Anche se non è certo possibile esporre un argomento tanto complesso in poche pagine, è opportuno richiamare l'attenzione su alcune regole pratiche attuali e proporre qualche riflessione sul loro significato profondo.
1. L'origine della regola
La Torah, in Numeri 15:17-21, comanda:
"Quando arriverete nella terra dove vi conduco, quando mangerete del pane della terra preleverete un'offerta per il Signore; l'inizio del vostro impasto, la Challà (reshith arisotekhem Challà), lo preleverete come offerta."
La parola Challà sembra indicare, letteralmente, una focaccia a forma circolare. È una delle offerte che dovevano essere date ai sacerdoti (Kohanim) per il loro sostentamento materiale. Anticamente doveva essere prelevata e consumata in condizioni di purità rituale; oggi, non sussistendo più tali condizioni, la piccola quantità prelevata deve essere bruciata.
2. L'applicazione pratica
Oggi, nella Diaspora, la regola si applica quando si impasta una quantità di farina superiore a 1680 grammi. Prima del prelievo si recita la benedizione:
Barukh Attà Hashem Eloqenu Melekh Ha-olam asher qiddeshanu be-mitzwotav ve-tzivvanu le-hafrish Challà.
- Sopra i 1680g: prelievo con benedizione.
- Tra 1248g e 1680g: prelievo senza benedizione.
- Sotto i 1248g: nessun obbligo di prelievo.
3. L'orizzonte interpretativo
Nelle riflessioni rabbiniche emergono due linee principali. La prima lega la Challà alla creazione (Bereshit), poiché la Torah usa il termine Reshit ("inizio") per l'offerta. Prelevare la Challà trasforma un atto alimentare in un atto religioso, riconoscendo che il mondo è un dono del Creatore.
La seconda linea, espressa in un Midrash di Rabbi Yossi Ben Ketzarta, afferma che Adamo era la "Challà del mondo". Come la donna mescola l'impasto con l'acqua e poi preleva la porzione sacra, così Dio impastò la polvere della terra con il "vapore" (acqua) per creare l'uomo.
4. Il precetto al femminile
Nella tradizione, la Challà è una delle tre Mitzwot (precetti) fondamentali affidate alla donna, insieme alla Niddà (purezza familiare) e all'accensione dei lumi del sabato (Nerot Shabbat).
Il Midrash spiega questo legame simbolico come una "riparazione": se la prima donna portò la morte nel mondo (spegnendo la "luce" di Adamo e versando il suo "sangue"), le sue discendenti hanno il compito di sacralizzare la vita attraverso:
- Niddà: sacralizzazione del ciclo biologico e della nascita.
- Challà: sacralizzazione del nutrimento e perfezione morale.
- Lumi: cura dell'anima e della luce spirituale.
5. Perché bruciare la porzione?
Bruciare la Challà oggi sembra un gesto privo di utilità pratica, ma ha un valore educativo immenso. Ci ricorda l'organizzazione rituale del Tempio, l'esistenza dei sacerdoti e il limite del nostro diritto di proprietà sui beni materiali. È un atto di umiltà: prima di godere del pane, ne restituiamo una parte al sacro, trasformando il consumo fisico in elevazione spirituale.
Rav Riccardo Di Segni