Per molti il destino comune con Israele consiste nel destino degli amici e dei parenti, che vivono (e muoiono) in quel paese.
Per altri Israele fa parte dei tanti possibili destini personali paralleli che non si sono realizzati: i nostri genitori (o nonni) nel dopoguerra si sono — quasi tutti — chiesti se fare Aliyah o restare nel paese che li aveva così duramente rifiutati e che ora sembrava accoglierli con rinnovato calore. Siamo rimasti, ma un nostro destino parallelo, un qualche fantasma alla "sliding door", ora è lì (se non è già morto in un bus).
Personalmente sono un tipo rozzo, non sono granché sentimentale, sono atea e non ho particolari passioni per i nazionalismi vari, ma lo Stato di Israele lascia — tuttora — una porta aperta anche a me. E siccome basta fare un passetto fuori dagli ambienti "protetti" per sentir parlare degli ebrei come di "anticristo", siccome appena la gente ha paura il mostro riaffiora e di brutto (un giorno di questi apro un thread per raccogliere le frasi antisemite sentite — specificamente — tra il 12 e il 20 settembre 2001, a crollo fresco), io considero quella porta aperta come qualcosa da non sottovalutare, e da tenere assai cara. Il mio destino — di fatto — è (anche) quello del popolo ebraico, dunque (anche) di Israele.
Ti sembra inconciliabile tutto questo col fatto che si trovi irritante il dover rendere conto — come ebrei — della politica israeliana? Io personalmente quando sono all'estero non amo affatto essere inquadrata e squadrata come italiana. Non amo dover rendere conto di quello che penso o non penso di Berlusconi, per poter entrare nelle case francesi o svizzere.
Detesto Berlusconi ma non credo di avere il dovere di esibire la mia antipatia come un passaporto, di fronte a chi italiano non è. Eppure un minimo impatto sulla politica italiana ce l'ho: ogni quattro anni vado a votare, e faccio delle scelte che possono essere più o meno sbagliate, di cui qualcuno può anche legittimamente chiedermi conto. Viceversa, che mi si chieda conto della politica israeliana è proprio ridicolo. Non ho alcuna possibilità di condizionarla, inoltre sento di avere (a differenza di chi mi chiede con veemenza di schierarmi) scarse possibilità di giudicare e comprendere fino in fondo le scelte di chi vive tutti i giorni in quella situazione politica tanto amara e difficile, e di chi, in quel paese, esercita il suo diritto di voto.
Lina