In questo fondo, Paolo Guzzanti spiega perché l'elezione di Ariel Sharon rappresenti, paradossalmente, la migliore opportunità per una pace concreta. Attraverso il concetto psicoanalitico del "principio di realtà", l'autore analizza il fallimento delle illusioni diplomatiche dell'era Clinton e la necessità di un approccio pragmatico e fermo per affrontare la tragedia mediorientale.

Il ritorno al principio di realtà è spesso segnato da uno shock necessario. Nella politica internazionale, questo compito spetta solitamente alla destra liberale, capace di affrontare i dittatori con la stessa grinta di Churchill contro Hitler. Ariel Sharon non è il mostro descritto da certa critica, ma un soldato scelto liberamente dall'unica democrazia della regione.

Il fallimento dell'era Clinton

Bill Clinton, descritto come un "enfant prodige" fortunato, ha cercato ossessivamente una vittoria diplomatica a Camp David, forzando israeliani e palestinesi oltre le loro reali possibilità. Questo ha generato un ciclo di illusioni e disillusioni che ha fatto marcire il processo di pace, portando Ehud Barak alla caduta e dando ad Arafat l'illusione di poter ottenere concessioni attraverso il ricatto della violenza.

La Seconda Intifada e la visita al Monte del Tempio

Guzzanti sostiene che l'Intifada iniziata nel settembre 2000 non sia stata una reazione spontanea alla visita di Sharon al Monte del Tempio, ma uno strumento politico pretestuoso. La visita era stata concordata con la polizia palestinese e Sharon non entrò nell'area delle moschee. La realtà è che l'ala realista dell'OLP preferisce trattare con un uomo duro come Sharon, di cui rispetta la coerenza, piuttosto che con leader pronti a cedere senza ottenere sicurezza.

Sabra, Chatila e l'onere della democrazia

Riguardo alle stragi di Sabra e Chatila, l'autore ricorda che Sharon fu sottoposto a un'inchiesta severissima in Israele (Commissione Kahan). Pur non essendo l'ispiratore dei massacri compiuti dalle milizie cristiane maronite, fu ritenuto colpevole di negligenza. Questo processo dimostra la forza della democrazia israeliana, capace di processare i propri leader anche in tempo di guerra.

Verso una pace possibile

Sharon arriva al governo con un mandato chiaro: unità nazionale e pace attraverso la sicurezza. Guzzanti traccia un parallelo con Theodore Roosevelt ("parla a bassa voce e impugna un nodoso bastone"), Nixon e Reagan: leader conservatori che, partendo da posizioni di forza, sono riusciti a chiudere conflitti che i progressisti avevano aperto o non sapevano gestire. La speranza è che, rimosse le sceneggiate mediatiche, si possa giungere a una trattativa basata su fatti concreti e non su "effetti speciali".

Paolo Guzzanti