismo è diventato strumento di pressione sugli operai, la massoneria è passata al servizio degli strati 'intellettuali' come elemento di dissoluzione, l'esperanto era destinato ad agevolare la comprensione internazionale".
[Dal Völkischer Beobachter, 20 Settembre 1922]
L'anno successivo, nel 1923, ci sarebbe stato a Norimberga il 15° Congresso Universale d'Esperanto (un appuntamento che Zamenhof paragonava esplicitamente ai Tre Pellegrinaggi prescritti dalla Bibbia ebraica), col patrocinio onorario del Presidente della Repubblica Friedrich Ebert. In quell'occasione i Nazisti strapparono la grande bandiera verde esperantista davanti alla sede del Congresso, e già durante la sua preparazione Julius Streicher sobillava i Nazisti bavaresi contro la lingua e il movimento.
La posizione di Hitler sarebbe stata riaffermata nel Mein Kampf del 1925:
"Fintanto che l'ebreo non sia diventato padrone degli altri popoli, volente o nolente deve parlare la loro lingua, ma non appena che essi dovessero divenire suoi servi, dovrebbero tutti imparare una sola lingua universale (per esempio l'esperanto!) in modo che anche con questo mezzo l'ebreo possa dominarli più facilmente".
E nel 1926 una rivista di estrema destra (Der Reichswart 7, n. 27) avrebbe pubblicato un articolo a firma del Prof. Dr. Sieglerschmidt con queste parole:
"Questa lingua bastarda, che non trova radici nella vita di un popolo, che non ha alcuna letteratura nata da quella stessa vita, è effettivamente sul punto di conquistare nel mondo quella posizione che intende assegnarle il piano sionista ed è quella che aiuterà ad annientare il patriottismo nei futuri operai, schiavi di Sion!"
Hilberg, nella "Distruzione degli Ebrei d'Europa", lamenta che le somiglianze formali tra le prime persecuzioni antisemite naziste e quelle antiebraiche del passato fece tardare la presa di coscienza da parte degli Ebrei della micidiale novità del Nazismo; un simile appunto vale per gli Esperantisti tedeschi, che abituati agli attacchi al loro movimento motivati da antisemitismo o da gretto nazionalismo (ovvero: non si accusava l'Esperanto di essere inutile, ma di essere così efficace da privare il mondo della motivazione a imparare il Tedesco, oppure il Francese), fecero fatica a capire quanto li avrebbero perseguitati i Nazisti.
Eppure un evento del 1928 avrebbe dovuto aprire gli occhi; alla Commissione Bilancio del Parlamento Bavarese gli Esperantisti di Monaco e Norimberga chiesero l'introduzione dell'insegnamento facoltativo dell'Esperanto nelle scuole medie, e sono di notevole interesse gli interventi sulla questione:
- Il deputato socialdemocratico (Wilhelm Höegner) e quello comunista si dimostrarono favorevoli;
- Il deputato del Partito Nazionalista Popolare Tedesco (Hermann Bauer) si oppose, dicendo che l'Esperanto era un'invenzione puramente meccanica e senz'anima, soltanto un codice (sebbene già nel 1927 l'attuale Unione Internazionale delle Telecomunicazioni l'avesse riconosciuta come "lingua chiara"); due anni prima il medesimo deputato l'aveva definita un'"antilingua" e aveva paragonato i congressi esperantisti agli spettacoli di nudo;
- Il deputato nazista (Rudolf Buttmann): per lui l'Esperanto era il raffazzonamento di un Ebreo, di un appartenente a una razza nota per la sua incapacità creativa e per il suo odio verso la cultura tedesca; per lui l'Esperanto avrebbe affossato l'influenza tedesca sulle nazioni minori ed era un elemento che "preparava la strada alla contaminazione neolatina" (perché molte parole Esperanto sono di origine latina).
Come vedete, l'opposizione nazista era non solo più aspra, ma qualitativamente molto diversa da quella degli altri oppositori.
