L'ebraismo non è semplicemente una religione, è un modo di vivere che implica un'adesione ai principi morali e spirituali che formano la base fondamentale della fede. Tra questi spiccano l'esistenza di un D-o unico e provvidenziale, la speranza messianica, la sopravvivenza dell'anima e la resurrezione dei morti.
I principi fondamentali dell'ebraismo sono:
- Il carattere immutabile della Bibbia;
- L'indissociabilità delle leggi morali da quelle rituali;
- La necessità di concretizzare i pensieri tramite le azioni.
Ne consegue che gli ebrei debbono osservare le Mitzvot, i comandamenti biblici, considerati ordini divini in ogni circostanza della vita. Questa concezione, legata alla rivelazione sul Sinai, non ammette interventi umani che possano modificare la Legge.
L'ebraismo esige il comportamento morale più perfetto possibile: non si può amare D-o se non si ama l'uomo. La sola fede non garantisce la Kedushà (santità), che deve invece tradursi in azioni concrete verso il prossimo.
Le leggi alimentari (Casherut)
La Torah elenca le regole relative agli animali permessi e proibiti (Levitico 11 e Deuteronomio 14). Per essere considerati Kasher (idonei), i mammiferi devono avere lo zoccolo diviso e ruminare; i pesci devono avere pinne e squame.
È proibito mescolare latte e carne in qualsiasi forma. Oltre all'origine divina, queste regole rafforzano il rispetto dell'uomo verso la natura e gli animali.
Le preghiere
L'ebraismo prevede tre momenti di preghiera quotidiani:
- Shachrit (Mattino): si recita dopo l'alba utilizzando il Talled (scialle con frange) e i Tefillin (filatteri).
- Minchà (Pomeriggio).
- Arvit (Sera): recitata dopo il tramonto.
La Kippà
La tradizione esige che l'uomo abbia costantemente la testa coperta per ricordarsi della presenza di D-o sopra di sé, evitando l'alterigia. La Kippà è diventata nel tempo un simbolo di riconoscimento e appartenenza.