Una discussione notturna sulla natura del male e della giustizia divina: il foglio 18b del trattato Taanit riporta il tragico e leggendario incontro tra l'imperatore Traiano e i fratelli Pappus e Lulianus a Laodicea. Attraverso il confronto tra figure storiche come Nabucodonosor e i tiranni moderni, i Maestri esplorano il paradosso del "malvagio di successo" e il ruolo dei grandi conquistatori come strumenti involontari della volontà celeste.

Cos'è il giorno di Traiano? Sul punto di mettere a morte Lulianus e suo fratello Pappus a Laodicea, Traiano disse loro: —Se voi siete della stessa nazione di Mishael, Hanania e Azaria, che il vostro Dio vi venga a salvare dalle mie mani, come li salvò dalle mani di Nabucodonosor.—

Essi risposero: —Hanania, Mishael e Azaria erano dei giusti perfetti che meritavano il miracolo, e Nabucodonosor era un buon re, egli meritava che il miracolo avvenisse attraverso un suo intermediario; ma tu sei un comune mascalzone e non meriti altrettanto. Quanto a noi, siamo condannati alla morte in ogni caso: se tu non ci uccidi, l'Onnipresente ha ben altri strumenti per farci morire, come orsi, leoni e tigri. Se il Santo (Benedetto Egli sia) ci lascia nelle tue mani, è solo perché è pronto a domandare il conto del nostro sangue.—

Malgrado ciò, Traiano uccise i due fratelli. Si dice che non avesse nemmeno lasciato il luogo quando giunse un ordine da Roma: gli si fracassò il cranio a colpi di bastone.

C. esultò, era finalmente nel suo campo. Ecco l'incontro con il male; tenete presente che Nabucodonosor è colui che ha assistito al primo incendio del Tempio. E i miracoli che ha visto sono stati gli angeli che dal cielo hanno portato il fuoco sul santuario. —Heillal ben shachar— (Isaia 14,12), —tu cadrai, luminosa stella mattutina...— è il verso famoso da cui la Vulgata trae —Lucifer, filius tenebris...—. È il paradigma del demoniaco e si tratta del re di Babilonia. Eppure il Talmud dice che si tratta di un "buon re"!

Certo, un buon re nel senso di grande figura storica, come Napoleone o Pietro il Grande. Un uomo che ha segnato la storia dell'umanità, non un volgare mascalzone come i dittatori di questo secolo. Anche un "buon re", nella sua malvagità, è strumento del cielo, come è scritto: —ed Egli indurì il cuore del Faraone—.

L. ammonisce: —Attenzione a non fare filosofia della storia. È forse il massimo errore di Spinoza quando dice: "La mente umana ha una conoscenza adeguata dell'essenza eterna e infinita di Dio" (Etica II, prop. 47). Non ci è dato di chiederci il perché della felicità del malvagio e delle sofferenze del giusto.—

Ciò che mi trova d'accordo è considerare la grandezza, comunque essa si presenti, come prova della potenza (Ghevurah) divina; ma da qui a giustificarla si finisce per scusare ogni male purché sia "grande". Torquemada fu un grande, anche perché riuscì ad amalgamare la Spagna, ma la sua malvagità lo pone tra i figli di Amalek. Tito era considerato la "delizia del genere umano", eppure... No, la storia che ci interessa non è quella della grandezza degli imperi: è quella di un popolo prescelto per portare la tradizione ininterrotta che è pari all'esperienza (Yehuda Halevy, Cuzari).

C'è in questa nostra lunga storia una bilancia che dà luce e la nasconde, uccide e fa sopravvivere, esilia e fa ritornare gli esuli: —Il cerchio ruota in avanti o indietro e il suo motto è questo: niente in alto eccelle nel bene Oneg (il piacere), niente in basso eccelle nel male Nega (la piaga)— (Sefer Yetzirah II, 4).

Sembra uno dei libri mistici dell'Asia. L. rispose: —Lo è. Siamo un popolo asiatico.— L. sbadigliò e salutò la comitiva stanca per la tarda ora. Per quella sera era tutto. C. mormorò qualcosa in ebraico e si aggiornarono.