Cercherò di spiegare perché sono pronto a scommettere che Ariel Sharon ha le migliori possibilità di portare Israele e i palestinesi verso la pace, perché gli Stati Uniti guidati da Clinton sono fortemente responsabili per la tragedia mediorientale e perché sia bene che ovunque, non soltanto in Italia, ciò che erroneamente si usa chiamare "sinistra", sia in realtà materiale dannoso alla pace, alla verità, al buon funzionamento delle relazioni internazionali.

Vorrei partire da un film di Bertolucci, "La luna", che non fu fra i più belli, ma che conteneva una scena scioccante in cui il protagonista capriccioso, intimista e molto sinistrese, ad un certo punto prendeva dal padre un ceffone di quelli che ti fanno girare la testa. Scena e schiaffo molto contestati dalla critica. Bertolucci era stato molti anni in analisi da un grande psicoanalista italiano oggi scomparso che era anche mio amico e fu lui, si chiamava Piero Bellanova, a spiegarmi il significato di quel ceffone: il ritorno al principio di realtà. Arriva un momento in cui chiacchiere, piagnistei, travestimenti, luoghi comuni, festini simbolici e ricatti basati sul senso di colpa altrui ma non sul proprio, hanno bisogno di una sberla che tronchi il pasticcio e riporti le cose al principio di realtà.

Questo è un compito che politicamente si assume la destra liberale, che non soltanto non ha nulla a che vedere con fascismi e dittature, ma che anzi quando li incontra li affronta e li distrugge con la grinta di Winston Churchill, il quale si batté contro Hitler e Mussolini e poi passò a fronteggiare Stalin.

Ariel Sharon, che non è un mostro ma un valoroso soldato, viene scelto liberamente attraverso libere elezioni da Israele che è l'unico Stato democratico in un pianeta di dittatori, autocrati, tiranni. Se volete avere un'idea di che cosa sia la democrazia palestinese, andate a Gaza, in Arafat-landia, nel paese in cui si mettono al muro e si fucilano in poche ore ragazzi sospettati di avere rapporti con gli israeliani, mentre in Israele si sottopongono a processo regolare i poliziotti palestinesi che hanno linciato gli agenti israeliani davanti alle telecamere del Tg4 italiano.

In Israele è stata eseguita in 53 anni un'unica condanna a morte ed è stata quella della belva nazista Eichmann, reo confesso di genocidio e dopo un lungo e regolare processo che nel 1960 sconvolse il mondo civile. E Clinton che ruolo ha avuto in questa vicenda? Diciamolo una buona volta: Clinton è stato il più fortunato enfant prodige del mondo, ma nulla di più: ha ereditato da Bush padre un'America già in ripresa economica grazie alle cure di Greenspan. Per lasciare di sé almeno una sola vittoria, si incaponì nell'idea di fare a tutti i costi la pace fra palestinesi e israeliani, forzandoli molto oltre le loro possibilità e intenzioni e condannandoli ad una doccia fredda di illusioni e disillusioni che ha alla lunga fatto marcire il processo di pace.

Se oggi Barak cade e Sharon vince, lo si deve anche all'ex presidente americano. E Sharon, essendo l'uomo duro che rappresenta oggi il principio di realtà, è per conseguenza l'uomo più rispettato dalle migliori teste pensanti palestinesi. Che la cosiddetta "seconda intifada" cominciata il 28 settembre scorso sia stata uno strumento truffaldino pretestuoso e non una spontanea reazione alla presenza di Sharon nelle aree sacre all'Islam è dimostrato dal fatto che quel giorno la sua visita al Monte del Tempio era stata accuratamente concordata con il capo della polizia palestinese Jibril Rajoub.

Sharon — era il giorno di Rosh HaShanah — non entrò nell'area delle moschee. L'ala realista dell'OLP di Arafat, rappresentata dal suo segretario generale Ahmed Abdel Rahaman, ha già ragionevolmente detto che: "Se sarà Sharon il primo ministro, tratteremo con lui sulla base dei suoi programmi, non della sua retorica elettorale". Arafat è pronto a trattare con Sharon e stavolta non saranno consentiti gli effetti speciali della macabra mattanza. Quanto ai programmi di Sharon, restano quelli annunciati alla vigilia del voto: massima unità del Paese, la pace come obiettivo finale ma senza cedere nulla di quanto aveva già ceduto Barak.

Questo ci ricorda il vecchio Theodore Roosevelt il quale andò famoso per il motto secondo cui chi vuole rispetto deve "parlare a bassa voce e impugnare un nodoso bastone". La pace fu trovata dal conservatore Nixon che chiuse la disastrosa guerra del Vietnam aperta dal progressista Kennedy. E la più grande speranza concreta di pace il mondo l'ha vista con Ronald Reagan che vinse la guerra fredda contro il comunismo.

Qualcuno dirà a questo punto che sto omettendo la maggior vergogna di Ariel Sharon, costituita dalle stragi di Sabra e Chatila. Ma anche in questo caso c'è una verità storica: Sharon è stato sottoposto in Israele ad un'inchiesta severissima al termine della quale il generale fu ritenuto colpevole di non aver mantenuto sotto opportuna sorveglianza gli alleati maroniti inferociti. Non fu una pagina di gloria, ma è del tutto falso che lui sia stato l'autore o l'ispiratore di quelle stragi.

Sharon arriva al governo con il mandato democratico di un popolo che anela la pace come nessun altro, sentendosi condannato a dover vincere ogni guerra scatenata contro di loro, perché Israele se perdesse una sola volta sparirebbe dalla faccia della terra. La pace è un cammino obbligato che ormai non ammette né scorciatoie né divagazioni. Nessuno sa oggi se davvero Sharon e la parte più realista della dirigenza palestinese sapranno trovare alla svelta le nuove condizioni per trattare la pace definitiva, ma sappiamo che sul tavolo della trattativa non sarà di nuovo gettata la spada di Brenno dell'Intifada.

Paolo Guzzanti