È antisemita quasi un italiano su cinque. Sondaggio: chi apprezza lo Stato ebraico supera di poco il 40%. Un comitato per comunicazioni più efficaci.
I risultati e la metodologia del sondaggio ISPO/Corsera. L'Eurobarometro, secondo cui più di metà della popolazione dell'Unione Europea considera Israele un pericolo per la pace, continua a far discutere.
Il dato dipende principalmente da un atteggiamento negativo verso l'esistenza stessa di Israele, dettato a sua volta da un sentimento antisemita? O si tratta in primo luogo dell'espressione di una critica verso la politica del governo di Ariel Sharon, senza che venga messo in questione il diritto a esistere di Israele? O ancora si è sottolineata la pericolosità di quanto accade in generale nell'intera area?
La formulazione ambigua della domanda fa ritenere che tutte queste considerazioni abbiano trovato spazio e si siano quindi mescolate nel risultato. Questo lascia irrisolti i quesiti sollevati: l'ostilità verso Israele è davvero legata all'antisemitismo? E, se sì, in quale misura? Una nuova ricerca, diretta da Paola Merulla e promossa dalla Pier Lombardo Cultura, limitatamente per ora alla realtà italiana, ci permette di iniziare a rispondere.
### 1. Cala la simpatia per IsraeleIsraele è malvisto dalla maggioranza assoluta degli italiani. Se si confronta il dato con altre nazioni, quali, ad esempio, Francia, Stati Uniti o Giappone, si rileva come in nessuno di questi casi il livello di simpatia scenda sotto il 60%. Quello espresso nei confronti di Israele supera di poco il 40% (43% nell'aprile 2002).
Se poi dall'atteggiamento generico si passa a giudizi circostanziati, emerge come il 70% del campione (con un incremento al crescere del titolo di studio delle persone interpellate) ritenga errate le scelte del governo in carica. E che il 17% — quasi un italiano su cinque — pensa che sarebbe meglio che Israele non esistesse. È un auspicio espresso più frequentemente in settori sociali in parte diversi dai precedenti e in particolare tra chi possiede titoli di studio meno elevati.
### 2. Il nodo dell'antisemitismoSi tratta di antisemitismo? Per verificarlo scientificamente occorre prima misurare anche questo atteggiamento. La maggioranza assoluta (51%, era il 43% nell'aprile 2002) ritiene che gli ebrei, oltre ad avere una religione diversa, hanno in comune caratteristiche sociali, culturali e politiche che li distinguono dal resto degli italiani. Ciò che, ad avviso di chi scrive, non è indice di antisemitismo, ma ne può costituire una premessa.
L'antisemitismo vero è professato da una quota minoritaria, ma significativa, di popolazione. Il 20% pensa che gli ebrei non sono dei veri italiani. Più di uno su dieci (il doppio tra chi possiede la licenza elementare) dichiara che non gli ispirano fiducia. Il che, in sé non è grave. Ma forse lo diventa nel momento in cui una percentuale analoga afferma che mentono quando sostengono che il nazismo ne ha sterminati milioni. O che, come dichiara una quota di poco inferiore, dovrebbero lasciare l'Italia.
Una parte di italiani è dunque certamente antisemita. Secondo i nostri conteggi — basati su di un indice additivo che considera più quesiti — si può prudenzialmente definire tale il 19%. Assai di più (34%) tra chi ha titoli di studio bassi. Esiste anche una relazione con l'orientamento politico: l'antisemitismo si accresce notevolmente (27%) tra chi si definisce di destra (ma non tra chi si dichiara di centrodestra). La stima, però, è imprecisa, sia per le modalità di computo, sia perché basata sulle mere dichiarazioni. Non tutti dicono sempre ciò che pensano quando si toccano temi così delicati.
### 3. Storia e disinformazioneL'antisemitismo provoca l'atteggiamento critico verso Israele? Se si mette in relazione l'orientamento negativo verso Israele e quello verso gli ebrei, si trova effettivamente un nesso: l'uno cresce al crescere dell'altro. Probabilmente sono vere entrambe le cose, anche se negli ultimi tempi la seconda (l'atteggiamento ostile verso Israele si trasforma in antisemitismo) pare prevalente.
Si tratta però di una spiegazione insufficiente. L'antisemitismo può stimolare il giudizio negativo verso Israele ma non lo spiega completamente. Agisce anche un altro fenomeno: l'ignoranza sulla reale natura e sulla storia delle ostilità tra israeliani e palestinesi. Soltanto un italiano su tre conosce le modalità di inizio del conflitto. Meno ancora sono coloro che sanno che lo Stato palestinese non è, per ora, mai stato costituito.
L'indice basato sulle risposte a una pluralità di quesiti mostra come due terzi degli italiani (con una accentuazione tra i più anziani, i meno scolarizzati e chi si dichiara di destra) non sanno nulla o quasi della storia del conflitto. Per buona parte l'orientamento negativo verso Israele dipende principalmente da una errata o parziale conoscenza della dinamica del conflitto e/o dal pregiudizio antiebraico. I due fenomeni sono legati tra loro: la disinformazione sulla realtà degli avvenimenti appare anche dipendere dal sentimento antiebraico, e a sua volta contribuisce a formarlo e a rafforzarlo.
Per mutare una opinione tanto negativa — e spesso poco fondata — su Israele sarebbe dunque utile una maggiore diffusione delle conoscenze sulla sua storia. Sarebbe forse opportuno che contribuissero attivamente anche i mass media e lo stesso Stato israeliano, la cui comunicazione è, a dir poco, palesemente inefficace.
Renato Mannheimer
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Articolo tratto da: Corriere della Sera del 10.11.03