Premessa
Il popolo di Israele ha una magnifica istituzione che gli è propria: è il giorno santo e venerabile di sua maestà lo Shabbath.
Nell'immaginazione popolare, lo Shabbath è divenuto una persona vivente, con un corpo, dei connotati, risplendente d'oro e di bellezza.
Quando il Santo, benedetto Egli sia, ebbe terminato l'opera della creazione, introdusse nell'universo lo Shabbath "affinché il baldacchino nuziale che era stato appena elevato non rimanesse privo della sposa". Per lo Shabbath, meraviglia preferita tra tutti i tesori che possiede, il Santo non trovò che Israele che formasse con lui una coppia perfetta (Bialik).
Senza dubbio l'idea dello Shabbath — il riposo settimanale, simbolo di libertà e di dignità umana e giorno di rinascita spirituale — è uno degli elementi fondamentali dell'eredità che Israele ha trasmesso all'umanità. Ma per il popolo di Mosè ha mantenuto un carattere e un'atmosfera specifici.
I maestri hanno scritto: "Chiamerai lo Shabbath tua delizia". Niente potrà mai uguagliare la benedizione spirituale che l'ebreo osservante trova nel riposo così dolce e nella tranquillità così perfetta dello Shabbath.
L'osservanza dello Shabbath comprende il duplice aspetto di Shamor (osserva) e Zakhor (ricorda), parole usate all'inizio del quarto comandamento del Decalogo. La prima esprime il lato "negativo" o passivo: l'astensione dal lavoro; la seconda si riferisce alla santificazione positiva: i tre pasti obbligatori, il Qiddush, l'Havdalà, la preghiera e lo studio della Torah, al fine di favorire l'espandersi dell'anima supplementare (Neshamà Yetherà).
È la legge orale ad aver stabilito tutti i lavori proibiti; la Mishnah ne distingue trentanove principali (Avoth melakhoth), i lavori necessari per la costruzione del Tabernacolo nel deserto. Questi comprendono la preparazione del cibo, dei vestiti, l'utilizzo della scrittura, l'accensione del fuoco e il trasporto di oggetti. Il lavoro non è misurato in base allo sforzo, ma è concepito come la realizzazione di un'idea applicata a un oggetto, destinata a creare o trasformare (S.R. Hirsch).
"Se tratterrai di sabato il tuo piede dal fare il tuo interesse nel giorno a me sacro, e chiamerai il sabato delizia... allora ti delizierai in onore del Signore" (Is. 58,13-14).
Il Venerdì
Il venerdì la casa ebraica è tutta tesa nell'attesa dell'ospite meraviglioso. Verso l'imbrunire ognuno indossa vestiti eleganti. La padrona di casa (Ba'alath habbayth) ha il dovere di accendere le candele prima del tramonto, recitando la benedizione: "Benedetto sia Tu, o Signore... che ci hai comandato di accendere le luci dello Shabbath".
Sulla tavola appaiono due pani intrecciati (Challot) ricoperti da un tovagliolo ricamato, simbolo della doppia razione di manna nel deserto. Quando la famiglia è riunita, i genitori benedicono i figli. Il capofamiglia solleva la coppa di vino per il Qiddush e distribuisce il pane (Ha-motzi).
La giornata dello Shabbath e la lettura della Torah
La lettura della Torah rappresenta la parte centrale del servizio religioso mattutino. La Torah è suddivisa in 54 sezioni (Parashiyot). Sette uomini sono "chiamati" a leggere una sezione della Parashà. Successivamente viene letta la Haftarà, un brano dei profeti legato al contenuto della lettura settimanale.
Havdalà
Con la cerimonia della Havdalà ("separazione") si prende congedo dallo Shabbath. Si usa un bicchiere di vino, una scatoletta di spezie odorose (Besamim) e una candela intrecciata. Le spezie servono a consolare l'anima per la partenza della Neshamà Yetherà, mentre la fiamma ricorda la creazione della luce e segna il ritorno alle attività profane.
Paolo Sciunnach