Nel quadro della Giornata per il Dialogo con l'Ebraismo, Rav Giuseppe Laras è stato invitato a parlare a Verona da Don Sergio Gaburro, della Commissione Diocesana Ecumenismo e Dialogo. Il tema era "Serviranno il Signore appoggiandosi spalla a spalla" (Sofonia 3:9).
Rav Laras ha cominciato spiegando che per lui non ha senso misurare i progressi del dialogo ebraico-cristiano, ma ha senso restare in dialogo; per farlo è necessario da parte cristiana meditare e riflettere sull'antisemitismo, passato e presente, in modo da alimentare la teshuvah (pentimento/ritorno) all'interno della Chiesa.
Ha proseguito con un excursus storico sui progressi del dialogo, in buona parte merito di Giovanni Paolo II, ed è poi entrato nel vivo del problema: la concezione ebraica dei rapporti col Cristianesimo in prospettiva storica ed escatologica.
Egli ha detto testualmente: "il punto di vista ebraico sul Cristianesimo non è mutato", spiegando che Gesù fu un buon ebreo osservante che fece esplodere il potenziale religioso della sua anima ebraica sia verso gli uomini che verso Dio. Perciò non a lui che si deve ricondurre l'antisemitismo cristiano successivo.
Ha inoltre ricordato la posizione di Maimonide, secondo cui Cristianesimo ed Islam hanno la funzione provvidenziale di preparare la strada per il Messia; ma per Rav Laras è necessario che il Cristianesimo mostri verso gli ebrei un volto fraterno per sedare i sospetti che gli ebrei tuttora nutrono verso esso.
Prima di terminare, ha voluto ricordare alcuni punti in comune tra ebrei e cristiani: la sacralità della vita umana, il valore attribuito alla teshuvah come occasione per desistere dai comportamenti distruttivi, ed il teismo, cioè il concetto biblico di "Dio vivente" che interviene nella storia.
Commentando il brano di Sofonia, Rav Laras è tornato dall'originale ebraico. Il versetto comincia accennando alla "safah berurah" che Dio darà ai popoli perché tutti possano proclamare il Nome del Signore. Safah vuol dire "labbro" e berurah significa "puro, splendente", come a dire che per proclamare il Nome del Signore occorrerebbe una bocca speciale.
Per quanto riguarda la locuzione "appoggiandosi spalla a spalla", ha fatto notare che corrisponde all'ebraico "shechem echad" (unica spalla). Rav Laras ha citato il commento di Radaq (Rav David Qimchi), il quale interpreta shechem echad come "unica parte": quando Dio vorrà, l'umanità avrà un unico cervello ed un unico cuore per agire unita.
Tra le domande del pubblico, due sono state particolarmente significative:
- Un partecipante temeva che le "Cene pasquali cristiane" potessero configurarsi come un'appropriazione indebita dell'identità ebraica. Rav Laras ha risposto che, pur essendo il Seder di Pesach un momento di solennità ebraica, non se la sentiva di dichiarare scandalosa la sua celebrazione da parte di non-ebrei.
- Il direttore del Seminario di Verona ha chiesto consigli bibliografici sul "volto ebraico" di Gesù. Rav Laras ha lamentato l'estraniazione di Gesù dal suo ambiente originale e ha suggerito autori come David Flusser e Schalom Ben-Chorin.
L'intervento più apprezzato è stato quello di una donna che si è lamentata della scarsa solidarietà cristiana dopo gli attentati alle sinagoghe di Istanbul: nella sua parrocchia si era parlato del fatto, ma senza specificare chi ne fosse stato vittima. La signora è stata applaudita dai pochi ebrei presenti.
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