Arakhin 10a

(a) Rabbi Yochanan ha detto a nome di Rabbi Shimon Ben Yozadac: in diciotto occasioni si recita individualmente l'Hallel per intero: gli otto giorni della festa delle Capanne (Succot), gli otto giorni di Hanukkah, il primo giorno di Pesach e la festa di Shavuot. Nella diaspora ventuno volte: i nove giorni della festa delle Capanne, gli otto giorni di Hanukkah, i primi due giorni della festa di Pesach e i due giorni di Shavuot.

(b) Perché si recita l'Hallel tutti i giorni della festa delle Capanne e non tutti i giorni di Pesach?

(c) [10b] I giorni della festa delle Capanne si differenziano l'uno dall'altro per i loro sacrifici, contrariamente ai giorni di Pesach.

(d) In questo caso (perché non si canta l'Hallel) lo Shabbat, che si distingue dagli altri per i sacrifici?

(f) Lo Shabbat non è chiamato festa.

(g) E il giorno di Capomese (Rosh Chodesh) che si chiama festa, non si dovrebbe?

(i) Non è un giorno santificato dal divieto di lavorare: ora è scritto: — Voi canterete come la notte della festa santificata — (Ger. 30,29).

(l) Perché non recitiamo l'Hallel a Rosh Hashanah e a Kippur? Sono giorni di festa e sono santificati dal divieto di lavorare.

(m) Non si deve in virtù di ciò che ha detto Rabbi Abahu: secondo lui, gli angeli del servizio divino hanno interrogato Kadosh Baruch Hu, in questi termini: — Padrone del mondo, perché i figli d'Israele non cantano davanti a te a Rosh Hashanah e a Kippur? — Ed egli ha risposto: — È pensabile che gli Israeliti cantino un canto di fronte al Re, quando egli è seduto sul suo trono di giustizia e sono aperti di fronte a lui i libri della vita e della morte? —

(n) Ma c'è Hanukkah che non risponde a nessuna delle due condizioni, e nonostante questo abbiamo detto che si canta l'Hallel: è a causa del miracolo.

(o) Se è così, perché non recitarlo anche a Purim?

(p) Perché disse R. Izhak: — Non si cantano lodi di un miracolo che ha luogo fuori della terra d'Israele. —

(q) Obiezione di R. Nachman Ben Izhak: l'uscita dall'Egitto è un miracolo successo fuori della terra d'Israele, e ciononostante noi recitiamo l'Hallel a Pesach.

(r) L'insegnamento è il seguente: prima che gli Israeliti fossero in Eretz (Israel), tutte le terre erano buone per cantare un inno, ma dopo la loro entrata in Eretz Israel nessuna terra era buona.

(s) Secondo Rabbi Nachman, la lettura (della Meghillah) costituisce l'Hallel (di Purim).

(t) Nota di Rabbah: è normale a Pesach dire: — Servitori di Hashem — (Sl. 113,2) e non "servitori del Faraone", ma a Purim diciamo: — Servitori di Hashem — e non "servitori di Assuero"? Noi eravamo servitori di Assuero. E se si considera l'insegnamento di R. Nachman, che la lettura della Meghillah costituisce l'Hallel di Purim, cosa diventa l'insegnamento che dopo l'entrata degli Israeliti nella terra d'Israel, nessun altro luogo era buono per cantare un canto di lode?

(u) A partire dal momento in cui Israel è stato esiliato, ridiventò permesso cantare l'Hallel negli altri paesi.

Pilpul

L. Come vedete la discussione sulle Halachot dell'Hallel si svolge a partire da un testo che propone un insegnamento dei maestri della Mishnah. Questo viene successivamente contraddetto e si trova una sintesi utilizzando Mishnah e Scrittura. Questa discussione stabilisce un paragone fra le diverse feste. Feste a cui corrisponde un sacrificio (giorni intermedi di Succot), e feste a cui non corrisponde un sacrificio (Hol HaMoed di Pesach). E questo ci dà una traccia: l'Hallel corrisponde a un canto per il sacrificio. Sarebbe dunque l'antico canto levitico. Dunque una Mitzvah zecher le miqdash. D'altro canto a Hanukkah cosa corrisponde: l'inaugurazione dell'altare, dunque il ricordo non solo dell'accensione della Menorah, ma anche di sacrifici. Non a caso la scuola di Hillel accende la Chanukiah ogni giorno diminuendo, come i sacrifici di Hol HaMoed Succot.

M. Ma cosa è l'Hallel nel momento di Pesach? È permesso come permessi erano i sacrifici sulle alture, nel deserto, prima del Santuario. Dopodiché non è più permesso perché non ha più senso inneggiare fuori dalla terra d'Israel. Ma dopo l'esilio la Shekhinah segue Israel e ridiventa di nuovo permesso cantare nelle altre terre.

N. Diventa importante allora capire il commento di Rashi al primo verso dell'Hallel: Bezet Israel mi-Mizraim, beth yaakov leam loez (nell'uscita di Israel dall'Egitto, della casa di Giacobbe da un popolo di cui non si comprendeva la parola); ora, Rashi chiama appunto looz il "volgare", la lingua del terzo esilio. Il dato linguistico ha la sua importanza. L'uscita di Israele diventa riconquista di una lingua santa, atta cioè a esprimere la lode. Contemporaneamente la casa di Giacobbe porta le scintille di santità in ogni lingua del mondo.

P. Ma quando la maggioranza degli ebrei sarà in terra d'Israel, sarà ancora possibile nella diaspora dire l'Hallel con la benedizione? O il precetto dell'Hallel diventerà il precetto di ricostruire la beth tefillati, il Santuario, in cui cantare Beshir Mizmor con il canto di lode appunto.

L. Non sapeva che rispondere; lasciò in sospeso la discussione in attesa di una telefonata da qualche importante rabbino, o forse in attesa di Eliahu Hanavi, che verrà a Pesach, nei nostri giorni.