A fianco alla Torah scritta, l'Yetziat Mitzrayim (l'Esodo dall'Egitto) viene raccontato da uno sciame di racconti orali che nei secoli si sono sedimentati nel Midrash e nel testo del Talmud. Essi sono solo favole morali? Danno un contributo al ricercatore? Portiamo ad esempio sette racconti dal Midrash che parlano del Monte Sinai.

La corsa delle montagne

Quando il Santo, Benedetto Egli Sia, scese dal cielo per donare la Torah sul Sinai, le montagne tutte corsero a contendersi questo onore, ciascuna di esse dicendo: "La Torah sarà rivelata su di me". Il monte Tabor venne da Beth Elim e il Carmelo dal territorio di Apamea. Ma su tutte esse era stato già fabbricato un altare idolatra. Solo il Sinai, su cui non vi erano sacrifici idolatri, fu scelto per ospitare la rivelazione.1

Il Midrash ci tramanda qui una pluralità di montagne sacre, tutte disponibili ad accogliere la Torah di Mosè. Ma solo una delle montagne possibili è la nostra montagna da cui nasce la nostra storia, ed essa è identificata con il nome di monte Gavnunim, monte dai più picchi. Aggiungono altri Midrashim che non fu scelta la più alta delle montagne, ma la più bassa e umile, in onore all'umiltà, che è la virtù che precede la profezia.

I nomi del Sinai

Quanti sono i nomi del Sinai? La Scrittura ce ne indica almeno tre: "Har Ha-Elokim" (montagna divina), "Har Sinai", "Har Horev". Perché si chiamerebbe Sinai? Secondo il Midrash, perché su questo monte il Signore ha odiato (sanah) gli angeli e amato il genere umano. Perché si chiama Horev? Dalla parola Herev (spada), perché la Legge divina è considerata una spada.2

Ma non solo questi nomi ha il Sinai: secondo un altro racconto esso ha cinque nomi: Har Ha-Elokim, Montagna di Bashan, Har Gavnunim (monte dei picchi), Har Horev, Har Sinai.

Perché si chiamerebbe montagna di Bashan? Dall'espressione Be-Shen ("con i denti"), perché ciascun cibo che l'uomo addenta è stato detto e donato dal Sinai.3

Ma un altro Midrash ancora ci parla di sei nomi: monte Sinai, perché il suo nome sarebbe stato Simanai (monte dei segni); deserto di Zin, perché qui ebbero gli Israeliti i comandamenti (Ziv significa infatti "volto"); deserto di Kadesh, perché qui gli Israeliti vennero santificati (Kadosh); deserto di Kedemot, perché a causa di questo evento venne conferita la priorità al popolo ebraico (Kedumah); deserto di Paran, perché fruttificarono (Paru) gli Israeliti.4

Questi Midrashim sulle etimologie popolari dei nomi del monte Sinai ci mostrano come una pluralità di significati e di eventi siano associati alla montagna. Essi si fondano sui versi dell'Esodo e dei Salmi e ci mostrano che la strada percorsa dagli Ebrei è una strada ricca di nomi e di significati già frequentati, e che dunque gli esodi e le montagne sacre dei popoli della zona sono molteplici. Esso ci avverte anche che molti monti potrebbero pretendere di essere il monte Sinai. I Samaritani rivendicano infatti il monte Gherizim come monte sacro. Ma, affermano i maestri, uno solo dei monti è la fonte della nostra storia.

La montagna rovesciata

Il più strano, forse il più conosciuto fra i racconti del Sinai: "Sotto il melo ti ho trovato". Così Israele fu piazzato sotto il monte, che è chiamato anche l'albero di melo, e il Santo Benedetto Egli Sia gli disse: "Se accetterete la mia Torah sarà bene per voi, altrimenti rovescerò la montagna su di voi e vi schiaccerò".5 Dicono i Maestri che quando un Midrash è contraddittorio e contorto esso è la fusione di più storie. Eccone almeno tre che si possono individuare:

  1. Il Sinai è l'albero della vita, infatti Sinai e Seneh (il roveto ardente) hanno la stessa radice.6
  2. Il popolo viene raccolto sotto la montagna. "Si avvicinò e venne sotto la montagna", ovvero il popolo venne accolto dentro il recinto sacro dei termini che erano sotto la montagna e indotto a giurare per la legge sulla propria vita; la montagna venne sollevata nell'alto del cielo.
  3. Il popolo ebbe una prova simile al passaggio del mare, ad esempio venne raccolto fra le cime della montagna, dove gli venne minacciato che la montagna franasse su di lui.

