Il foglio 16a del trattato Bezah esplora il concetto di sostentamento divino e la santità dello Shabbat. La Gemara insegna che le risorse economiche di un uomo sono decretate tra Rosh Hashanah e Yom Kippur, fatta eccezione per le spese dedicate all'onore dello Shabbat, delle feste e dell'istruzione dei figli. Attraverso il celebre confronto tra le abitudini di Shammai e Hillel, il testo delinea due approcci spirituali alla preparazione della tavola festiva e introduce il concetto mistico dell'anima aggiuntiva (Neshamah Yeterah).

  1. L'intero sostentamento dell'uomo è fissato nel periodo tra Rosh Hashanah e Yom Kippur, eccetto le spese per gli Shabbat, le festività e l'istruzione dei figli nella Torah. In questi casi vige una regola particolare: se uno spende meno, riceverà meno; se spende di più, gli sarà dato di più dal Cielo.
  2. Rav Abbahu apporta una prova dal Salmo 81: —Suonate lo Shofar alla luna nuova... perché è un precetto (Hok) per Giacobbe—. La parola Hok indica qui il cibo assegnato, come nel caso dei sacerdoti egizi ai tempi del Faraone. Mar Zutra cita anche Proverbi 30,8: —nutrimi del pane che mi è assegnato (Hukki)—.
  3. Si racconta la differenza tra i due grandi Maestri: Shammai il Vecchio dedicava l'intera settimana allo Shabbat. Se trovava un animale di qualità, lo metteva da parte; se poi ne trovava uno migliore, consumava il primo e dedicava il secondo allo Shabbat. Hillel il Vecchio aveva un'impostazione diversa, basata sulla fiducia quotidiana nel Signore: —Benedetto sia il Signore, giorno per giorno— (Salmo 68,20). La scuola di Shammai insegna dunque a prepararsi fin dalla domenica, quella di Hillel a celebrare ogni giorno la provvidenza.
  4. Rabbi Hamma ben Hanina insegna che chi fa un dono al prossimo non è tenuto a informarlo, citando Mosè il cui volto splendeva senza che lui lo sapesse. Tuttavia, lo Shabbat è un "dono prezioso" che Dio ha chiesto a Mosè di annunciare a Israele. Rabbi Shimon ben Gamliel aggiunge che chi dà un pezzo di pane a un bambino dovrebbe informarne la madre affinché l'affetto sia riconosciuto.
  5. Come informare la madre? Anticamente si usava mettere un segno (olio o pepe rosso) sul pane. Oggi, per evitare sospetti di stregoneria, Rabbi Papa suggerisce di spalmare semplicemente una sostanza riconoscibile.
  6. Rav Yohanan, in nome di Rabbi Shimon Bar Yochai, insegna che lo Shabbat è un patto segreto tra Dio e Israele. Il termine Le'olam (per sempre) può essere letto come Le'elam (in segreto), indicando una dimensione spirituale intima non accessibile agli idolatri.
  7. Agli idolatri è nota la legge formale dello Shabbat, ma non l'Anima Aggiuntiva (Neshamah Yeterah). Rabbi Shimon ben Lakish spiega che alla vigilia di Shabbat Dio dona all'uomo quest'anima supplementare, che viene tolta al termine della festa, come suggerito dal termine Vainafash (si riposò/riprese anima).
  8. Mishnah: Ognuno deve preparare un piatto (Eruv Tavshilin) alla vigilia della festa che precede lo Shabbat. Abaye discute perché sia richiesto un piatto cucinato e non solo il pane. Si conclude che serve qualcosa di "ghiotto" e non comune. Rabbi Zerah ironizzava sui babilonesi che mangiavano "pane con pane", intendendo che l'Eruv richiede una pietanza che accompagni il pane.
  9. Rabbi Nehumi ben Zechariah precisa che non si può fare l'Eruv con la birra, poiché non è considerata un cibo solido o una "ghiottoneria" sufficiente a rappresentare l'inizio del pasto sabbatico.
  10. Anche piccole quantità, come le lenticchie rimaste sul bordo della pentola o il grasso grattato con un coltello, possono costituire l'Eruv Tavshilin, purché superino il volume di un'oliva (Ke-zayit).
  11. Rabbi Assi insegna che i piccoli pesci salati (che possono essere mangiati crudi) non sono soggetti alla proibizione della "cottura dei pagani" (Bishul Akum), poiché il calore del fuoco non è l'unico modo per renderli commestibili. Tuttavia, se un pagano li prepara in un pasticcio di pesce tritato, l'alimento diventa proibito per il sospetto di mescolanze non permesse.

Note:

  1. Dayssah: Piatto a base di orzo abbrustolito, considerato un cibo semplice ma sostanzioso.
  2. Piccoli pesci: Pesci conservati sotto sale che, essendo pronti al consumo, permettono maggiore flessibilità nelle leggi sulla cottura tra ebrei e non ebrei.