Il foglio 3a del trattato Bezah approfondisce la natura delle restrizioni rabbiniche riguardanti l'uovo nato di festa (Yom Tov), inserendolo in una serie di misure preventive (Ghezerot). Il dibattito si concentra sul concetto di "Hakanah" (preparazione) e sul rapporto tra un cibo e ciò che da esso deriva: l'uovo è considerato parte della gallina o un'entità autonoma? Attraverso il confronto tra Rabbah, Rabbi Yosef e Rabbi Yohanan, la Ghemarah esplora i limiti logici delle precauzioni volte a evitare trasgressioni durante il giorno festivo.

(a) La discussione verte sulla possibilità che il divieto dell'uovo sia una misura preventiva rispetto all'arrampicarsi su un albero per cogliere la frutta. Tuttavia, sorge un'obiezione logica: questa sarebbe una misura preventiva posta a salvaguardia di un'altra misura preventiva (Ghezerah le-Ghezerah), un principio che solitamente i Maestri cercano di non applicare in modo eccessivo.

(b) Rabbi Izhak propone una diversa spiegazione: è una misura preventiva rispetto al consumo del succo che trasuda dalla frutta. Abaye gli chiese: —Per quale ragione il succo che trasuda spontaneamente di giorno festivo è proibito?— La risposta è che si vuole prevenire la spremitura intenzionale del frutto. Anche qui, però, si presenta il problema di una misura preventiva a salvaguardia di un'altra.

(c) Gli altri maestri non seguono l'interpretazione di Rabbi Nachman o quella di Rabbah, poiché non tutti accettano la regola della Hakanah (preparazione necessaria prima del giorno festivo).

(d) Perché Rabbi Yosef non spiega la norma come Rabbi Izhak? Egli risponderebbe che esiste una distinzione fisica: l'uovo è racchiuso interamente nel corpo della gallina, mentre il succo è racchiuso nel frutto, a differenza della frutta esposta tutto il tempo all'esterno.

(e) Anche Rabbi Yohanan ritiene che si tratti di una misura preventiva legata al succo trasudante. Egli riconcilia una apparente contraddizione nei giudizi di Rabbi Yehudah: abbiamo imparato che non si può spremere un frutto per estrarne il succo di festa, e persino se trasuda da solo è proibito. Tuttavia, Rabbi Yehudah afferma: —Se il frutto era destinato a essere mangiato, il succo che ne esce è permesso; se era destinato alla spremitura, è proibito.— Ne deduciamo che per Rabbi Yehudah ciò che esce da un cibo solido è considerato cibo separato.

(f) Questo sembra contrastare con un altro insegnamento di Rabbi Yehudah: —Uno può destinare (Muktzeh) un cesto di frutta nel primo giorno di Rosh Hashanah per mangiarlo il secondo giorno, ma non il primo.—

(g) Rabbi Yohanan risponde che i giudizi possono essere stati modificati o riflettere tradizioni differenti. Poiché i suoi giudizi entrano in contrasto con altri, ne consegue una complessa analisi delle opinioni di Rabbi Yehudah sulla sacralità dei giorni festivi.

Note:

La discussione sembra muoversi tra "cerchi angelici". È interessante notare che Halakhah (norma) e Malakh (angelo) condividono radici concettuali legate al movimento e alla missione. In questo contesto, il termine Ghezerah, usato per indicare la prevenzione, definisce i confini logici e operativi entro cui l'uomo deve agire per preservare la santità del tempo.