Il suono dello Shofar

La tradizione vuole che le voci del Sinai venissero dai quattro angoli della terra, e che il suono del corno d'ariete (Shofar) andasse crescendo oltre ciò che è un suono umano, come è scritto nell'Esodo: "Il suono dello Shofar andava sempre più rafforzandosi; Mosè parlava e D-o gli rispondeva con la voce" (Ex. 19,19).

Anche questo Midrash è spiegabile. Il verso della Torah e i Midrashim ad esso connessi danno un'indicazione topografica: un luogo in cui il suono rimbomba è una valle fra due montagne che funziona amplificando il suono del corno.7

Le parole incise

Perché le leggi e i precetti dati dal monte Sinai si chiamano Chukkim e Mishpatim? Chukkim significa letteralmente inciso, graffito e Mishpatim significa letteralmente detto con le labbra, cioè tradizione orale. Ma la tradizione ebraica ce ne dà un altro significato: Chukkim sono i "comandi del Re", cioè tutti i tabù che non ci è dato di spiegare, e Mishpatim sono gli altri precetti.

Forse allora i graffiti rappresentano i tabù che il popolo ha da un'epoca antichissima? E come sono graffite le parole sulle tavole? "Con il dito di D-o", ci dice l'Esodo, ma abbiamo anche nel libro di Giosuè della Legge graffita sulle pietre al tempo del successore di Mosè: "Allora Giosuè costruì un altare al Signore Idd-o d'Israele sul monte Eval come aveva comandato Mosè, servo del Signore... La terra sulle pietre scrisse poi una copia della Torah di Mosè". Dunque oltre le tavole del Sinai, ci sarebbero le pietre del monte Eval. La tradizione orale ci dice che queste tavole erano scritte in tutte le lingue del mondo, cioè in una lingua comprensibile a tutti i popoli del mondo.

Qual è la storicità della tradizione orale?

Per secoli la battaglia della Chiesa contro il Talmud si è accompagnata ad una negazione di gran parte della tradizione orale ebraica. Paradossalmente una parte del Midrash è canonizzato nella Scrittura (Corano) e nella tradizione islamica, che anch'essa ha storie dell'Esodo analoghe alle storie della Torah orale. L'esegesi moderna all'inizio aveva negato (v. Tractatus di Spinoza) qualsiasi fondamento alle tradizioni orali, chiamandole NUGAE RABBINORUM. Dopo gli importanti lavori di Ginzberg (The Legends of the Jews) e Rubinstein (L'immaginazione religiosa), è ripreso lo studio del Midrash come fonte autonoma.

C'è un verso dell'Esodo e un Midrash ad esso connesso che sono illuminanti: "Pensateci perché il male (ra'ah) è avanti a voi" (Ex.10,10). Un Midrash dice che c'è una stella chiamata male (Ra'ah)... E questo è ciò che disse il Faraone: "Vedete il simbolo Ra (il dio sole) che è dinanzi a voi".8

Ora, tutto il Midrash si regge sul gioco di parole fra Ra, dio egiziano del sole, e la parola ebraica ra'ah che significa male. Come faceva Rashi nell'XI secolo E.V. a conoscere la moderna egittologia?

I commentatori più recenti considerano la coppia Scrittura-Midrash come la coppia Conscio-Inconscio in psicoanalisi, in cui il Midrash rappresenterebbe l'inconscio collettivo del popolo ebraico, o per il Rabbino Safran di Ginevra, il livello inconscio della rivelazione divina. Questi racconti, con la loro messe autonoma di simboli, sono una costellazione, uno sciame che precede e segue la Torah scritta. Ogni simbolo va dunque interpretato, non negato, secondo l'antico detto: "Voltala e rivoltala perché in essa è tutto" (Pirkei Avot).


1. Genesi Rabbah 99
2. Esodo Rabbah 51, 8
3. Talmud Shabbat 89a, Midrash Rabbah Esodo 2, 4
4. Talmud Shabbat 89a
5. Shir HaShirim Rabbah 8, 3
6. Notato da Martin Buber nel suo saggio "Mosè"
7. V. Rashi ad loc. cit.
8. Rashi ad Ex. 10, 10