Sin dall'antichità gli ebrei, come gli altri popoli orientali, eccellono negli studi e fanno, in seguito, da intermediari tra la cultura araba e quella cristiana. La loro cultura è inizialmente legata alla Bibbia e al Talmud, espressione dell'intero mondo dottrinale e leggendario del popolo d'Israele. Tra i più grandi rappresentanti del pensiero ebraico nella comunità di Roma c'è il rabbino Nathan ben Yehiel che, intorno al 1100, scrive l'Aruch, una delle più autorevoli enciclopedie della cultura ebraica, indispensabile per l'esauriente interpretazione del Talmud.

Tra il 1100 e il 1250 convergono a Roma, per la tolleranza religiosa ivi esistente, molti illustri ebrei da altri paesi: Ibn Ezra, interprete biblico e grande poeta; Jehuda Hallevy, poeta; e Maimonide, filosofo. Dalla metà del '300 alla metà del '400 si ha una notevole fioritura spirituale fra gli ebrei di Roma, che coltivano intensamente le scienze ebraiche tradizionali: la filosofia e la medicina, nelle fonti arabe e classiche, e la risorta poesia nell'idioma biblico.

La figura più importante e attraente della storia letteraria della comunità è quella di Immanuel della famiglia degli Zifroni, o Immanuel Romano, nato a Roma verso il 1270. Studioso di filosofia, matematica, astronomia, medicina e, soprattutto, del Talmud e della Bibbia, si ritiene abbia frequentato Dante Alighieri. A riprova di tale tesi si cita l'opera sua più importante, Mechabberoth, una guida satirica attraverso l'inferno e il paradiso.

Egli è ottimo rimatore anche in lingua italiana, anello di congiunzione tra la poesia ebraica e il risveglio letterario italiano. Il cugino di Immanuel, Jehuda (Giuda) Romano, eccelle negli studi filosofici e classici. Il terzo rappresentante di quest'epoca così fervida è Calonimos, originario dell'Italia meridionale, anch'egli filosofo e poeta. Aspetto rilevante dell'attività di questi pensatori è la loro introduzione e ricerca nel mondo laico e cristiano, a dimostrazione dell'alto livello di cultura raggiunto nel '300 dagli ebrei romani. Nel Rinascimento fiorisce, oltre agli studi talmudici, lo studio della medicina.

I papi si affidano a medici ebrei: Elia di Sabato, Mosè da Lisbona, Mosè da Tivoli, maestro Elia, Rabbi Samuele, Rabbi Samuel Zarfati. Tutta la comunità romana beneficia, per mezzo loro, di mitigazioni nelle restrizioni antiebraiche. Durante l'Inquisizione la vita culturale della comunità romana subisce una battuta d'arresto; i suoi migliori esponenti sono costretti ad abbandonare la città. Si distinguono, allora, gli artigiani (orafi e argentieri).

Nel '700 e nella prima metà dell''800 emergono nella vita della comunità di Roma le figure di Tranquillo Vita Corcos, Giacobbe Zahalon e Sabbatino Ambron, pensatori e scienziati. Negli ultimi decenni del Ghetto, uno dei capi della comunità, Samuele Alatri, lascia un'impronta potente e durevole. Nato a Roma nel 1805 e morto nel 1889 fra il compianto di tutta la città, egli è, per lunghissimi anni, l'intermediario fra gli ebrei e il governo pontificio.

Uomo di limpida dirittura e di vaste capacità amministrative, è tra l'altro consigliere della banca pontificia e assessore alle finanze del risorto comune di Roma. La comunità lo ricorda come un padre. Nel 1883 il nuovo statuto prevede la preminenza dell'università e la fusione in essa di tutti gli altri istituti autonomi, o "scuole", nelle quali precedentemente la comunità di Roma è ripartita (Scuola del Tempio, Scuola Nuova, Scuola Siciliana, Castigliana, Catalana). Oggi gli ebrei romani, inseritisi liberamente nella vita della nazione, apportano il loro contributo in tutti i campi del sapere.

Liberamente tratto da: Roma ebraica