Fatale fu la divisione nel movimento operaio tedesco nello spianare la strada al Nazismo — e tale divisione si ripercosse sul movimento esperantista. Vi ho già detto che erano molto diffuse in quel periodo le associazioni esperantiste operaie; in Germania era stata fondata nel 1911 la Germana Laborista Esperanto-Asocio (ora si chiama Libera Esperanto Asocio), che nel 1930 avrebbe avuto 4.000 iscritti, mentre la "neutrale" Germana Esperanto-Asocio (GEA), fondata nel 1905, si sarebbe dovuta accontentare di 2.371.
Ma nel 1930 la Germana Laborista Esperanto-Asocio commise l'errore di schierarsi con il Partito Comunista di Germania, costringendo gli iscritti socialdemocratici a dimettersi e a fondare la Socialista Esperanto-Asocio, con circa 1.500 iscritti. La rottura ebbe ripercussioni internazionali, in quanto accelerò la rottura tra l'Unione Esperantista Sovietica e la Sennacieca Asocio Tutmonda, che, pur non essendo strettamente comunista, sosteneva in ogni modo l'Unione Sovietica — ma non poteva farlo a prezzo di diventare un satellite del Cremlino.
Nel 1932 la Germana Laborista Esperanto-Asocio organizzò a Berlino il congresso costituente dell'Internacio de Proletoj Esperantistaj, in collegamento con l'Unione Sovietica — ma tanto ottimismo era assolutamente ingiustificato. La pressione dei Nazisti si faceva sempre più forte, e i dirigenti della "neutrale" Germana Esperanto-Asocio, minoritaria anche all'interno dell'Esperantismo tedesco, cominciarono quell'anno a pubblicare articoli sul loro bollettino in cui cercavano di coniugare l'internazionalismo con il nazionalismo, e cercavano di occultare quella che in gergo si chiama "interna ideo", cioè gli ideali universalistici di origine ebraica tipici del movimento.
Tale tentativo di "appeasement" col Nazismo provocò sdegnate reazioni tra gli Esperantisti stranieri, specialmente tra gli iscritti alle associazioni operaie, e fu completamente inutile: i Nazisti sapevano bene con chi avevano a che fare, e non cambiarono atteggiamento, come mostra questo articolo del 1932, che definisce l'Esperanto:
"Quella lingua artificiale, internazionale, pacifista, quell'anemica erudizione di calore casalingo, adatta a rendere ancor più idioti quegli incurabili paneuropei mescolatori di razze".
[Die Volksparole (Düsseldorf), 28 Maggio 1932]
E dopo l'incendio del Reichstag del 27 Febbraio 1933, il Regime Nazista soppresse non solo i sindacati e i partiti operai, ma anche la Germana Laborista Esperanto-Asocio. La Socialista Esperanto-Asocio preferì sciogliersi da sé.
Restava in campo la "neutrale" Germana Esperanto-Asocio. Con somma sua vergogna, tuttora sentitissima dagli Esperantisti, ritenne possibile pagare il prezzo della sua sopravvivenza chiedendo l'"allineamento" al regime, ovvero subordinandosi nell'ideologia e nella direzione a esso.
Per cominciare, il Presidente della GEA Arnold Behrendt si offrì con degli articoli sull'organo sociale Germana Esperantisto di mettere l'Esperanto non solo al servizio della diffusione della lingua e della cultura tedesca nel mondo (cosa inconsueta, ma lecita per un Esperantista), ma anche del rafforzamento della coscienza nazionale germanica (cosa al limite del lecito, perché facile cadere nel tipo di nazionalismo che Zamenhof voleva combattere), e della propaganda nazista all'estero (e questo era assolutamente ingiustificabile).
Il 30 Maggio 1933 fu inviata al Ministero degli Interni un'istanza relativa all'allineamento, che dopo due settimane rispose vagamente che l'allineamento poteva eseguirsi a discrezione della richiedente. La richiedente GEA propose allora ai soci un documento di allineamento che diceva che "le persone che rivelano un comportamento contro lo Stato non possono iscriversi alla GEA", e che nei suoi organi direttivi "non sono ammessi i non-ariani, i marxisti o i comunisti". Molti Esperantisti preferirono dimettersi piuttosto che accettare — e il "comma ariano" sarebbe stato la prima volta bocciato.
Le Olimpiadi di Berlino del 1936 furono la vetrina del Regime, e in un certo senso già nel 1933 ci fu l'anteprima: il 25° Congresso Universale Esperantista di Colonia, convocato prima dell'avvento del Regime, col patrocinio dell'allora borgomastro Konrad Adenauer.
