Un interessante articolo apparso su "Il Riformista" del 7 gennaio 2004. LITI DIETRO L'ATTACCO DI BENATOFF E LA REAZIONE DI PRODI di David Bidussa.
Il senso della lettera a firma di Edgar Bronfman e Cobi Benatoff, il primo in quanto presidente del Congresso mondiale ebraico e il secondo in quanto presidente del Congresso ebraico europeo, pubblicata sul Financial Times di lunedì scorso, si tinge del solito giallo di cui si caricano le questioni poco chiare.
Il 19 dicembre scorso, con una decisione condivisa, Congresso ebraico europeo e Commissione UE concordarono un percorso di riflessione pubblica che metteva al centro le preoccupazioni del mondo ebraico, rilanciava la necessità di una riflessione pubblica sulla fisionomia dell'Europa che tenesse conto delle dinamiche di multiculturalità — e dunque mettesse da parte la questione delle origini cristiane o giudaico-cristiane del continente — volgendosi con coraggio a un confronto che sottolinea la matrice dell'Europa come entità culturale e politica che si costruisce oggi, in un continente che non è più quello della metà del secolo scorso.
In quell'incontro, che fu coordinato da Romano Prodi e da Cobi Benatoff, si perfezionò l'idea di un seminario congiunto (ora revocato da Prodi, ma sarebbe politicamente più efficace confermarlo, e costringere il presidente del Congresso ebraico europeo, ovvero Benatoff, a proseguire nel percorso stabilito in dicembre) sulla questione dell'antisemitismo e delle intolleranze.
È un percorso che nasceva anche dalle sollecitazioni che emergono dalle riflessioni proposte dal presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane, Amos Luzzatto, in un suo libro recente (Il posto degli ebrei, Einaudi 2003).
In questo scenario la questione degli ebrei e dell'Europa inizia a delinearsi come una questione specifica, e come una dinamica che profila un terzo polo di discussione.
Un primo polo è costituito dal mondo ebraico americano — anzi dai molti mondi ebraici in conflitto e in confronto anche aspro tra loro — nelle loro relazioni con l'amministrazione Bush.
Un secondo polo è costituito dai molti attori politici ebraici che si confrontano nella crisi politica di Israele e che, tutti, provano a ragionare nei termini del bene per Israele. In parte si riconoscono in Sharon, in parte cercano di definire un'altra politica (il documento di Ginevra, al di là del suo valore è soprattutto questo).
Un terzo polo è costituito dal mondo ebraico europeo a lungo silente, senza una fisionomia politica e spesso senza una proposta culturale, talora schiacciata tra i primi due poli, ma che, attraverso la opportunità della scrittura della carta costituzionale europea, tenta di darsi una fisionomia e un ruolo culturale propri, che tengano conto non solo della propria storia continentale, ma anche di una possibile politica del e nel Mediterraneo.
La pubblicazione della lettera dice una cosa sola: che il terzo polo non deve esistere, che gli ebrei d'Europa sono un numero, ma non un soggetto politico, e che se la Commissione Europea vuol discutere deve farlo solo con uno dei primi due poli.
La decisione di Prodi di annullare il seminario nei fatti dà potere di interdizione a Bronfman e Benatoff su una questione che invece la Commissione UE ha tutto l'interesse ad affrontare pubblicamente. Stando alle dichiarazioni di questi giorni di Benatoff, la lettera andava bene un mese fa, quando i segnali che venivano dalla UE erano preoccupanti. Oggi è totalmente superata e la pubblicazione è stata sbagliata.
Quando dice la verità Benatoff?
Un mese fa? Al seminario del 19 dicembre quando si dichiara in sintonia con Prodi?
Ora?
In politica la verità si dice in un solo modo: smentendo o confermando ciò che si è scritto in precedenza.
Se il presidente Cobi Benatoff — non individualmente, ma in qualità di presidente del Congresso ebraico europeo — vuole trarsi d'impiccio ha una cosa sola da fare: prendere carta e penna e scrivere. Altrimenti la cronaca scriverà di lui che è il presidente di un ente che non ha alcuna intenzione di avere una fisionomia propria.