Rabbi Ovadia Yosef ha tentato di rispondere a uno degli interrogativi più profondi della storia: perché le persone devono morire senza un apparente senso? Perché un bambino appena nato muore di colpo o ancora prima di nascere?
Perché D-o lo permette? È molto difficile rispondere...
Mi sembra che il tentativo di Rabbi Ovadia Yosef, uno dei più grandi maestri viventi, sia più che fondato ebraicamente parlando. Tenterò di spiegare, ma la cosa risulta difficile per chi non abbia già un'infarinatura dei concetti e del linguaggio talmudico.
Nella Qabbalah si dice che può succedere che se un uomo nella sua vita non è riuscito a compiere abbastanza Mitzvot, dopo aver espiato i suoi peccati nel Ghehinnom (tempo massimo 11 mesi), gli viene data un'altra possibilità, al fine di compiere tutte o altre Mitzvot. Questo è a grandissime linee il principio del Ghilgul (reincarnazione); questo è limitato a una volta sola e non è automatico o scontato, è una possibilità. Il Ghilgul, quindi, verte a un miglioramento, non a una espiazione o condanna per i "peccati precedenti".
Siccome nell'Ebraismo non esiste la dannazione eterna e tutti i peccati possono essere espiati e perdonati, la pena da scontare è limitata nel tempo (11 mesi di Ghehinnom) e poi si passa nel Gan Eden fino alla risurrezione e al giudizio finale nell'Olam Ha-Ba quando verrà il Moshiach. Una possibilità prima di andare in Gan Eden è il Ghilgul.
Ma può esistere un peccato tanto grande da richiedere addirittura il massimo della pena: cioè scontare 12 mesi (il massimo consentito) nel Ghehinnom e addirittura dover riparare nel Ghilgul attraverso il massimo della santificazione del Nome? Forse sì. Esiste un peccato enorme che per espiarlo e riuscire ad andare nel Gan Eden richiede il massimo della pena: questo peccato è l'idolatria. Quale è stata nella storia ebraica la peggior manifestazione di idolatria da parte di Israele? Il Vitello d'Oro.
Allora, quale è la pena che ha dovuto scontare la generazione del Vitello d'Oro (e con essa tutto Israele)? Nell'unico modo possibile per santificare il Nome, scontare il massimo ed entrare nel Gan Eden per avere parte nel Mondo Avvenire: scontare 12 mesi nel Ghehinnom, seguiti da un Ghilgul nel quale l'unica Mitzvah in grado di espiare era la santificazione del Nome (possiamo dire il martirio). Dopo aver espiato, tutto Israel avrà parte nel Gan Eden ("Paradiso") e quindi poi nel Mondo Avvenire (Olam Ha-Ba).
Perché allora alcuni ebrei sono morti come martiri ingiustamente? I morti della Shoah (benedetto sia il loro nome) sono "Ghilgulim della generazione del Vitello d'Oro". Essi hanno santificato il Nome ed espiato i peccati di Israele. Le colpe quindi non erano riferite alla generazione della Shoah; essi erano martiri santi, non avevano colpe (tranne quelle comuni a qualunque essere umano, come è scritto: "Nessuno è completamente senza peccato"). Questo non significa però che Israele non pecchi ancora, ma non gli sarà mai più richiesto il massimo della pena, mai più!
Questo è un tentativo di spiegare la Shoah. È solo il tentativo di un grande maestro (che spero di aver compreso e spiegato bene); questo non significa che debba essere condiviso da tutti i maestri o da tutti gli ebrei! Ognuno deve cercare di dare una risposta a questi interrogativi. È ancora troppo presto per trovarne una definitiva, siamo ancora troppo vicini alla Shoah per poterla comprendere all'interno della storia ebraica. Quale sia stato il suo fine, o se questo ci sia stato, non lo so. Quale sia il piano di D-o non lo so. Nessuno può saperlo!
Quanto scritto si basa su concetti molto complessi del Talmud e della Qabbalah che potrebbero risultare incomprensibili al lettore non "iniziato". Leggete con attenzione, non traete conclusioni affrettate. Rabbi Ovadia Yosef su questo tema è stato largamente frainteso e attaccato ingiustamente soprattutto a causa dell'ignoranza dei media internazionali!
Paolo Mordechay Sciunnach