Il foglio 5b riprende la questione di Rabbi Eliezer e della sua vigna al quarto anno d'età. Attraverso questo caso, il Talmud esplora un principio giuridico fondamentale: ogni proibizione stabilita da una maggioranza (Minian) richiede una nuova votazione di pari autorevolezza per essere abolita. Si discute inoltre della validità delle regole rabbiniche dopo la distruzione del Santuario e della speranza nella sua pronta ricostruzione.

5b

(A) Rabbi Eliezer voleva rinunciare al suo vigneto a favore dei poveri. Tuttavia, i discepoli gli fecero notare: —Rabbi, i tuoi colleghi hanno già votato in riferimento al tuo caso e lo hanno permesso.— Con "colleghi" si intendeva Rabban Yohanan ben Zakai. Questo dimostra che, se non ci fosse stata una votazione esplicita, il riscatto del frutto non sarebbe stato permesso.

(B) Qual è il significato di Mikdy Ketibh (la Torah dice incidentalmente)? Si prenda l'esempio del Sinai: "Sii pronto al terzo giorno, non ti avvicinare a donna" (Es. 19,15). In seguito Dio disse a Mosè: "Vai a dire loro: ritornate alle vostre tende" (Deut. 5,27). Da questo parallelismo si deduce che ogni proibizione decisa da una maggioranza richiede un'altra maggioranza per essere abolita.

(C) Si potrebbe obiettare che ciò riguardi solo i doveri coniugali. Ma la Torah aggiunge: "Quando lo Yovel (il corno) farà un suono lungo, essi saliranno sulla montagna" (Es. 19,13), sebbene prima fosse stato vietato persino al bestiame di pascolare intorno al monte. Questo conferma il principio: ciò che è stato proibito da una maggioranza richiede una votazione formale per essere rescisso, sia che si tratti di una legge biblica che di una rabbinica (come nel caso della vigna del quarto anno).

(D) Si discute se Rabban Yohanan ben Zakai avesse espresso un voto riguardante l'uovo deposto durante la festa. Abaye spiega che la questione dell'uovo dipende strettamente dall'accettazione dei testimoni per la luna nuova: se le testimonianze non sono ammesse, l'uovo è proibito; se sono ammesse, l'uovo è permesso.

(E) Rabbi Adda e Rabbi Salmon sostengono che l'uovo rimanga proibito anche dopo il tempo di Yohanan ben Zakai. La ragione risiede nel timore per la pronta ricostruzione del Santuario: la gente potrebbe confondersi tra gli anni di esilio (dove Rosh Hashanah dura due giorni per dubbio) e il tempo futuro in cui la santità tornerà a essere una sola, continua.

(F) Perché allora non accettiamo subito le testimonianze sulla luna nuova nel giorno stesso? Perché la testimonianza è affidata a un tribunale (Bet Din), che può gestire il cambiamento normativo, mentre la regola sull'uovo è affidata alla pratica di tutto il popolo, rendendo più difficile prevenire errori rituali.

(G) Rabbah conclude che l'uovo resta proibito. Viene richiamata la regola secondo cui, se la testimonianza arriva dopo l'ora di Minchah, il resto del giorno e il giorno successivo sono osservati come santi. La Halakhah segue l'opinione di Rab sia nei casi rigorosi che in quelli permissivi.

Note al testo:

(A) Vigna del quarto anno: Nel trattato Maaser Sheni si spiega che il prodotto del quarto anno (Reva'i) doveva essere portato a Gerusalemme. Rabbi Eliezer, vivendo dopo la distruzione del Tempio, pensò di facilitare i poveri permettendo loro di godere del frutto, ma dovette sottostare alla decisione collettiva dei saggi.

(B) Lo Yovel: È interessante notare che la Torah usi il termine Yovel e non Shofar. Non si tratta solo di un annuncio rituale, ma dell'annuncio della redenzione e della ricostruzione. Il Daf sottolinea il passaggio da una santità frammentata a una "santità continua" legata all'era messianica.