A differenza di molte altre culture, l'ebraismo non definisce con precisione millimetrica l'istituto giuridico dell'adozione, né nella Bibbia né nella legislazione rabbinica successiva. La cosa può stupire, se si considera l'importanza che la Legge ebraica dà alla famiglia, ma il rapporto che si instaura tra adottante e adottato segue logiche proprie, radicate nel dovere etico dell'allevamento.
L'assenza di un sistema di inquadramento rigido non significa che l'adozione (in ebraico: Immutz) sia un fenomeno assente; è piuttosto il segno di un rapporto basato sulla cura più che sulla finzione giuridica di una nuova nascita.
Nella Bibbia i casi celebri sono due: Mosè, accolto dalla figlia del Faraone ("fu per lei come figlio", Esodo 2:10), ed Ester, della quale è detto che Mordechai "se l'era presa come figlia" (Ester 2:7). Il termine tecnico chiave è la radice omn, che indica l'allevamento e il sostegno materiale e morale.
Un punto essenziale distingue il diritto ebraico da quello civile: l'adozione non cancella il rapporto giuridico naturale. Lo status di un individuo (essere Ebreo, Cohen o Levi) si acquisisce alla nascita e non può essere mutato dall'adozione. Questo serve a preservare l'identità naturale e a prevenire unioni incestuose inconsapevoli tra consanguinei.
Dal punto di vista etico, però, "chi alleva un orfano in casa sua è come se l'avesse procreato". Se il bambino adottato è di nascita non ebraica, i genitori hanno il dovere di avviarlo alla conversione (Ghiur), che prevede la circoncisione per i maschi e il bagno rituale (Mikveh). Tale scelta dovrà poi essere confermata coscientemente dal ragazzo o dalla ragazza al raggiungimento della maturità religiosa (12 anni per le femmine, 13 per i maschi).
Sui temi moderni, la letteratura giuridica si è espressa favorevolmente circa gli obblighi filiali: l'adottato osserva il lutto per i genitori adottivi e recita per loro il Kaddish. Riguardo ai genitori "single", la norma suggerisce prudenza: sebbene la situazione ideale sia la coppia, si valutano le capacità educative in base all'età del minore, privilegiando la figura materna per i bambini sotto i sei anni.
Rav Riccardo Di Segni