La storia del canto sinagogale è strettamente collegata alla figura del Chazzan (termine che deriva dalla radice chazah = sorvegliare; infatti durante il periodo del Secondo Tempio gli uscieri erano chiamati Chazzanim) che, dopo la distruzione del Santuario, si confermò solo nella sinagoga.

L'avvertimento dei nostri maestri a tutti i cantori era: — Se tu hai una voce dolce, glorifica D-o con il dono che ti ha concesso, intona lo Shema e guida il popolo alla preghiera. — Dato che nell'ebraismo Ha-Shem è vicino a tutti e tutti sono degni di avvicinarsi a Lui, il popolo, non essendo sufficientemente istruito, chiese l'intervento di una personalità riconosciuta come intercessore (Shaliach Tzibbur).

Tale portavoce era chiamato Mithpallel, ovvero colui che va a pregare (all'epoca del Santuario questa funzione spettava ai sacerdoti e ai Leviti).

Il Talmud dice: — Le Sacre Scritture devono essere lette con una melodia dolce e chi legge la Torah senza intonarla mostra indifferenza verso il testo. —

Presto il Chazzan si conquistò una posizione di prestigio grazie anche al favore della gente e, già alla fine del I sec. e.v., si ricorda il Chazzan Rabbi Zenon come un personaggio importante presso Rabban Gamaliel. Con il passare dei secoli, la figura del Chazzan raggiunse la più alta considerazione fino a farsi esclusivamente artista.

Il popolo ebraico dell'Europa orientale, in particolare, avendo spiccate doti e abilità musicali, spinse la figura del Chazzan a inventare melodie nuove per il servizio liturgico. Questi Chazzanim crearono un particolare tipo di musica sinagogale con forti influenze orientali che riversarono nel canto ashkenazita. Essi liberarono la rigida forma della melodia europea sviluppando l'arte dell'improvvisazione sugli antichi modi (Shteiger).

La Chazzanuth dell'Europa orientale fu come l'anima nel corpo. Durante il XVI sec. e.v., il Chazzan iniziò a viaggiare di comunità in comunità offrendo le proprie prestazioni per il servizio sinagogale come fossero veri e propri concerti. Anche l'Europa centrale, successivamente, iniziò a trascurare i canti tradizionali elevando il canto sinagogale a nuova forma artistica.

Il poeta Immanuel Di Roma racconta che, durante un viaggio con un ricco amico, aveva incontrato un Chazzan che si lamentava per la sua povertà. Alla domanda se acconsentisse a scambiare la sua sorte con quella del ricco, il Chazzan rispose subito di sì; ma, quando fu informato che avrebbe dovuto anche cambiare la sua voce con quella del ricco, rifiutò indignato, poiché con la sua voce conquistava il cuore della gente.

Il Chazzan doveva soddisfare il desiderio di musica del popolo ebraico: egli doveva esprimere i sentimenti degli ebrei, interpretandone gli ideali, i desideri e le speranze; dare espressione sonora alle loro sofferenze e interpretare il glorioso passato. Specialmente i Chassidim dell'Europa orientale furono capaci di ispirare il popolo molto più che i rabbini con le loro preghiere: accadeva spesso che coloro che non piangevano neanche per la morte dei propri genitori fossero mossi fino alle lacrime ascoltando il canto del Chazzan.

Per l'ebraismo la vera musica è il risultato di una profonda emozione, esaltando la gioia e il dolore. La musica nata al di fuori di questi momenti fondamentali dei sentimenti umani è banale, esangue e insipida. La figura del Chazzan ha sempre rappresentato la sintesi tra la forza della parola e la bellezza del canto.