Domenica 21 settembre 2003 — 24 Elul 5763, alle ore 18:00 si è celebrato un matrimonio ebraico con effetti civili presso la Sinagoga di Verona, presenti i rabbini capo Luciano Caro (di Ferrara), Crescenzo Piattelli (di Verona — il celebrante), Elia Richetti (di Venezia).
Nel fotografare le fauste nozze ho cercato di seguire questa scaletta:
[Rullino 01]
A — Qiddushin = Sposalizio:
A.01 — Ingresso della sposa, accompagnata dal padre;
A.02 — Ingresso dello sposo, accompagnato da una parente;
A.03 — Il chazzan = cantore della Sinagoga dà il benvenuto agli sposi cantando Barukh ha-ba = Benedetto colui che viene;
A.04 — Lo sposo indossa il tallit = scialle da preghiera;
A.05 — Gli sposi si siedono sulle seggiole, davanti a un banco;
A.06 — All'altro capo del banco ci sono i rabbini;
A.07 — Il rabbino che celebra il rito dà lettura della ketubbah = atto ebraico di matrimonio;
[Rullino 02]
A.08 — Panoramica destra della Sinagoga;
A.09 — Panoramica sinistra della Sinagoga;
A.10 — Terminata la lettura, il celebrante porge allo sposo un lembo del suo tallit;
A.11 — Lo sposo afferra un lembo del tallit del rabbino per dichiarare il suo assenso alle condizioni della ketubbah;
A.12 — Il rabbino celebrante firma la ketubbah;
A.13 — Un secondo rabbino firma la ketubbah;
A.14 — Un third rabbino firma la ketubbah;
A.15 — Il primo testimone religioso firma la ketubbah;
A.16 — Il secondo testimone religioso firma la ketubbah;
A.17 — Lo sposo porge l'anello nuziale ai rabbini;
A.18 — Essi lo scrutano per stimarne il valore;
[Rullino 03]
A.19 — Ci si alza per trasferirsi sotto la kuppah = baldacchino nuziale;
A.20 — Il celebrante recita il qiddush = consacrazione tenendo in mano un bicchiere di vetro pieno di vino che poi verrà rotto;
A.21 — Lo sposo beve dal bicchiere;
A.22 — La sposa beve dal bicchiere;
A.23 — Il celebrante rende allo sposo l'anello di cui ad A.17;
A.24 — Lo sposo infila l'anello all'indice destro della sposa;
A.25 — Il celebrante porge la ketubbah allo sposo;
A.26 — Lo sposo dona la ketubbah alla sposa;
A.27 — La sposa consegna la ketubbah alla madre.
F — Formalità civili — prima parte:
F.01 — Il celebrante legge gli articoli del Codice Civile;
F.02 — Lo sposo dà il suo consenso;
F.03 — La sposa dà il suo consenso;
[Rullino 04]
N — Nissu'in = Nozze:
N.01 — Il primo rabbino inizia la recitazione delle sheva' berakhot = sette benedizioni nuziali, impugnando un calice di metallo;
N.02 — Il secondo rabbino prosegue la recitazione delle sheva' berakhot, impugnando il medesimo calice;
N.03 — Il celebrante termina la recitazione delle sheva' berakhot, impugnando il medesimo calice;
N.04 — Lo sposo beve dal calice;
N.05 — La sposa beve dal calice;
N.06 — Viene aperto l'aron ha-qodesh = arca santa;
N.07 — Tutti ci si trasferisce ai piedi dell'aron, i rabbini dandole le spalle e guardando gli sposi;
N.08 — Il tallit dello sposo viene sollevato sopra la sua testa e quella della sposa, in modo da unirli sotto il medesimo lembo di stoffa;
N.08 — I parenti presenti si pongono alle spalle degli sposi e impongono le loro mani sopra il tallit che li copre pronunziando lo yevarekhu = Benedicano;
N.09 — Il rabbino celebrante solleva il suo tallit sopra la testa e più oltre, raccordandolo quasi a quello degli sposi, e pronunziando la birkhat ha-kohanim = benedizione sacerdotale che si trova in Numeri 6:24-26;
N.10 — Si avvolge il bicchiere di cui ad A.20 in un panno e lo si pone sotto il piede dello sposo;
N.11 — Lo sposo rompe il bicchiere.
