Il trattato Shabbat si apre con una Mishnah celebre e apparentemente enigmatica riguardante il trasporto degli oggetti tra dominio pubblico e privato. Attraverso l'esempio del povero (all'esterno) e del padrone di casa (all'interno), i Maestri definiscono le otto situazioni possibili di scambio, distinguendo tra atti responsabili (colpevoli) e atti assolti. Il foglio 2a esplora non solo la casistica legale, ma anche il significato filosofico della responsabilità e del confine tra sacro e profano.
Mishnah: Sul trascinare fuori di Shabbat vi sono due situazioni che diventano quattro per chi sta dentro e due che diventano quattro per chi sta fuori. Come sarebbe? Sia un povero fuori e il padrone di casa dentro:
- Se il povero sporga dentro la sua mano e dia qualcosa nella mano del padrone.
- O se prenda qualcosa da essa ed esca; il povero è responsabile e il padrone è assolto da responsabilità.
- Se il padrone di casa sporge la sua mano fuori e dà una cosa in quella del povero.
- O se toglie una cosa da essa e la introduce in casa; il padrone è colpevole e il povero è assolto.
- Se il povero sporge dentro la mano e il padrone ne toglie qualcosa.
- O se vi depone qualcosa; sono entrambi assolti.
- Se il padrone sporge fuori la mano e il povero toglie da essa qualcosa.
- O se dà qualcosa in essa che l'altro introduce (in casa); ambedue sono assolti.
Ghemarah: I falsi voti sono due che diventano quattro (Lev. 5,4-7), le forme di consapevolezza dell'impurità sono due che diventano quattro, le forme in cui la lebbra appare sono due che diventano quattro, i trasporti dello Shabbat sono due che diventano quattro.
I commentatori si sono dilungati sul perché la Mishnah Shabbat cominci con questa "filastrocca" sui trasporti. Vi è un "io" (il padrone) e un "lui" (il povero). C'è un privato (la casa) e un pubblico (il fuori). Uno scambio io-lui non è permesso quando è anche uno scambio fra il dentro e il fuori. Se ambedue sono fuori o ambedue sono dentro, lo scambio è permesso. D. nota come questo ricordi il principio dialogico di Martin Buber.
A. propone una lettura allegorica: il povero è l'uomo e il padrone è Dio. La casa del padrone è lo Shabbat, i giorni profani sono la —distesa in mezzo alle acque—. Uomo e Dio possono comunicare se si trovano entrambi nel profano o entrambi nello Shabbat, ma non possono scambiare tra sacro e profano (Hol). Ecco perché i figli di Aronne furono inceneriti: portarono "fuoco estraneo" nel santuario.
La Ghemarah paragona la ricerca della responsabilità (Hayav) alla presa di coscienza di colui che si accorge di essere impuro. Coscienza e responsabilità sono il fulcro delle leggi dello Shabbat: —Vi santificherete e sarete santi—. Il confronto con la lebbra serve a mostrare come le macchie individuate dal sacerdote vadano da uno stadio di salute al "tutto bianco" (paradossalmente puro). I divieti concernono gli stadi intermedi.
Rabbi Ovadiah da Bertinoro commenta: —Due che sono quattro: in due casi dalla Torah lo sposo incontra il padrone di casa con una persona, ed entrambi sono responsabili del peccato—. Rashi aggiunge che nel trattato Shevuot i voti per il male e per il bene sono due, comportando l'obbligo di un sacrificio di olocausto.
Levitico (5,1-6) sull'impurità e i falsi voti: —Se una persona peccherà... o qualora la persona abbia giurato, pronunziando con le sue labbra, di fare del male o del bene... dovrà confessare la cosa per cui ha peccato e porterà il suo sacrificio (Asham) ad Hashem—. Cosa significa "per il bene o per il male"? Rashi commenta: —Per il male: verso se stesso (giuro che non mangerò); per il bene: verso se stesso (giuro che mangerò)—.
Shabbat 2b: Perché qui è stabilito "due che sono quattro"? Perché trattandosi dei fondamenti dello Shabbat, si insegnano i lavori principali (Avot) e quelli derivati (Toledot). Portare fuori è il lavoro principale; portare dentro è il derivato. L'universo degli atti (Asher Asot) è generato da atti primari, proprio come i sette giorni della creazione (Ma'ase Bereshit).