"Questa è la mia alleanza (Berith) che voi osserverete, tra Me e voi e la vostra discendenza. Tutti i maschi tra di voi saranno circoncisi. Voi circonciderete la vostra carne e questo sarà il segno dell'alleanza tra Me e voi. Tutti i maschi, all'età di otto giorni, nelle vostre generazioni, saranno circoncisi" (Gen. 17,10-12).
Quando il bambino ha otto giorni, se non ci sono controindicazioni mediche, deve essere solennemente introdotto nell'alleanza di Abramo, in sinagoga o nella propria casa, possibilmente di mattina poiché gli zelanti si affrettano a compiere la mitzvà. Un tempo, eccetto che in circostanze eccezionali, la cerimonia si svolgeva sempre in sinagoga, immediatamente dopo l'ufficiatura mattutina.
Il mohel, il circoncisore, almeno nelle comunità occidentali svolge anche la funzione di chazzan o comunque si riserva la recitazione del Cantico del Mar Rosso che canta versetto dopo versetto, alternandosi con i presenti.
Una seggiola speciale viene preparata per il profeta Elia, messaggero delle buone notizie, che presiede invisibile alla cerimonia della Milà. Egli è, secondo l'espressione di Malachia, l'angelo dell'Alleanza. Narra il Midrash che quando Achab, il re empio, proibì la circoncisione, Elia lottò con coraggio e ardore in favore della causa del Signore. È scritto infatti: "Io ho fatto risplendere il mio zelo per Te, o Signore, Dio degli Eserciti, poiché i figli di Israele hanno ripudiato la tua Alleanza" (I Re 19,10); al che Dio rispose: "Tu hai lottato a Shittim contro la dissolutezza, e ora per la difesa della Milà. Faccio giuramento che tu sarai presente a tutte le circoncisioni che, con amore e devozione, saranno praticate in Israele".
Salutato con l'augurio di benvenuto, Barukh Habbà, il bambino fa la sua entrata nelle braccia della madrina che si dirige verso la seggiola di Elia; poi si avvicina al padrino, Sandak, e lo depone sulle sue ginocchia perché lo regga durante la cerimonia.
Il mohel, dopo aver benedetto Colui che ha comandato la circoncisione, procede secondo i riti tradizionali a cui si aggiungono le moderne prescrizioni igieniche. Mentre il padre ringrazia a sua volta Colui che ci ha ordinato di far entrare il bambino nell'Alleanza di Abramo, nostro padre, i presenti esclamano: "Come è entrato nell'Alleanza, possa crescere per la Torah, la chuppà (baldacchino nuziale) e le opere buone!".
Alla fine viene recitato un Qiddush sul vino con il quale si umettano le labbra del bambino e si passa al rinfresco che è naturalmente una Se'udath Mitzvà a cui si aggiunge solennità con Divrè Torah (discorsi sulla Torah).
Con il segno indelebile nella sua carne del sigillo dell'alleanza con Dio, l'ebreo ricorda costantemente che è stato creato imperfetto perché possa perfezionarsi egli stesso. Tra tutte le infedeltà degli ebrei verso la loro fede, la Milà è rimasta una delle istituzioni più sentite dell'ebraismo, la pietra di paragone dell'appartenenza a Israele.
"Grande è la Milà", dice Rabbi Ismaele, "perché su di lei furono concluse tredici alleanze. Grande è la Milà", dice Rabbi Yossè, "perché respinge il rigore dello Shabbath. Grande è la Milà", dice Rabbi, "poiché malgrado tutte le mitzvoth che compì Abramo nostro padre, egli non fu detto perfetto che grazie a lei. Grande è la Milà poiché senza di lei il mondo non sarebbe stato creato" (Mishnà Nedarim 3,11).