[Rullino 05]
C — Formalità civili — seconda parte:
C.01 — Si torna al banco di cui alla parte A;
C.02 — Il rabbino celebrante legge l'atto di matrimonio civile agli sposi;
C.03 — Lo sposo firma l'atto di matrimonio;
C.04 — Lo sposo firma il registro dei matrimoni;
C.05 — La sposa firma l'atto di matrimonio;
C.06 — La sposa firma il registro dei matrimoni;
C.07 — Il primo testimone civile firma l'atto di matrimonio;
C.08 — Il primo testimone civile firma il registro dei matrimoni;
C.09 — Il secondo testimone civile firma l'atto di matrimonio;
C.10 — Il secondo testimone civile firma il registro dei matrimoni;
C.11 — Il terzo testimone civile firma l'atto di matrimonio;
C.12 — Il terzo testimone civile firma il registro dei matrimoni;
C.13 — Il quarto testimone civile firma l'atto di matrimonio;
C.14 — Il quarto testimone civile firma il registro dei matrimoni.
[Rullini successivi]
V — Varie ed eventuali: non ci sono grosse differenze rispetto a un matrimonio cattolico. Anche gli ebrei:
— lanciano il riso agli sposi che escono dal Tempio;
— cantano e ballano per esprimere la loro gioia (ho raccontato a mia madre che la hora ebraico-rumena assomiglia al ballu tundu sardo);
— lanciano il bouquet nuziale per augurare a chi lo afferra un sollecito matrimonio;
— tagliano la torta nuziale;
— distribuiscono le bomboniere.
Credo ora di dovervi qualche spiegazione. I fotografi di professione hanno una scaletta che seguono quando fotografano un matrimonio, e se la trasmettono da maestro ad allievo. Mio fratello mi ha prestato la sua, ma era tarata per un matrimonio cattolico, ed ho dovuto crearne una nuova, con la collaborazione del Rabbino Capo di Verona Dott. Crescenzo Efrem Piattelli. Quella che ho pubblicato qui è riveduta sulla base dell'esperienza.
Sul rito matrimoniale ebraico dico solo poche cose. Nella scaletta vedete che è stato diviso in Qiddushin, Nissu'in, e formalità civili. Le prime due parti, quelle propriamente ebraiche, una volta costituivano due cerimonie distinte, celebrate anche a distanza di mesi, con conseguenze non sempre gradevoli. Pertanto oggi esse sono due fasi del medesimo rito.
I Qiddushin = Sposalizio consacravano la sposa allo sposo, ma non consentivano i rapporti coniugali, autorizzati invece dai Nissu'in = Nozze. Nello Sposalizio lo sposo "acquisisce" la sposa con un anello del valore minimo di una perutah (la più piccola moneta circolante in epoca talmudica), che viene infilato all'indice destro della sposa proclamando: "Ecco, tu mi sei consacrata secondo la legge di Mosè e d'Israele", e con la ketubbah = atto di matrimonio, che elenca gli obblighi che si assume nei confronti della sposa.
È curioso notare che nella maggior parte delle comunità ebraiche lo sposo non firmi la ketubbah, e che il suo impegno a rispettarla egli lo manifesti afferrando il lembo del tallit del rabbino che l'ha letta; saranno invece i testimoni a firmare il documento. La ketubbah ovviamente rispecchia i dettami del diritto ebraico, e qualora esso entri in conflitto con il diritto civile italiano, quest'ultimo è a prevalere — il rabbino si è premurato di ricordarlo.
La kuppah = baldacchino nuziale rappresenta la (futura) casa coniugale; nei Nissu'im = Nozze, per completare l'"acquisizione" della sposa, al pagamento (l'anello) e al documento (la ketubbah) occorre aggiungere il possesso, che nel caso veronese è rappresentato dal porre il medesimo tallit sopra le teste degli sposi, come al punto N.08; in altre comunità gli sposi si chiudono per un attimo in una stanza apposita per realizzare l'yichud = unione.
