La recrudescenza del terrorismo internazionale e il crescere degli odi tra popoli e culture spingono a una riflessione profonda sul fenomeno dell'antisemitismo. Il Cardinale Carlo Maria Martini analizza le radici di questo pregiudizio e il ruolo della Chiesa nel promuovere una "sinfonia costruttrice di pace".
L'antisemitismo sta diffondendosi in modo significativo? Gli episodi recenti, dagli attentati in Turchia ai sondaggi d'opinione, suggeriscono che sotto il processo di integrazione europea covi ancora una "cenere calda" di fondamentalismi pronta a esplodere.
È opportuno fare distinzioni: le critiche alle scelte politiche del governo di Israele non equivalgono necessariamente all'antisemitismo. Tuttavia, non si può negare che in esse giochino spesso ignoranza e antipatie ataviche. Martini sottolinea che non basta condannare l'odio, ma occorre promuovere una conoscenza fatta di rispetto, amore e simpatia per la storia e la spiritualità del popolo ebraico.
Il Cardinale richiama i pilastri del dialogo interreligioso stabiliti dal Concilio Vaticano II:
- Nostra Aetate: La Chiesa esecra qualsiasi discriminazione basata sulla razza o sulla religione.
- Legame spirituale: Il popolo del Nuovo Testamento è spiritualmente legato alla stirpe di Abramo.
Martini avverte che il "solo ricordo" della Shoah, se non coltivato mediante l'educazione permanente, non è sufficiente a prevenire nuove derive totalitarie. La disinformazione sul conflitto israelo-palestinese ostacola una valutazione obiettiva e alimenta condanne globali e ingenerose.
In conclusione, il dialogo implica che la Chiesa faccia memoria delle responsabilità dei propri figli nella diffusione dell'atteggiamento antisemita nella storia, chiedendo perdono a D-o e favorendo incontri di riconciliazione. Come ricordava Giovanni Paolo II, il popolo ebraico rimane "prediletto da D-o".
Di CARLO MARIA MARTINI (Trascritto da Cesare Simonetti dal Corriere della Sera del 16.11.03)