Mishnah: Qual è l'ordine dei digiuni pubblici? L'arca (Tevah) viene portata fuori in uno spazio aperto della città e viene posta della cenere su di essa, sulla testa del Nasi e su quella dell'Av Bet Din. Ciascuno mette cenere sulla propria testa; il più anziano tiene un discorso commovente citando i niniviti: Dio non vide il loro digiuno, bensì le loro opere e il loro pentimento. Come sta scritto: —Stracciate il vostro cuore, non le vostre vesti—.

Gemara: Perché si esce in uno spazio aperto? Rabbi Chiya Ben Aba spiega che ciò serve a esprimere un concetto: —Abbiamo pregato in privato ma non siamo stati ascoltati, ora ci umilieremo in pubblico.— Resh Lakish aggiunge: —Abbiamo esiliato noi stessi, possa il nostro esilio testimoniare per noi.—

A. sostiene che si tratti di una "magia della pioggia", ma gli altri dissentono. Come a Sukkot l'altare viene asperso con l'acqua, così si asperge la comunità con la terra (cenere). In primo luogo si asperge la Torah. Perché essa dovrebbe umiliarsi? L'aspersione non è l'unico rito: oggigiorno, durante il Bar Mitzvah o a Simchat Torah, non si lanciano forse caramelle? Dalle ceneri al miele, parafrasando Levi-Strauss.

B.: In Polonia si usava lanciare uva passa.

A.: Certo, come il lancio del riso nelle nozze di altri popoli. È un simbolo di pioggia, fertilità e buon augurio. Anche i simboli di contrizione seguono forme di "magia omeopatica".

L.: Ma non lo sono; vedete la spiegazione di Resh Lakish. Non è l'umiliazione della Torah, ma l'esilio della Torah e del popolo. Oggigiorno si fa uscire il rotolo dicendo: —Alzati o Signore e distruggi i tuoi nemici—; si innalza il rotolo e si dice: —Innalziamo il Signore nostro Dio—. Poi si compie un giro intorno con un movimento antiorario, come le progressioni della luna. Sono gli antichi movimenti dell'Arca dell'Alleanza portata in battaglia.

Quando la Torah ritorna nell'armadio sacro si recita: —Ritorna alla tua dimora... Torna, Signore, alle schiere di Israele, facci tornare e ritorneremo, rinnova i nostri giorni come in antico—. Il giro rappresenta l'intera storia del popolo ebraico: dall'esilio al ritorno.

A. meditava: è un Tiqun, una pratica nomica. È l'esilio della Torah dal suo luogo, cioè della Shekhinah da Dio, e il suo ritorno ciclico come la luna. L'azione degli ebrei favorisce il ritorno delle "lettere" al loro luogo, ovvero il mondo a venire. È una forma di preghiera che accosta il simbolismo senza sfociare nella magia, che è esplicitamente proibita.

A. conclude che il simbolismo è centrale. Seguire il rotolo per alcuni passi è un atto di devozione verso la parola divina, l'unica teofania possibile nel monoteismo. A Roma gli anziani usavano l'espressione —prega' li sefarim— per indicare questa pia devozione verso i libri della Legge.