Il foglio 4b del trattato Bezah sposta l'analisi dal caso dell'uovo a quello di un ramo caduto da una palma. Il dilemma giuridico rimane il medesimo: la categoria del Nolad (un oggetto "nato" o apparso di sabato o festa) e il concetto di Mukan (preparazione previa). Attraverso dispute tra Rav, Rabbi Yohanan e Rabbi Papa, la Gemara esplora la neutralizzazione degli oggetti proibiti e la natura della santità dei due giorni di festa nella diaspora rispetto a Rosh Hashanah.
(4a-4b) L'oste di Rabbi Papa e il dubbio sulle uova
L'oste di Rabbi Papa (o un uomo che si recò da lui) aveva molte uova deposte di Shabbat e voleva sapere se fosse permesso consumarle nel giorno festivo immediatamente successivo. Rabbi Papa gli chiese di tornare l'indomani. La Gemara nota che, secondo Rav, non sarebbe stato opportuno decidere sotto l'effetto dell'ubriachezza, motivo per cui il saggio rimandò la risposta.
(a) La Halachah secondo Rab
L'indomani Rabbi Papa spiegò che, nelle dispute tra Rab e Rabbi Yohanan riguardo a questi casi (Bezah 5b), la legge segue l'interpretazione di Rab, sia nelle decisioni più permissive che in quelle più rigorose.
(b) Il ramo di palma e la legna da ardere
Rabbi Yohanan sostiene che se un ramo cade da una palma di Shabbat, è vietato usarlo come legna da ardere nel giorno festivo seguente. Sebbene l'uovo sia "pronto" potenzialmente già dentro la gallina, il ramo non era destinato all'uso prima di cadere. Permettere l'uso del ramo il giorno dopo potrebbe indurre le persone a pensare erroneamente che fosse permesso usarlo il giorno stesso della caduta, violando le leggi sullo Shabbat.
(c-d) Neutralizzazione (Bittul) e oggetti proibiti
Rabbi Matenah afferma che se dei rami cadono in un forno durante un giorno festivo, possono essere bruciati se aggiunti a un mucchio di legna già "preparata" (Mukan). La maggioranza del combustibile permesso "annulla" la minoranza proibita. Questo principio di neutralizzazione (Bittul) si applica ai divieti rabbinici, specialmente quando l'oggetto proibito non rimane intatto ma viene consumato dal fuoco, come spiegato da Rav Ashi.
(e-f) La santità dei due giorni nella Diaspora
Si discute se i due giorni di festa (Yom Tov Sheni) abbiano una santità distinta o continua. Rabbi Assi agiva con rigore, recitando l'Havdalah tra il primo e il secondo giorno, ma proibendo l'uovo deposto nel primo per il secondo. Rabbi Zera e Abbaye discutono la logica dietro questa osservanza: nonostante oggi il calendario sia fissato astronomicamente, continuiamo a osservare due giorni per tradizione.
(g-h) L'uso dei padri e Rosh Hashanah
"Abbiate cura degli usi dei vostri padri!". Questo monito serve a prevenire confusioni rituali qualora il governo dovesse emettere decreti che disturbano le comunicazioni. Per Rosh Hashanah, Rab e Shemuel concordano: un uovo deposto nel primo giorno è proibito nel secondo, perché i due giorni sono considerati un'unica "lunga giornata" di santità (Kedushah Achat).
Note e approfondimenti
(b) Il Ramo e l'Uovo: L'uovo è considerato un oggetto "perfetto", già pronto. Per i rami si applica il concetto di Mukzeh: non essendo stati designati come legna prima della festa, non possono essere usati.
(c) Neutralizzazione (Tossafot): Le Tossafot citano la Mishnah Terumot (V, 8) per spiegare come una parte non destinata venga assorbita dal tutto destinato. Viene fatto un parallelo allegorico con l'Erev Rav (la "moltitudine mista") che seguì Israele fuori dall'Egitto, venendo assorbita dal popolo eletto.
(f) I Samaritani: Anticamente si usavano segnali di fuoco sulle montagne per annunciare il novilunio (Rosh Chodesh), ma i Samaritani disturbavano le comunicazioni accendendo fuochi falsi. Per questo si passò all'invio di messaggeri e, successivamente, all'obbligo di osservare due giorni per sicurezza.