Alle correnti di rinnovamento della tradizione va ascritto l'ebraismo caraita, che deriva il suo nome dal termine ebraico qarah (lettura), a indicare l'attribuzione di valore sacro ed esclusivo alla sola Torah scritta, rigettando la tradizione orale del Talmud.

Il caraismo si propone come un ritorno alla Legge di Mosè, un ritorno alla parola scritta dell'Antico Testamento, in opposizione al giudaismo rabbinico e richiamandosi idealmente alla dottrina essena del "Maestro di Giustizia".

Quando, nel VII secolo, l'Impero Islamico conquistò il Medio Oriente, i musulmani, non avendo interesse a imporre la pratica della religione islamica agli ebrei, concessero loro un grado di autonomia sulla base dell'istituto dell'Esilarcato. Fu questa un'ulteriore occasione per la diffusione della forma egemone di ebraismo, il rabbinato, al quale tuttavia numerose comunità dell'Est europeo si opposero, non avendo mai avuto contatti con il Talmud. Nell'VIII secolo, Anan ben David riuscì a ottenere dal califfato il riconoscimento di un secondo Esilarca per coloro che rigettavano il Talmud e tenevano fede alla sola Torah: i Karaim.

La dottrina karaita, ancorata alla Legge di Mosè, riconosce i Vangeli e il Corano come emanazioni dello stesso Libro Celeste, il cui fondamento risiede nei Dieci Comandamenti, intesi come chiave di comprensione della Torah. Il caraismo afferma l'immortalità dell'anima e la responsabilità personale di ogni essere umano, mentre nega l'autorità di ogni clero e la forza di ogni cerimonia o precetto che non sia esplicitamente contenuto nella Scrittura.

In questo senso esiste un'importante tradizione karaita di studio e commento della Torah sviluppata intorno all'anno Mille dall'Accademia Bakhtawy a Gerusalemme, nel quartiere Zela Eleph. Lo studio della Torah è considerato il momento più alto della spiritualità umana.

Per contro, i Karaim non osservano una liturgia rabbinica obbligatoria; la spiritualità si manifesta attraverso la recitazione dello Shemà, dei Salmi (Tehillim) e la composizione di musica e poesia religiosa. Probabilmente, la forza di questa dottrina risiede nella sua capacità di negare ogni aggiunta rispetto al nucleo originario e di affermare la propria recettività rispetto alle diverse emanazioni della tradizione monoteista.

La dottrina caraita sostiene che ogni essere umano ha il diritto e il dovere di studiare e interpretare la Torah secondo il proprio intelletto e la propria coscienza, seguendo la via che nel proprio intimo viene ritenuta corretta. È proprio quest'opera incessante di studio e conoscenza a tracciare la via per la crescita e l'emancipazione spirituale verso forme immateriali che tendono alla luce.