È la Francia che genera le teorie del razzismo, ovvero delle radici etniche delle civiltà. Articolo di Umberto Eco pubblicato su L'Espresso il 21/11/03.

Una serie di avvenimenti recenti (non solo attentati, ma anche sondaggi preoccupanti) ha fatto riemergere in primo piano la questione dell'antisemitismo.

È difficile distinguere l'opposizione alla politica di Sharon (su cui concordano tanti ebrei) dall'antisionismo, e questo dall'antisemitismo; ma la tendenza dell'opinione pubblica e dei mass media è fare d'ogni erba un fascio.

Inoltre pare che l'opinione pubblica occidentale si riposi su due pensieri consolanti: l'antisemitismo è una questione araba, e per l'Europa riguarda una ristretta fascia di naziskin.

L'Europa non ha mai saputo distinguere bene tra antisemitismo religioso, popolare e "scientifico". L'antisemitismo religioso è stato certamente responsabile dell'antisemitismo popolare: dire che gli ebrei erano "popolo deicida" ha giustificato molti pogrom, anche perché era difficile, da parte di popoli europei, assimilare diasporati decisi a conservare le loro tradizioni.

I seguaci di un culto del Libro, e quindi della lettura, in un universo di analfabeti, apparivano come pericolosi intellettuali che parlavano una lingua ignota. Ma per antisemitismo "scientifico" intendo quello che sostiene, con argomenti storico-antropologici, la superiorità della razza ariana su quella ebraica, e la dottrina politica del complotto ebraico per la conquista del mondo cristiano, di cui sono massima espressione i "Protocolli dei Savi Anziani di Sion". E questo è prodotto anche dell'intellighenzia laica europea.

Nel mondo arabo non esiste antisemitismo teologico, perché il Corano riconosce la tradizione dei grandi patriarchi della Bibbia, da Abramo sino a Gesù. Nel periodo della loro espansione i musulmani sono stati abbastanza tolleranti nei confronti degli ebrei e dei cristiani: cittadini di seconda categoria, nella misura in cui pagassero le loro tasse potevano seguire la loro religione e sviluppare i loro commerci. Non essendo religioso, l'antisemitismo islamico oggi è di natura esclusivamente etnico-politica (le motivazioni religiose sono di appoggio, non di fondamento).

Se i sionisti del XIX secolo avessero stabilito il nuovo Stato di Israele nello Utah, gli arabi non sarebbero antisemiti. Non vorrei essere frainteso: per ragioni storiche e religiose gli ebrei avevano tutti i diritti di puntare sulla Palestina, la loro penetrazione è stata nel corso di un secolo pacifica, hanno pieno titolo di restare laggiù perché se lo sono conquistato con il loro lavoro. Per gli arabi l'antisemitismo è territoriale, non teologico.

Più grave invece è la responsabilità europea. L'antisemitismo popolare sostenuto dall'antisemitismo religioso ha prodotto massacri, ma locali e non programmati. Il vero antisemitismo "scientifico" nasce nel tardo Settecento e nell'Ottocento e non in Germania ma in Italia, per qualche verso, e nella Francia legittimista.

È in Francia che si fanno strada le teorie del razzismo, ovvero delle radici etniche delle civiltà, ed è tra Francia e Italia che si elabora la teoria del complotto giudaico, responsabile prima degli orrori della Rivoluzione Francese e poi di una trama intesa a sottomettere la civiltà cristiana.

La storia ha provato che i "Protocolli" sono stati un prodotto di gesuiti legittimisti e di servizi segreti franco-russi, e solo più tardi sono stati assunti come opera indiscutibile sia dai reazionari zaristi che dai nazisti. Anche su Internet la maggior parte dei siti antisemiti arabi si fonda su questo antisemitismo "scientifico" europeo.

L'onorevole Fini sta facendo del suo meglio per scollare la storia remota della sua parte politica dall'antisemitismo, e di questo gli va dato atto. Ma se andate in qualsiasi libreria specializzata trovate insieme ai libri di occultismo sul Graal, i discorsi di Mussolini e i "Protocolli". Curiosa mistura di cui si serviva un ideologo della destra nostrana, sempre presente in queste librerie, come Julius Evola.

Chi fa d'ogni erba un fascio è Berlusconi che — se pur politicamente efficace — però non costituisce autorità culturale. La destra dell'onorevole Fini è disposta a dire che Evola era un forsennato antisemita e non ha rinunciato a esserlo neppure dopo la guerra? Chi si deve occupare di smantellare le follie dell'antisemitismo "scientifico" di cui era complice, nei numeri deliranti de "La difesa della razza", l'onorevole Almirante?

È dovere e necessità difenderci dal terrorismo arabo. Ma combattendo almeno, sul piano di un'educazione continua, i nemici che abbiamo in casa, e che dell'antisemitismo arabo sono gli ispiratori.