"Avevamo il software senza essere capaci di renderlo leggibile, ora abbiamo trovato anche l'hardware", ha affermato trionfante il professor Adolfo Roitman, l'illustre archeologo cui il Museo d'Israele ha affidato la direzione del Santuario del Libro dove sono conservati i preziosi manoscritti del Mar Morto.
Agli stupiti partecipanti di una conferenza stampa organizzata a Gerusalemme, lo studioso mostrava una pietra circolare, solcata da un disegno concentrico e forata nel mezzo. L'oggetto assomiglia nella curvatura e nel diametro a una scodella di minestra, ma solo ora si ritiene di aver compreso con certezza quale fosse la sua funzione.
Si tratta in realtà di uno strumento di precisione, una sorta di meridiana, utilizzata per scandire il tempo nella piccola comunità di Qumran, non lontano dalle rive del Mar Morto, dove fra il 1947 e il 1956 furono trovati casualmente 800 manoscritti in una straordinaria biblioteca di testi biblici vecchi di almeno duemila anni.
La meridiana di Qumran funzionerà come chiave di lettura — una sorta di nuova Stele di Rosetta — per una quantità di documenti rinvenuti nella zona (il "software"), che fino a oggi non hanno potuto essere interpretati per i loro inestricabili riferimenti temporali.
Il calcolo del tempo e le "ore ebraiche"
I membri della comunità regolavano il proprio ritmo di vita secondo l'ora del giorno. Ma la durata di ogni singola ora, rispettando la tradizione ebraica, era diversa a seconda delle stagioni. Nella cultura ebraica, l'ora (Sha'ah Zemanit) non dipende da un tempo convenzionale, ma dalla divisione in dodici parti del periodo tra l'alba e il tramonto.
La vita quotidiana degli Esseni
Esperti nel creare un ingegnoso sistema di climatizzazione nelle grotte, gli Esseni hanno indirettamente contribuito alla conservazione dei manoscritti (su papiro e pergamena) grazie alla scelta di ambienti che filtravano l'umidità e offrivano riparo dal vento del deserto.
Fra i reperti esposti a Gerusalemme figura anche un singolare Ostracon (frammento di coccio). Su di esso, un nuovo adepto alla setta cede un campo e uno schiavo alla comunità, chiamata "Yachad" (in ebraico "insieme"). Secondo l'archeologa Janet Amitai, Yachad rappresenta il primo laboratorio di quel fermento che porterà alla progettazione del Kibbutz.
Archeologia e tecnologia
Gli archeologi dell'equipe di Magen Broshi sono riusciti a individuare, grazie ai metal detector, una rete di sentieri che percorrono la Giudea attorno a Qumran, ancora disseminati di chiodi staccatisi dalle calzature degli adepti e monete del periodo asmoneo. La comunità sopravvisse fino all'anno 68 d.C., quando fu annientata dai soldati romani.
Qumran fu il centro dell'estremo fondamentalismo ebraico di quei tempi. La gente viveva per scelta nel deserto, rigettando le interpretazioni della legge elaborate dai sacerdoti del Tempio di Gerusalemme, ormai compromessi con il potere temporale. "In realtà" — ha concluso Roitman — "quella di Qumran è stata la prima vera comunità monastica del mondo occidentale".
(Amos Vitale)