Il cambio di regime portò alla destituzione di Adenauer, alla riduzione dei contributi della città all'organizzazione del congresso, e ad alcuni appelli dall'estero, indotti anche dalle notizie del terrore nazista che già cominciavano a trapelare, perché il congresso fosse spostato in un altro paese, in cui "agli Ebrei, agli operai, e, in sostanza, a tutti coloro che sono di opinioni diverse" fosse consentito partecipare — così si espressero gli Esperantisti di Vilna.
Leggendo un libro sulle persecuzioni antisemite in URSS sono stato stupito dalla soggezione psicologica che portò molti Ebrei a lodare i loro persecutori, ma non mi sono poi stupito leggendo come gli Esperantisti tedeschi, nell'imminenza del Congresso, cercassero di tranquillizzare i "samideani" (co-esperantisti) stranieri, allineandosi così alla scelta tattica del Regime: far svolgere il congresso per guadagnare in rispettabilità, e rimandare la resa dei conti a un altro momento.
La strategia della GEA si rivelò fallimentare: non solo l'allineamento non fu completato, perché il Regime si rifiutò di nominare il nuovo presidente della GEA (perché questo avrebbe significato riconoscere ufficialmente la liceità della lingua e dei suoi seppur eclissati ideali), ma fu messa in campo un'associazione esperantista nazista.
Infatti nel 1931 era stato fondato un gruppo esperantista nazista, che non ebbe però l'autorizzazione a fregiarsi dell'aggettivo "nazionalsocialista" (indovinate perché), e si chiamò perciò Neue Deutsche Esperanto-Bewegung (notare: in Tedesco e non in Esperanto).
Tale associazione non ebbe praticamente altra influenza che quella che le prestava il regime, ma fu usata per premere contro la GEA e accelerare il processo di "allineamento".
Le pressioni della nuova associazione nazista fecero sì che nel 1934 si dimettesse il presidente della GEA Behrendt, sostituito dal nazista Walther, che anch'egli avrebbe continuato a subire pressioni finché nel 1935 non solo chiese l'aiuto degli iscritti "al fine di diffondere in tutti gli Stati del mondo, per mezzo dell'esperanto, il nostro concetto di nazionalsocialismo mondiale", ma nel Settembre di quell'anno stabilì che "i soci della GEA possono essere soltanto dei connazionali germanici" — e le Leggi di Norimberga avevano già privato gli Ebrei della cittadinanza germanica.
In ogni caso, i Nazisti non dimenticavano di essere nemici dell'Esperanto. Un decreto del 17 Maggio 1935 del Ministro per la Scienza, l'Educazione e la Cultura Popolare, Bernhard Rust, diceva:
"La cura per le lingue mondiali ausiliarie artificiali, come l'esperanto, non trova spazio nello stato nazionalsocialista. L'uso di esse conduce allo scadimento dei valori essenziali che sono alla base dei caratteri nazionali. Pertanto si eviti ogni incoraggiamento all'insegnamento di lingue del genere e non vengano poste aule scolastiche a disposizione per tale scopo".
Non era, come pure temettero gli Esperantisti, il bando della lingua, ma il Consigliere ministeriale Kolbach commentò in modo semiufficiale:
"Come per la maggior parte delle aspirazioni internazionali, anche per il movimento esperantista il desiderio dell'avvento dell'eterna pace tra i popoli rappresenta un impulso irreprimibile... Anche se oggi molti esperantisti tedeschi si tengono lontani da fantasie politiche di quel genere... tuttavia l'idea, all'origine incalzante, di un movimento, non facilmente cancellabile, ma ancora più grave del pericolo di ingannare se stessi... il dover constatare che elementi, i quali, ricusandola, avversano l'odierna forma dello stato e ogni forma di conservatorismo nazionale, logorano quel movimento al fine di conseguire, riparandosi dietro di esso, i loro vecchi scopi, operando nel suo interno e continuando a percorrere i suoi itinerari".
Un modo elegante per dire che molti Esperantisti erano fedeli al regime solo in apparenza, e c'era chi cercava di usarli per la propria sete di potere: Reinhard Heydrich, vice di Heinrich Himmler.
