Il Daf 6a del trattato Bezah affronta una serie di tematiche apparentemente slegate ma connesse da sottili fili logici e legali. Si parte dal paragone tra l'impurità di un uovo e quella di un cadavere (una delle Avot HaTumah), per poi passare alla gestione del lutto durante le festività, al dominio storico dei Parti, e alla complessa ritualità dell'Eruv Tavshilin. Il foglio culmina in una discussione sulla macellazione di animali durante lo Yom Tov e sul silenzio di Rab di fronte alle obiezioni dei suoi colleghi, un silenzio che diventa esso stesso oggetto di analisi rabbinica.
6a.
(A) La sepoltura dei morti e il secondo giorno di festa
Nel primo giorno di una festa solo i Goyim possono occuparsi della sepoltura di un morto; tuttavia, nel secondo giorno (Yom Tov Sheni), anche gli israeliti possono occuparsene personalmente. Questo vale persino per i due giorni di Rosh Hashanah. Viene però sollevata un'obiezione riguardo all'uovo nato di festa: se per l'uovo siamo severi, perché non per il morto? La Gemara risponde che i Rabbini hanno equiparato il secondo giorno di festa a un giorno feriale per rispetto verso il defunto (Kevod HaMet). Per quanto riguarda il calendario, Rabbi Hinena bar Kahana afferma in nome di Rab che dai giorni di Ezra il mese di Elul non è mai stato intercalato (ovvero è sempre di 29 giorni), garantendo la stabilità delle date festive.
(B) Condizioni di sepoltura e il contesto storico
Mar Zutra sostiene che la sepoltura immediata sia permessa solo se il corpo rischia la decomposizione, ma Rav Ashi ribatte che il morto non deve mai restare insepolto. Per facilitare ciò, i Saggi hanno permesso persino di tagliare il sudario o rami di mirto durante il secondo giorno. Rabina aggiunge una nota storica: oggi che ci sono i Kheber (autorità persiane/partiche), la situazione è più complessa. Rashi spiega che sotto il dominio dei Sassanidi, se gli ebrei fossero stati visti lavorare per i morti in entrambi i giorni di festa, i persecutori avrebbero imposto lavori forzati in ogni festività.
(C-D) L'Eruv Tavshilin a Rosh Hashanah
Rabina, sedendo davanti a Rav Ashi durante Rosh Hashanah, lo nota turbato: il Maestro aveva dimenticato di preparare l'Eruv Tavshilin (la procedura che permette di cucinare di venerdì festivo per lo Shabbat). Si discute se sia possibile prepararlo "con riserva" durante il primo giorno per il secondo. Rabbah distingue tra i due giorni di festa della Diaspora e i due giorni di Rosh Hashanah, che sono considerati un'unica "lunga giornata" di santità (Kedushah Achat). La scuola di Nehardea, invece, è più indulgente persino riguardo all'uovo.
(F-G) Macellazione e il feto (Mukan)
Viene discusso il caso di una gallina macellata durante un giorno festivo. Rab la proibisce, mentre Shemuel e Rabbi Yohanan la permettono purché avvenga tramite Shechitah (macellazione rituale). Rabbi Kahana e Rabbi Assi incalzano Rab: —Che differenza c'è tra questo e un vitellino nato di festa?— Rab risponde che il vitellino è Mukan (già "pronto" o designato nell'utero della madre). Ma quando gli chiedono la differenza tra il vitellino e la carne Trefah (non kosher), Rab rimane in silenzio. Rabbah (o Rabbi Yosef) tenta di giustificare il silenzio: Rab avrebbe potuto rispondere che la carne Trefah è Mukan almeno per i cani.
Note e Rashi:
L'uovo e il Molad: Esiste una connessione etimologica profonda. L'uovo è Nolad (nato), mentre il novilunio è Molad; entrambi derivano dalla radice Yalad (partorire/generare). Ciò lega la nascita fisica alla rinascita astronomica del mese.
Kheber: Allude alla dominazione dei Sassanidi su Erez Israel. Il "governo malvagio" (Rasha) dei Persiani opprimeva Israele e osservava i loro costumi per revocare le esenzioni dai lavori forzati.