Rav Joseph Telushkin ha scritto due manuali di base, apprezzatissimi negli USA dai rabbini di ogni corrente, leggibili e antiaccademici: "Jewish Literacy" e "Biblical Literacy", rispettivamente per la conoscenza della storia/cultura ebraica e per l'approfondimento biblico.

Da Jewish Literacy riportiamo questo articolo che confuta il mito della tolleranza islamica verso gli ebrei. La traduzione segue i punti salienti del testo originale.

Il Patto di Umar e lo status di Dhimmi

Esiste un mito molto popolare in Occidente secondo il quale gli ebrei avrebbero vissuto come cittadini alla pari nel mondo musulmano finché il sionismo non provocò sentimenti anti-ebraici. In realtà, durante quasi tutto il loro millenario soggiorno nell'Islam, gli ebrei hanno vissuto come cittadini di seconda classe, così come i cristiani.

Il loro status era superiore a quello dei non-monoteisti (ai quali era imposta la scelta tra conversione e morte), ma restavano dhimmis ("protetti" sottomessi). Le loro vite erano regolate dal Patto di Umar (datato intorno al 720 e.v.), un documento che comandava ai non musulmani il riconoscimento della loro sottomissione in molti modi:

  • Segregazione e deferenza: Ebrei e cristiani erano obbligati ad alzarsi quando un musulmano voleva sedersi.
  • Proselitismo: Era proibito convertire chiunque e non si poteva impedire a un correligionario di convertirsi all'Islam.
  • Restrizioni fisiche: Era vietato cavalcare muli o cavalli (segni di nobiltà); potevano cavalcare solo asini, spesso senza sella.

Durante i secoli successivi, le leggi divennero ancora più umilianti. Nell'807, il califfo Harun al-Rashid stabilì che gli ebrei dovessero indossare un alto cappello conico e una cintura gialla (zunnar), un decreto che probabilmente servì da modello per il distintivo giallo imposto nell'Europa medievale. Nell'XI secolo a Baghdad, le donne ebree dovevano portare una scarpa nera e una rossa con una campanella al collo o alla calzatura.

Sebbene ci siano state "Età d'oro" (come in Spagna) dove gli ebrei raggiunsero alte posizioni, la discriminazione era la norma. Nell'Egitto dell'XI secolo, il califfo Hakim ordinò agli ebrei di portare al collo una palla di metallo di due chili e mezzo. Nello Yemen, fino al 1948, tutti gli ebrei erano obbligati a vestire come mendicanti per sottolineare il loro status inferiore.

Nella Palestina del XIX secolo, gli ebrei dovevano camminare alla sinistra dei musulmani (lato identificato con Satana) e scendere dal marciapiede per lasciarli passare. Le sinagoghe dovevano essere nascoste e le preghiere recitate sottovoce. James Finn, console britannico nel 1850, descriveva come i mercanti arabi scaricassero merci invendute sui vicini ebrei esigendo il pagamento, certi che la paura avrebbe impedito ogni protesta.

Albert Memmi, scrittore ebreo tunisino, ha riassunto così la condizione: "L'ebreo è protetto come un cane di proprietà, ma se agisce come un uomo, viene bastonato perché ricordi il suo status". Questa eredità di sottomissione spiega perché gli ebrei provenienti dai paesi arabi (Mizrahi) abbiano sostenuto con vigore l'idea di uno Stato sovrano, dove non essere più "protetti" da altri, ma cittadini autodeterminati.

Fonte: Rav Joseph Telushkin, "Jewish Literacy", pagg. 164-166.