La pagina prende le mosse dall'esegesi del passo biblico riguardante la Emeq (profondità della valle). La Gemara afferma che tale termine allude alle profondità dell'Halakhah. Secondo Rabbi Yochanan, persino Yehoshua trascurava temporaneamente il sacrificio pomeridiano nel Tempio per dedicarsi allo studio profondo (umka) delle leggi divine.
Rabbi Shmuel Ben Unia sosteneva che lo studio della Torah avesse una valenza superiore al sacrificio quotidiano (Tamid). Tale affermazione introduce una serie di riflessioni sulle priorità tra lo studio, il servizio nel Tempio e gli obblighi verso il prossimo.
a—b. Yehoshua fu trattenuto dalle "profondità dell'Halakhah". Rabbi Shemuel Ben Unia ribadisce la superiorità dello studio rispetto al sacrificio citando il verso —sono ora venuto— (Giosuè 5:14). Non vi è contraddizione: in un caso si parla dello studio di un individuo, nell'altro di quello dell'intero popolo. Tuttavia, anche lo studio individuale possiede una rilevanza tale da influenzare la pratica rituale.
c. Viene citata una consuetudine legata ai giorni di festa e ai lamenti funebri. Rabbi Ishmael osserva che durante il Capomese, Hanukkah e Purim, le restrizioni sulle lamentazioni pubbliche cambiano. Rabbah Ben Unia precisava che le festività non impongono restrizioni allo studente della Torah, fatta eccezione per Hanukkah e Purim, poiché in questi giorni la celebrazione del miracolo pubblico interrompe persino le lezioni formali (Talmud Torah).
d—e. Rabbah analizza la gerarchia tra il servizio nel Tempio e la lettura della Meghillah: quest'ultima ha la priorità. Allo stesso modo, tra lo studio della Torah e l'obbligo di una Met Mitzvah (il precetto di seppellire un morto che non ha nessuno che si occupi di lui), la sepoltura ha la precedenza. Lo studio può essere interrotto anche per onorare un funerale o per condurre una sposa alle nozze.
f. Anche rispetto ai sacrifici più importanti, come l'agnello pasquale o la circoncisione, il dovere di seppellire una Met Mitzvah prevale. Il testo biblico (Num. 6:7) specifica che persino un Nazireo, che non deve contaminarsi per i parenti stretti, ha l'obbligo di farlo per una Met Mitzvah.
h. Rabbah pone un dilemma: tra la lettura della Meghillah e la Met Mitzvah, cosa precede? Sebbene la Meghillah proclami il miracolo (Pirsumei Nissa), il rispetto dovuto agli esseri umani (Kevod HaBriyot) è talmente grande da superare i divieti della Torah.
i—l. Rabbi Yehoshua Ben Levi discute la definizione legale di "città murata". Una città comprende tutto ciò che l'occhio percepisce come tale, sia esso "aggiunto" (edifici vicini) o "visibile" (situato in cima a una collina). Al contrario, una città in una valle potrebbe essere aggiunta ma non visibile. Per godere dello status di "città murata" (fondamentale per la data di Purim e le leggi sulla vendita delle case), le mura devono aver preceduto la costruzione delle abitazioni.
m—n. Una città è definita tale solo se risiedono almeno dieci uomini disoccupati (Batlanim) dediti alla comunità, capaci di garantire costantemente il Minian in sinagoga. Se mancano, la città è legalmente un villaggio. Infine, una città devastata e poi ricostruita mantiene lo status di "murata" se le mura originali risalivano all'epoca di Yehoshua Bin Nun, anche se attualmente distrutte.
Commento
L'opposizione tra le feste della Torah e quelle di istituzione rabbinica (Purim e Hanukkah) è evidente: in queste ultime, la gioia e il ricordo del miracolo interrompono persino lo studio. La discussione sulla città murata riflette probabilmente la condizione di Gerusalemme, simbolo di ricostruzione e continuità per il popolo d'Israele.