Come mai il nome di D*o è scritto per esteso? Ci sono usanze diverse nell'ambito dell'ebraismo?
La mia prudente opinione è questa: l'uso moderno di non scrivere per esteso la parola "Dio" in una lingua non ebraica è un modo di abituare i confratelli a prendere sul serio il Nome del Signore, per evitare che l'eccessiva familiarità — alimentata per giunta dai teologi cristiani che (pur senza cattive intenzioni) trascrivono e magari vocalizzano il Tetragramma nelle loro opere — finisca per far commettere una grave trasgressione a danno proprio di quest'ultimo.
All'inizio del XX secolo, l'epoca a cui risalgono le fotografie del tuo libro, questo problema non c'era, e non era necessario "erigere una siepe intorno alla Torah" imponendo che la traduzione del Nome in una lingua straniera fosse mutila, oppure scrivendo al suo posto l'ebraico "HaShem — il Nome". Mi chiedo come venga applicata la norma in Cina e Giappone, data la loro peculiare scrittura.
Una cosa che sarebbe interessante guardare nelle foto del tuo libro è questa: il Tetragramma è scritto per intero nella versione ebraica delle preghiere che hai riportato?
Mi spiego: molte Bibbie in lingua ebraica (quella di Rav Disegni, la Stuttgartensia, ecc.) e la maggior parte dei Siddurim riportano il Tetragramma completo, così come lo troveresti nel dizionario.
Ciò rende il libro sacro e degno di particolare rispetto; tra l'altro ciò significa che il libro non va gettato via, ma messo in una Ghenizah di una Sinagoga.
Nel Siddur sefardita che uso, il Nome è scritto con un segno speciale che mostra sotto alcuni segni. A giudicare dalle avvertenze della prefazione, questa raffinatezza equivale dal punto di vista halakhico al Tetragramma intero.
Invece alcuni Machazorim di origine americana sostituiscono il Tetragramma con due "yod". Il lettore capisce di che si tratta, ma non scatta la norma halakhica sugli scritti che recano il santo Nome.
Se il libro fotografato riporta un "alias" del Tetragramma, questo potrebbe voler dire che l'editore riteneva di aver compiuto il suo dovere di proteggere il Nome non riportandolo nella versione originale, e che la traduzione non lo metteva in pericolo di profanazione.