Un animale che presenta i sintomi della "mucca pazza" non può essere sottoposto a macellazione rituale (Shechitah). L'Halakhah proibisce infatti il consumo di animali visibilmente malati o con lesioni interne, offrendo un primo, fondamentale livello di protezione sanitaria.
La carne kosher gode di una doppia verifica: quella del veterinario e quella del rabbino (Shochet). Sebbene i controlli civili siano rigorosi, le regole della Kasherut aggiungono garanzie specifiche, specialmente riguardo al morbo di Creutzfeldt-Jakob.
Il rischio di trasmissione della BSE non risiede nella polpa muscolare, ma nei tessuti nervosi come il cervello e il midollo spinale. Qui la Shechitah presenta un vantaggio tecnico: a differenza della macellazione industriale, non prevede lo stordimento con proiettile captivo, evitando così il rischio che frammenti di tessuto cerebrale entrino nel flusso sanguigno o contaminino la carne.
Inoltre, la Kasherut impone il divieto di consumare alcune parti posteriori e specifici nervi e grassi (procedura di Nikkur). Questo spiega perché non esista, ad esempio, una "fiorentina" kosher: il taglio dell'osso sacro e delle vertebre contiene midollo spinale, considerato materiale ad alto rischio.
Anche la produzione di carni trite o hamburger segue standard più severi, riducendo drasticamente la probabilità che residui di ossa o midollo finiscano nel prodotto finale. Se mangiare un taglio di polpa di vitello comune è sicuro, il controllo rabbinico eleva esponenzialmente questa sicurezza, specialmente per gli animali più giovani (sotto i 36 mesi), dove la sindrome non ha tempo di svilupparsi.
In sintesi, l'attenzione millenaria della legge ebraica per l'integrità dell'animale si rivela oggi un alleato inaspettato contro le moderne patologie veterinarie.