di Nahum

MMAX dice: "No... no... museificare mi fa tanto 'estinto'...". Anche senza risalire alla genealogia ellenistica dell'idea, è evidente che si mette in un museo qualcosa che non c'è più. In Italia aprono un sacco di musei ebraici mentre le comunità vanno scomparendo; sembra quasi il progetto nazista realizzato.

Aprire un museo è redditizio: vendi oggetti d'arte e sfrutti immobili situati nei centri storici. Perché non farci una galleria d'arte se di ebrei ce ne sono rimasti pochi? Possono andare a pregare altrove, no?

La "Religione della Memoria"
Diciamola tutta. C'è in Italia chi vorrebbe sostituire alla religione ebraica la religione della memoria della Shoah. Per queste persone gli ebrei hanno valore solo quando sono vittime o quando alimentano nostalgie oleografiche (come i fasti del Bund). Questa industria politica della memoria è redditizia: a destra serve per lo "sdoganamento", a sinistra per continuare lotte politiche strumentali.

Questa gente di ebraismo non sa nulla. Agli "idolatri della memoria" non frega nulla dei problemi urgenti: il crollo demografico, la necessità di separare politica e religione, l'integrazione delle centinaia di ebrei argentini e brasiliani arrivati in Italia.

Vittime ieri, bersagli oggi
Chi coltiva la religione della memoria spesso se ne strafregat del futuro dell'ebraismo italiano. Facciamo un bel museo e non parliamone più. Anzi, parliamo solo degli ebrei uccisi: sarà utile per condannare Ariel Sharon, garantendo ai critici una maggiore autorità morale.

Non capisco perché non possiamo usare quella bella parola greca, "Olocausto", e perché gli ebrei pretendano il diritto di chiamare il loro massacro con la loro lingua (Shoah). A me i musei non piacciono. Per me il razzismo si combatte in un altro modo.

Un saluto,
Nahum