Quando si ha l'obbligo di controllare se i Tefillin sono Kasher? Lo Shulkhan 'Arukh (Yore' Dea' 291) stabilisce che una Mezuzà — la pergamena affissa agli stipiti — di una casa privata deve essere sottoposta a controllo due volte nell'arco di sette anni, mentre per una Mezuzà affissa agli stipiti di un locale che appartenga alla collettività l'operazione va fatta una volta ogni venticinque anni.
Alcuni sostengono che la stessa regola si applica anche ai Tefillin — filatteri — altri sostengono invece che i due casi non possono essere paragonati tra loro. Lo Shulkhan 'Arukh (Orach Chayim 41) stabilisce che non è necessario controllare i Tefillin se si sono acquistati da qualcuno che ne possa garantire la kasherut e se vengono conservati in modo appropriato; Tefillin ricevuti in dono e di cui non si conosce la provenienza devono essere sottoposti a controllo.
Tuttavia, nonostante non se ne abbia l'obbligo, è bene fare il controllo due volte nell'arco di sette anni. Il controllo deve essere effettuato da una persona esperta. Naturalmente se si ha il sospetto che i brani scritti sulle pergamene abbiano subito dei danni a causa dell'umidità si devono sottoporre immediatamente a controllo.
L'uso comune è di controllare i Tefillin nel mese di Elul. La scala di Giacobbe — sognò ed ecco che una scala era appoggiata per terra e la sua cima arrivava fino al cielo e gli angeli di Dio salivano e scendevano — (Genesi 28:12). Erano gli angeli delle nazioni: il Signore mostrò a Giacobbe l'angelo di Babele che saliva e scendeva; l'angelo della Media che saliva e scendeva; l'angelo della Grecia che saliva e scendeva; l'angelo di Edom [Roma] che saliva e scendeva.
Il Signore disse a Giacobbe: — Giacobbe, perché tu non sali? — In quel momento Giacobbe nostro padre ebbe paura e disse: — Così come costoro sono scesi, anch'io dovrò scendere?! — Gli disse: — Se sali, non scenderai più! — Non gli credette e non salì. Gli disse il Signore: — Se tu fossi salito e avessi avuto fiducia, per te non vi sarebbe mai stata discesa... — Nel momento in cui abbandona la sicurezza della casa paterna, all'inizio della strada che lo porterà in terra straniera, Giacobbe-Israele teme per il suo futuro.
Egli sa che molti popoli, assai più potenti di lui, che hanno espresso grandi culture e che sono stati protagonisti importanti della storia dell'uomo, dopo un periodo di grande fulgore, sono scomparsi per lasciare il proprio posto ad altri. Egli sa anche che a lui è stata affidata una missione che prima o poi dovrà compiere per realizzare il ruolo storico-messianico affidatogli. Pur vivendo dentro la storia, la vita d'Israele non è sottoposta alle sue leggi. Mantenendosi fedele al patto, Israele continuerà a calcare il palcoscenico della storia e il miracolo della sopravvivenza ebraica potrà riprodursi per le generazioni.