Quando, all'indomani della scomparsa di David Ben Gurion, si volle in qualche modo riassumerne il pensiero e l'opera, il titolo più ricorrente fu quello di "architetto dello Stato ebraico". A ben riflettere, tale titolo si addice a questa grande figura: l'architetto non è solo chi realizza un progetto, ma chi, partendo da un ideale apparentemente irrealizzabile, procede alla sua concretizzazione nella realtà.

È difficile riassumere la vita e l'opera di David Ben Gurion nell'arco di questo breve intervento. Quella vita spesa in favore del popolo ebraico per la realizzazione di uno Stato libero e indipendente è ormai oggetto dei libri di storia. Quello che intendo fare è riproporre alcune idee e insegnamenti che furono alla base della sua azione e che possono ancora indicarci la strada da seguire.

Comincerò con il ricordare come, secondo Ben Gurion, lo Stato ebraico non doveva essere soltanto lo Stato degli ebrei, ma il simbolo della partecipazione attiva di tutto il popolo alla causa sionistica. Così egli scrisse agli inizi della sua attività:

"Una patria non si offre né si ottiene in dono; non si riceve per un privilegio o per accordi politici; non si compra con l'oro e non si conserva con la forza. No: si consegue col sudore della fronte, deve essere la concezione storica e l'opera collettiva di un popolo, il frutto di uno sforzo comune, materiale, spirituale e morale nel corso di più generazioni."

Desidero pure ricordare un giudizio di Golda Meir su di lui: "Ben Gurion era un attivista, un uomo che credeva nell'azione più che nell'aspirazione. Era convinto che ciò che importava era quello che gli israeliani facevano, non già ciò che il mondo esterno pensava. La prima domanda che poneva era: questa soluzione è utile allo Stato? Sarebbe stata la storia a giudicare Israele in base alle sue azioni e non alle sue dichiarazioni diplomatiche."

Il suo impegno e il suo pragmatismo erano proverbiali. Questa nuova immagine dell'ebreo padrone del proprio destino si discostava radicalmente da quella tramandata per duemila anni: l'ebreo fedele alla tradizione e allo studio, ma soggetto alla clemenza degli altri popoli e mero oggetto della storia.

Tutti sappiamo che, soprattutto negli ultimi anni della sua vita, Ben Gurion si applicò a uno studio serio dei testi biblici. Nelle parole della Bibbia egli non ritrovava solamente la Magna Charta dei diritti del popolo ebraico sulla propria terra, come afferma il Deuteronomio:

"Perché il Signore Dio tuo sta per farti entrare in un buon paese: un paese di corsi d'acqua e di fonti... paese di frumento e orzo, di vigne, di fichi e melograni; paese di olive e di miele; paese nel quale non avrai il pane misurato e non ti mancherà nulla."

Nella Bibbia, Ben Gurion ritrovava la speranza messianica dei profeti di una terra senza oppressioni, in cui realizzare il progresso e l'armonia; una terra in cui "ciascuno siederà sotto la sua vite e sotto il suo fico e nessuno verrà a turbare la sua pace", simbolo di pace per tutte le genti della terra.

Rav Elio Toaff