La rottura del bicchiere ricorda la distruzione del Tempio e ricorda che anche quando si è al colmo della gioia occorre dedicare un attimo alla riflessione; e durante i Nissu'im la realtà dell'esilio viene ricordata declamando il Salmo 137:5-6.
Tutto questo davanti a due testimoni (ebrei): la loro mancanza rende radicalmente nullo il matrimonio. Al contrario che nel matrimonio cattolico, non c'è alcuna circostanza che permetta di fare a meno dei testimoni.
L'Intesa del 1989, così come la legislazione precedente, riconosce al matrimonio ebraico gli effetti civili, purché siano inseriti nella cerimonia gli elementi essenziali del rito civile: pubblicazioni e nullaosta, lettura degli articoli del Codice Civile, scambio del consenso in modo riconosciuto da questo, redazione dell'atto da inviare all'Ufficio dello Stato Civile per la trascrizione, firme degli sposi e dei testimoni.
A proposito: poiché non è obbligatorio che i testimoni civili e quelli religiosi siano le medesime persone, e i requisiti per i primi sono diversi da quelli per i secondi (ovvero: sesso e confessione religiosa dei primi non hanno alcuna importanza), è possibile (ed è accaduto domenica) che tra i primi ci siano donne gentili, mentre i secondi debbono essere per forza di cose uomini ebrei shomere mitzwot = osservanti delle mitzwot.
Offro qui la scaletta come spunto a chi voglia fotografare un matrimonio ebraico; si avverte che ogni comunità ha i suoi minhagim = costumi matrimoniali, e pertanto consiglio a chi intenda fotografare il matrimonio dei suoi amici (o dei suoi clienti) di verificarla prima insieme con il rabbino celebrante.
Ovviamente, è raro che tutto vada esattamente come previsto; può stupire che io preveda il cambio dei rullini dopo appena una dozzina di pose ciascuno, ma in realtà delle inquadrature più importanti vi troverete a scattare più foto, ed è meglio averne una riserva. Il principio è che il rullino si cambia quando fa comodo a voi e non quando è finito. Sprecare qualche centimetro di negativo è peccato veniale; peccato mortale non poter riprendere una fase importante del rito perché state cambiando rullino.
Due ulteriori consigli:
1) Il Rabbino capo di Verona, Dott. Crescenzo Efrem Piattelli, mi ha avvertito che il divieto di cancellare il Divino Nome vale anche per le registrazioni audiovisive. Registrare il rito è lecito; poiché però le benedizioni pronunziate nel matrimonio contengono il Nome Ineffabile, le vostre registrazioni vanno trattate con la stessa cura di un Siddur = libro di preghiera. Se volete disfarvene, dovete portarle in una genizah.
2) È un po' sgradevole dirlo, ma... uomo avvisato, mezzo salvato: attenzione ai vini kasher, a onta della loro bontà.
Mi spiego: generalmente il qiddush in Sinagoga si celebra usando vini pastorizzati, oppure mielati o speziati, i quali possono essere maneggiati anche da gentili senza alcuna conseguenza negativa. Io bevo pertanto il mio sorso di vino durante il qiddush dell'Arvit shel Shabbat senza che nessuno si sogni di chiedermi se sono ebreo o meno. Ma questi trattamenti guastano un po' il sapore del vino, e certamente gli sposi vorranno offrirvi del vino kasher non trattato. In questo caso, sappiate che a un gentile è lecito tutt'al più maneggiarne le bottiglie ancora tappate. Se voi aprite una bottiglia di quel vino, o ne prendete in mano una già aperta, la rendete inutilizzabile per tutti gli ebrei del ricevimento :-(
Vi consiglio pertanto di sedervi vicino a un commensale ebreo (maschio o femmina non importa), e chiedergli cortesemente di versarvi quel vino quando lo volete bere. Lo champagne kasher è buono, e vale questa complicazione.
Ciao a tutti e... mazal tov a tutti i futuri sposi.