Heydrich aveva notato che tra le 36 persone arrestate nel Marzo 1935 per complotto contro lo Stato, 29 erano esperantisti, e uno di essi aveva confessato che la stessa NDEB, il gruppo esperantista (filo-)nazista, era pesantemente infiltrata dai comunisti, che riuscivano a usarla come copertura.
Egli perciò propose di sciogliere tutte le associazioni esperantiste, nell'impossibilità di controllare tutti i potenziali cospiratori — ma Joseph Goebbels si oppose, per timore che questo nuocesse all'immagine della Germania. Era meglio invece ricorrere a metodi indiretti — come ad esempio le campagne di stampa antiesperantiste.
Heydrich continuò la sua campagna contro le associazioni esperantiste, e riuscì a convincere Martin Bormann, Capo di Stato Maggiore del vice del Führer, a emettere il 18 Febbraio 1936 questo decreto:
"Dato che la creazione di una lingua mista è contraria ai concetti di base del nazionalsocialismo e che infine può soltanto corrispondere agli interessi di potenze sovrastatali, il sostituto del Führer vieta, a tutti gli iscritti al partito e agli appartenenti alle organizzazioni a esso affiliate, di aderire a qualunque specie di associazione per la lingua artificiale".
L'NDEB, l'associazione esperantista (filo-)nazista fu sciolta, e anche la GEA si trovò in serie difficoltà, che si aggravarono quando Heinrich Himmler riuscì il 17 Giugno 1936 a cumulare le cariche di capo della polizia e comandante delle SS: il 20 Giugno fu emesso un decreto che ingiungeva a tutte le associazioni esperantiste di sciogliersi entro il 15 Luglio. La GEA perse la capacità giuridica il 31 Maggio 1937.
Ulrich Lins, l'autore del libro "La lingua pericolosa" (1990 TraccEdizioni Piombino), da cui traggo queste notizie, ritiene che Heydrich avesse esagerato la pericolosità degli Esperantisti per favorire la scalata ai vertici della polizia e delle SS del suo capo Himmler.
Ma gli Esperantisti non se ne stavano comunque con le mani in mano: per tutta la durata del regime ci fu una Resistenza antifascista opera di Esperantisti; il comune nemico riavvicinò i membri delle due ex-associazioni operaie (GLEA e SEA), ma, come altrove, i più attivi resistenti esperantisti furono i Comunisti.
Durante i primi anni del regime essi organizzavano dei "corsi" in cui non soltanto si insegnava, ma si cospirava anche, e si organizzava anche la trasmissione di notizie all'estero, per esempio camuffandole sotto forma di pubblicità per la crema NIVEA.
[L'ingegnosità degli Esperantisti non ha limiti: Salazar, dittatore portoghese, aveva proibito l'Esperanto, e i "samideani" suoi sudditi si misero a produrre il sapone "Esperanto", di colore verde come la bandiera esperantista, venduto in confezioni da sei saponette incartate singolarmente. All'interno di ogni incarto era stampata una lezione del corso di lingua — non credo ci sia una lingua naturale che si possa imparare leggendo di nascosto sei incarti di saponetta].
Nei primi anni del regime la rivista "Sennaciulo", organo della citata Sennacieca Asocio Tutmonda, grazie a queste corrispondenze clandestine riusciva a dare informazioni molto attendibili sul terrore nazista, e in senso inverso gli articoli della stampa operaia esperantista straniera tenevano informati gli operai esperantisti antinazisti.
Essi si incontravano clandestinamente, gestivano servizi di corrieri che scambiavano materiale clandestino dalla Cecoslovacchia alla Sassonia (Willi Glier e altri) e dalla Ruhr in Olanda (coordinatore: Alois H. di Duisburg), e ad Amburgo dei marinai contrabbandarono opuscoli antinazisti esperantisti.
Dei perseguitati politici furono aiutati dall'Esperanto a fuggire all'estero; ma molti Esperantisti finirono nei Lager.
L'insegnante Schubert si uccise nel campo di concentramento di Hohnstein per sfuggire alla tortura; Theodor Stöterau, fondatore del Gruppo Esperantista Operaio di Bremerhaven, si gettò dal nono piano del tribunale che lo aveva condannato a sei anni di carcere.
