Questo studio è effettuato secondo il metodo tradizionale che consiste nell'approfondimento del senso di un versetto o di alcune parole specifiche, piuttosto che limitarsi a idee generali. L'analisi si poggia sul commentario di Rashi e sulle sue fonti classiche.

Si potrà fare riferimento al capitolo 21 del testo di Lev Gompers che spiega ampiamente il metodo di Rashi.

La prima Mitzvah concerne il dono di mezzo Sheqel (moneta dell'epoca). Il termine Ki Tissa viene generalmente tradotto con — quando farai il censimento dei figli d'Israele — tuttavia Rashi precisa che il verbo significa propriamente — ricevere — come riporta anche la traduzione di Onqelos (Leshon qabalah ketargumo). Ciò significa che quando vorrai valutare il numero dei figli d'Israele, non li conterai uno per uno, ma riceverai da ciascuno di loro un mezzo Sheqel; contando queste monete conoscerai il numero esatto dei membri del popolo.

Metodo per studiare un commentario di Rashi

Quando studiamo un commentario di Rashi, ci poniamo sempre quattro domande fondamentali:

  1. Su quale problema specifico Rashi ha puntato per provare il bisogno di chiarire?
  2. Per quale via apporta la soluzione a un problema? (Attraverso un ragionamento, per deduzione logica da un versetto, da un altro commentario o dalla traduzione di Onqelos?)
  3. Quali sono le fonti da cui deduce la spiegazione ma che non cita esplicitamente?
  4. Quale errore o inversione di senso avremmo commesso senza l'aiuto di Rashi?

Applicazione del metodo

Problema 1: Su quale problema Rashi ha puntato per provare il bisogno di chiarire?

È l'impiego del verbo Tissa che gli sembra curioso o particolare per esprimere l'idea del censimento, poiché sarebbe stato più semplice impiegare il verbo "contare".

Bisogna sapere che la sorpresa è il metodo sistematico dei commentatori e, seguendo il loro esempio, ogni ebreo che ragiona deve stupirsi. Si dice allora Tamua, che significa sorprendente, bizzarro, incomprensibile, qualcosa che suscita sorpresa (Rashi ci mostra questo metodo in Bereshit 18,25; 41,38 oppure in Bamidbar 32,6, in Isaia 45,11 e 53,2 o in Giobbe 15,2).

Problema 4: Quale errore di inversione avremmo fatto senza l'aiuto di Rashi?

Quello di vedere solo un "censimento" invece di un "accoglimento". Rashi ha detto Leshon qabalah ketargumo (Tissa è un termine che indica accoglimento, come indica la traduzione di Onqelos che è, in effetti, Are teqabel).

Rashi ci ha dunque indicato che la via per la quale è pervenuto a questa conclusione (problema 2) è la traduzione aramaica di Onqelos.

Ma l'ebraismo non procede per argomenti dogmatici e questo riferimento a Onqelos non esaurisce la fonte a cui si appoggia Rashi stesso: egli indica un problema senza dirne di più, ed è solo conoscendo il suo metodo analitico che lo comprendiamo appieno.

Se noi ci poniamo le domande che Rashi ha codificato, egli ci aiuta a trovare una soluzione aprendoci le porte della conoscenza di uno dei significati profondi del verso in questione.