È veramente difficile, di fronte a una nuova esplosione di cieca violenza distruttrice, riuscire a esprimere ogni volta il senso dello sgomento che ci assale. Eppure non bisogna fermarsi, arrendersi, tacere, perché proprio l'abitudine e l'indifferenza al male è uno degli obiettivi di questo terrorismo.
Non ci sono parole per giustificarlo. Nessuna umiliazione o presunta mancata giustizia consente di trattare la vita e la dignità umana in questo modo. Le prime vittime sono proprio coloro che vengono usati — con un cinico disegno criminale — come assassini suicidi.
Nessuna cultura civile, nessuna religione degna di questo nome può permettersi di trattare i suoi figli e i figli degli altri in questo modo. Nel momento in cui lo fa, denuncia da sola la sua barbarie.
Assistiamo in questi mesi all'ennesimo tentativo storico di eliminazione fisica di ebrei. Un tentativo che si alimenta con una campagna di diffamazione e di delegittimazione, che tende a privare l'avversario di ogni ragione, dei suoi diritti più elementari, e che per questo cerca di presentarlo sempre come il peggiore e il colpevole. Per quanto dolorosa sia questa offensiva, le resisteremo e si dovrà fermare.
È tragico constatare come dei conflitti territoriali debbano ancora oggi evocare passioni religiose. Mai quanto oggi le culture e le religioni sono chiamate a dare la speranza e a lottare insieme per la dignità dell'uomo.
[Image representing the concept of Human Dignity (Kevod HaBriyot) as a universal religious value]Rav Riccardo Di Segni