Herbert Haupt, esperantista comunista di Francoforte sul Meno, fu arrestato nel 1933 e, pare, ucciso in una cantina. Furono uccisi Willi Fruendt di Grabow e Willi Hermann, comunista della Saar.
Nei campi di concentramento gli operai cercarono per quanto possibile di insegnarsi l'Esperanto a vicenda — ma questi corsi erano soprattutto un'occasione di formazione politica.
Il gruppo berlinese della GLEA (l'associazione operaia comunista già citata) riuscì a creare un gruppo antifascista e resistenziale attivo fino al 1944, al quale avrebbe aderito poi un buon numero di non-esperantisti.
Sull'atteggiamento dei Nazisti verso l'Esperanto è utile citare, in aggiunta ai documenti precedenti, un rapporto dell'8 Giugno 1940 del Reichssicherheitshauptamt:
"Dal movimento sionista (Choveve Tziyon) proviene l'ebreo polacco Zamenhof, un tempo oculista in Varsavia. Egli aspirava a realizzare il dominio mondiale ebraico, secondo il profetico detto di Isaia 2:2-4... e quindi un regno di pace sotto la guida ebrea. Tutti i popoli si sarebbero sottomessi di loro spontanea volontà agli Ebrei. Questo scopo sarebbe stato raggiunto attraverso una 'pacifica' penetrazione e un'azione di smembramento dei popoli sovrani. Servivano allo Zamenhof, quali mezzi, uno sfrenato pacifismo, una nuova religione da lui fondata, l'homaranismo, primo gradino alla religione ebraica, e la lingua universale esperanto, inventata da lui medesimo... per mezzo della stessa educazione, gli stessi ideali, convinzioni e finalità, a poco a poco avrebbe condotto a una generale poltiglia di popoli... l'esperantismo che, all'incirca dal 1905, gioca il ruolo di un'arma al servizio degli Ebrei".
Il presente documento è scritto in un'ottica nazista, ma alcuni fatti citati sono veri: Zamenhof era un medico oculista, aveva fatto parte del movimento Choveve Tziyon, e aveva escogitato una versione universalistica dell'Ebraismo, detta Homaranismo, che, come i Sette Precetti di Noè rabbinici, era più un quadro di convivenza tra religioni che una religione in se stessa. Tra gli Esperantisti c'era una percentuale significativa di Ebrei, ma dire che i governi di Weimar, o anche i partiti di Sinistra, fossero incondizionati fautori dell'Esperanto non è vero. Furono solo meno tiepidi di altri.
La Seconda Guerra Mondiale estese le persecuzioni antiesperantiste ai paesi occupati. In Polonia vivevano i parenti di Zamenhof, che furono arrestati e uccisi (il primogenito Adam, il 29 Gennaio 1940) oppure deportati nel 1942 dal Ghetto di Varsavia a Treblinka (Zofia e Lidja Zamenhof, figlie di Lejzer Ludwik e sorelle di Adam, e Ida Zimmermann, sorella di Lejzer Ludwik Zamenhof). Moltissimi Esperantisti polacchi furono vittime del Nazismo, anche se non fu l'Esperantismo il motivo principale della loro morte.
In Austria, nei primi anni '30, la situazione esperantista era simile a quella germanica: un'associazione "neutrale" (AEA) e una operaia (ALLE), molto più forte, che però sarebbe stata sciolta dopo il putsch di Dollfuss. Lo scioglimento dell'ALLE non ebbe ripercussioni sull'AEA, tant'è vero che nel 1936 si sarebbe svolto il 28° Congresso Universale esperantista a Vienna.
L'Anschluss segnò la fine del movimento esperantista austriaco. Un martire esperantista austriaco fu Gustav Weber, ex-capo delegazione della Lega Esperantista Internazionale, arrestato nel Giugno 1944 durante una riunione esperantista clandestina e solo per questo deportato a Mauthausen. Fu ucciso da una guardia per futili motivi.
In Cecoslovacchia l'annessione avvenne nel 1939, ma solo nel 1940 fu sciolta l'Associazione Esperantista Ceca. Ma il Circolo Esperantista di Praga riuscì a sopravvivere clandestinamente fino al 1944. Purtroppo, gli Esperantisti cechi e slovacchi pagarono caro l'avere per Protettore del Reich proprio Reinhard Heydrich.
