La visita di Gianfranco Fini in Israele suscita scetticismo a causa del passato del suo partito, ma rappresenta un passo concreto verso il superamento dell'antisemitismo. Un'analisi sulla "politica del vaccino" contro il virus dell'odio, tra verità storiche e nuove direzioni politiche.
Ma a Fini non possiamo chiedere l'impossibile. Non è nelle sue facoltà cancellare criminali leggi emesse sessant'anni fa, e neppure può con una delibera di partito ordinare ai suoi elettori di smettere di essere antisemiti, e neppure può ordinare a questi di diventare comunisti.
Ma sta remando nella direzione giusta, non coccola gli antisemiti, non cerca di incrementare il loro voto, anzi rischia coscientemente di perderlo utilizzando i voti antisemiti per una politica di amicizia verso Israele e gli ebrei; dimostra l'assurdità di vetuste leggi non con vuote e fallaci parole, ma dimostrando con i fatti che non esiste nessunissimo motivo di avversione verso l'amico popolo ebreo.
Durante un'epidemia di peste, nessuno può ordinare per decreto che cessi. Ma si possono distribuire vaccini: la menzogna è il virus che diffonde la peste antisemita, la verità è il suo vaccino.
Chi diffonde nelle plebi l'idea che gli ebrei ammazzino per divertimento i bambini palestinesi, che infliggano per assurda vendetta ai poveri palestinesi le identiche sofferenze che loro hanno provato sotto il nazismo, che hanno distrutto scacciandone gli abitanti la piccola patria di un piccolo popolo: diffonde il virus. Esattamente come un tempo il contagio veniva distribuito inventando sacrifici rituali e protocolli immaginari.
Chi denuncia queste menzogne distribuisce vaccini. Perciò a Fini non chiedo da dove viene, e neppure chi si tira dietro: vedendo la direzione in cui va, lo appoggio, cosciente che se manterrà per un sufficiente tempo la giusta rotta, immunizzerà gli italiani che credono in lui dal virus antisemita. In modo assolutamente identico, appoggio chi da sinistra va nella medesima direzione. Adriano Sofri ha già percorso molta strada, Fassino ha mosso pochi ma giusti passi; a entrambi il mio plauso, la mia simpatia, il mio incoraggiamento.
Ad'Ir