A fianco della Torah scritta, l'Yetziat Mitzraim (l'Esodo dall'Egitto) viene tramandato da uno sciame di racconti orali che nei secoli si sono sedimentati nel Midrash e nel Talmud. Sono solo favole morali o offrono un contributo reale al ricercatore? Analizziamo sette racconti del Midrash che parlano del Monte Sinai, esplorando il legame tra mito, topografia e verità spirituale.

1. La corsa delle montagne

Quando il Santo, Benedetto Egli Sia, scese dal cielo per donare la Torah sul Sinai, le montagne tutte corsero a contendersi questo onore. Il monte Tabor venne da Beth Elim e il Carmelo dal territorio di Apamea. Ma su tutte esse era già stato fabbricato un altare idolatra. Solo il Sinai, su cui non vi erano stati sacrifici pagani, fu scelto per la Rivelazione.

Il Midrash ci tramanda una pluralità di montagne sacre, ma identifica la nostra montagna con il nome di Gavnunim (monte dai molti picchi). Altri maestri aggiungono che non fu scelta la più alta delle montagne, ma la più bassa e umile, a indicare che l'umiltà è la virtù che precede la profezia.

2. I nomi del Sinai

La Scrittura indica almeno tre nomi: Har Ha-Elokim (Montagna Divina), Har Sinai e Har Horev. Secondo il Midrash, si chiamerebbe Sinai perché su questo monte il Signore ha "odiato" (sanah) gli angeli (per dare precedenza all'uomo) e amato l'umanità. Si chiama Horev dalla parola Herev (spada), perché la Legge divina è come una spada che recide l'errore.

Secondo altri racconti, i nomi sono cinque o sei, includendo Zin (dai comandamenti che danno luce al volto, Ziv), Kadesh (santificazione), Kedemot (priorità del popolo) e Paran (fruttificazione). Queste etimologie mostrano come una pluralità di significati sia associata a un unico evento fondante.

3. La montagna rovesciata

Uno dei racconti più celebri recita: "Sotto il melo ti ho trovato". Israele fu piazzato sotto il monte, e Dio disse: "Se accetterete la mia Torah sarà bene per voi, altrimenti rovescerò la montagna su di voi e vi schiaccerò". I Maestri individuano in questa immagine tre storie fuse:

  • Il Sinai è l'Albero della Vita: Sinai e Seneh (il roveto ardente) hanno la stessa radice.
  • Il popolo viene accolto dentro il recinto sacro ai piedi della montagna, che sembrava sollevarsi fino al cielo.
  • Il popolo ebbe una prova simile al passaggio del mare, sentendosi stretto tra le cime della montagna.

4. Il suono dello Shofar

La tradizione vuole che le voci del Sinai venissero dai quattro angoli della terra e che il suono dello Shofar (corno d'ariete) crescesse oltre la capacità umana. "Il suono dello Shofar andava sempre più rafforzandosi" (Ex. 19,19). Questo dato offre un'indicazione topografica: una valle tra montagne che amplifica acusticamente il suono del corno.

5. Le parole incise

I precetti si dividono in Huqim (incisi/graffiti) e Mishpatim (detti con le labbra). Le parole sulle tavole furono graffite "dal dito di Dio". Oltre alle tavole del Sinai, la tradizione cita le pietre del monte Eval, dove Giosuè scrisse una copia della Legge. Si dice che queste tavole fossero scritte in tutte le lingue del mondo, per essere comprensibili a ogni nazione.

6. Storicità e Psicoanalisi

Paradossalmente, parte del Midrash è canonizzato anche nel Corano e nella tradizione islamica. Sebbene l'esegesi moderna (come Spinoza) avesse inizialmente negato valore a queste tradizioni chiamandole nugae rabbinorum (sciocchezze dei rabbini), studi recenti le considerano fonti autonome fondamentali.

Un esempio illuminante riguarda il commento di Rashi (XI secolo) su Esodo 10,10. Rashi parla di una "stella del male" chiamata Rajah. L'egittologia moderna conferma che Ra è il dio del sole egizio. Come poteva Rashi conoscere tale connessione? Questo suggerisce che il Midrash conservi frammenti di verità storica e culturale antichissima.

7. Conclusione: L'Inconscio della Rivelazione

I commentatori contemporanei, come il Rabbino Safran, considerano la coppia Scrittura-Midrash simile alla coppia Conscio-Inconscio in psicoanalisi. Il Midrash rappresenta l'inconscio collettivo del popolo ebraico. Ogni simbolo va interpretato, seguendo il detto dei Pirkei Avot: "Voltala e rivoltala, perché in essa c’è tutto".


Note:
1. Genesi Rabbah 99; 2. Esodo Rabbah LI, 8; 3. Talmud Shabbat 89a; 4. Shir HaShirim Rabbah VIII, 3; 5. Martin Buber, "Mosè".