In Francia non ci fu una politica uniforme, per cui i corsi erano a volte vietati e a volte permessi; in Norvegia e Danimarca il movimento non fu mai vietato — e il Circolo Esperantista Operaio di Copenhagen riuscì a beffare i Nazisti nel 1942 pubblicando il libro "Tra densa mallumo" (= tenebra), pieno di lodi per gli Esperantisti cinesi che lottavano contro i Giapponesi, e di biasimo per quelli tedeschi che si erano compromessi col Nazismo.
In Danimarca delle famiglie ebree minacciate di deportazione furono salvate perché un Esperantista danese si era accordato con un soldato esperantista tedesco, che aveva creato un collegamento telefonico che permetteva al primo di intercettare le conversazioni nello Stato Maggiore — e di avvertire chi era in pericolo.
In Belgio fu possibile pubblicare della stampa esperantista clandestina, in Olanda gli Esperantisti, la cui attività fu proibita il 20 Marzo 1941, ebbero l'onore di vedere confiscate le loro biblioteche, che furono inviate a Berlino come materia di studio sull'attività cospirativa degli Ebrei. Questo è riportato anche nel Processo di Norimberga, ove si dice che già nel luglio 1940 Rosenberg ricevette da Hitler l'ordine di mettere al sicuro, nei territori occupati, il materiale di tutte le organizzazioni internazionaliste e ipso facto nemiche del nazismo.
Penso così di aver illuminato un aspetto poco noto del regime nazista; non vorrei allargarmi troppo, ma qualche parola sull'Esperanto nell'Italia fascista va pur detta. Nei primi quindici anni il regime fu favorevole, anche perché riteneva utile usare l'Esperanto per promuovere turisticamente il paese. Fu anche celebrato a Roma il 27° Congresso Universale nel 1935.
Ma anche gli Esperantisti italiani si compromisero col regime: all'inizio del 1936 l'Itala Esperantista Federacio lanciò un appello perché gli Esperantisti del mondo sostenessero l'Italia in guerra con l'Etiopia. Nel 1938 il delegato italiano rifiutò di salutare il delegato della Repubblica Spagnola al Congresso di Londra. Tale compromesso non aiutò i rapporti tra gli Esperantisti e le autorità fasciste: nel 1936 e 1937 non fu possibile svolgere nemmeno i congressi nazionali italiani, e dopo le Leggi Razziali del 1938 i giornali cominciarono anche la propaganda antiesperantista, non solo quella generalmente antiebraica.
Il Popolo d'Italia affettò scandalo quando scoprì che a Milano esisteva una Via Zamenhof, e l'organo della Lega Esperantista Internazionale notava alla fine del 1939 che anche in Italia si ricorreva all'argomento dell'"Esperanto lingua ebraica". Nel Settembre del 1939 fu impedita da cavilli burocratici la celebrazione del Congresso di Torino, e alla Federazione fu tolto l'approvvigionamento della carta. Nel 1941 la Rai cessò le trasmissioni in Esperanto, e "Roma Fascista", il 9 Ottobre 1941, denunziò l'Esperanto come "lo strumento del sionismo", argomento mutuato dai Nazisti.
La situazione attuale dell'Esperanto è passabile: sebbene le lingue artificiali abbiano perso molto smalto in un'epoca in cui il mondo parla soprattutto Inglese, e in cui gli Ebrei hanno ricominciato a parlare in Ebraico, l'Esperanto è la più vitale delle lingue internazionali, forse proprio grazie all'"interna ideo" di Zamenhof, che le ha dato uno slancio che altre lingue non hanno.
Di tutte le obiezioni contro le lingue artificiali, la più intelligente è di George Steiner, il quale lamenta che le parole di una lingua costruita a tavolino non possono essere dotate dei significati che le parole delle lingue naturali hanno acquisito nel corso dei secoli. Non si tratta a mio avviso di un'obiezione decisiva, in quanto la lingua esperanto ha creato i suoi cultori, che stanno rafforzandola allo stesso modo in cui è stato rafforzato lo Yiddish: con traduzioni e opere originali; e la comunità esperantista sta creando la sua propria cultura.